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Nella rete del serial killer Stampa E-mail
Lunedì 04 Agosto 2008 04:54
Nella rete del serial killerTitolo originale:      Untraceable
Nazione:      Stati Uniti
Anno:      2008
Genere:      Thriller
Durata:      101'
Regia:      Gregory Hoblit
Cast:      Diane Lane, Billy Burke, Colin Hanks, Joseph Cross, Mary Beth Hurt, Peter Lewis, Tyrone Giordano, Perla Haney-Jardine, Tim deZarn, Christopher Cousins, Jesse Tyler Ferguson, Trina Adams, Brynn Baron, John Breen, Dan Callahan
Produzione:      Cohen / Pearl Productions, Lakeshore Entertainment
Distribuzione:      01 Distribution
Data di uscita:      1 Agosto 2008

Trama: Jennifer Marsh, agente della sezione per i reati informatici dell'F.B.I. basata a Portland, deve affrontare con la sua squadra, ed in collaborazione col detective Eric Box della polizia locale, il caso di un insolito serial killer in rete. Tutto comincia quando sul sito killwithme.com viene documentata, ripresa da una videocamera, la morte di un gattino; il killer inizia però subito dopo a rapire e seviziare persone, col meccanismo perverso per il quale più visitatori accedono al sito e più velocemente la vittima morirà. Nonostante gli inviti delle autorirà, il pubblico non ha voglia di smettere di fare il curioso, e le vittime aumentano. Arriveranno in tempo per impedire la prosecuzione del folle piano?

Recensione di ALBERTO DI FELICE

Nella rete del serial killerSarà facile vedere in Untraceable un tempestivo film-commento sull'attuale voyeurismo mediatico, studio dal tono quasi sociologico sul sadismo inconfessato di un'America perversamente non troppo diversa, di fronte alla tv o allo schermo di un computer, dai contractors connazionali mandati pazzamente a torturare presunti terroristi in appositi campi e prigioni all'estero. Volendo, per una qualsiasi pellicola in cui entrino in gioco delle videocamere o della violenza è difficile oggi sottrarsi, anche alla lontana, a simili letture. Il film è ovviamente tutto questo, ma per chiunque conosca Gregory Hoblit, o voglia più semplicemente andare un po' più in là dell'ovvio, il ragionamento portato avanti assume un aspetto meno contingentato.
Hoblit ha costruito un'intera carriera come onesto mestierante (da intendere nella sua accezione migliore, quella di dedicato artigiano) fra cinema e televisione, con una predilezione per il thriller/poliziesco; lo si potrebbe definire un fratello minore di William Friedkin, in effetti, e nella circostanza la cosa viene resa evidente dall'ambientazione uggiosa in quel di Portland, città curiosamente e aduncamente evocativa già usata proprio da Friedkin nel purtroppo vituperato The Hunted. È un mestiere che si vede ancora una volta qui, con una direzione che metodicamente ed avvolgentemente va ad incamminare la narrazione con un senso d'atmosfera ed un ritmo di rinfrancante antichità.
Nonostante il film viaggi fra giustizia e vendetta (l'unicum tematico che lega tutta la sua filmografia) sulle attuali corsie tecnologiche informatiche, Hoblit sembra essere sanamente apatico rispetto alle regole della cinetica contemporanea, che probabilmente non avrebbero aiutato il soggetto se fosse stato al timone qualcun altro: le sue inquadrature preferiscono muoversi lentamente piuttosto che cedere il passo in tutta fretta alla seguente e spasmodicamente mossa. Anche l'uso di una schermata di Windows è più interessato a stringere sui messaggi abbastanza preoccupanti di una chat (dettaglio “esploso” che chiude la pellicola, con punto interrogativo morale lasciato a penzolare sullo spettatore) piuttosto che mimetizzare innumerevoli informazioni.
In tutto questo, ripassando anche in rassegna le precedenti sue opere, che si conglobano in un assieme abbastanza coerente (fatta forse parziale eccezione per il bellico Sotto corte marziale), si rintraccia l'ancoramento ad una visione personale, inestirpabile e cupa, di quella realtà al servizio della legge, frequentata come un intervallo ai cui due estremi stanno un passato spesso problematico—ma solo suggerito—legato alla genesi (Hoblit aveva, fra l'altro, un padre poliziotto: la famiglia o un suo progetto interrotto sono sempre presenti nei suoi film) ed un domani instabile su un tuonante senso di conseguenzialità, proprio quando la risoluzione della trama parrebbe aver detto la parola fine.

Giudizio: 2.5


Recensione di PIETRO SIGNORELLI

Nella rete del serial killerDiane Lane non è più giovanissima (l'età delle signore non si rivela ovviamente) ma ha ancora voglia e piglio di interpretare personaggi decisi e d'azione, in questo film una donna poliziotto di Portland che deve impedire i folli piani di un cyberkiller che ha trovato un ingegnoso modo di mettere in pratica la sua voglia di sadismo: una vittima viene attirata e imprigionata in uno scantinato, lì collegata a ingegnose e perverse macchine di tortura che aumenteranno le sofferenze del poveretto malcapitato a seconda del numero di contatti al sito web che riprende tutta la scena (non a caso il sito si chiama "KillWithMe"). Quando i contatti arrivano a un tot numero la vittima muore.
Il sito non può essere chiuso per un ingegnoso sistema informatico messo in atto dall'assassino, e Jennifer Marsh (la Lane) si trova ad un certo punto anche lei nel centro delle perverse attenzioni telematiche. Solo due colleghi intraprendenti, (interpretati da Billy Burke e Colin Hanks, figlio dell'illustre Tom) sembrano poterla aiutare, ma il misterioso killer è (come recita il titolo originale) irrintracciabile.
Ed ecco arrivare inevitabile uno dei cloni della saga di Saw, giunta al capitolo quattro e con nessuna voglia di andare in pensione. Sadismo, trappole e torture ingegnose con materiale semplice che farebbero invidia ai trabocchetti delle vecchie storie di Macchia Nera contro Topolino, gli elementi della saga dell'enigmista vengono ripresi completamente ed esponenziati con una visibilità mondiale, laddove Saw agiva nel microcosmo chiuso di un locale grande ma circostanziato, facendo concatenare la sofferenza propria a quella delle altre sfortunate vittime del tragico gioco, qui abbiamo il mondo che guarda, vede, ed uccide tutto insieme.
Chi si collega al sito sa che il suo collegarsi provocherà l'avvicinarsi della morte della vittima, la denuncia in questo senso è chiara e completa, siamo talmente attirati dalle tragedie altrui e dalla curiosità che non badiamo all'etica pur di soddisfare i nostri appetiti voyeuristici morbosi, il sito è anche una sorta di forum con "tag" ed il killer è il moderatore, la gente scrive, elogia, mentre lo spettacolo della morte vera va in onda.
Possibile che dopo aver visto tsunami di litri di sangue al cinema con slasher, horror e compagnia bella la cosa non ci basti più? Vogliamo sentire la vera tragedia che si consuma, possibilmente a poco a poco per non togliere subito il divertimento (come si dice in Funny Games) che diventa lo specchio della nostra acredine morale. Il senso e il valore del film in fondo sta tutto qui, nel suo messaggio (tra l'altro ben esplicato, lo si completa poi con le motivazioni del killer, che ovviamente non possiamo rivelare, interpretato da Joseph Cross, visto anche con Eastwood in Flags of Our Fathers) per il resto è un buon action thriller di media fattura (il regista Gregory Hoblit è specializzato in legal thriller e il suo lavoro più famoso è Schegge di paura con Richard Gere) senza lode ed infamia, che presenta le ingegnose torture che sono propaggine e prosecuzione del lavoro iniziato da James Wan su Saw e che si sviluppa con correttezza, linearità (anche troppa per questo tipo di thriller dove la trama dovrebbe stratificarsi maggiormente) sorretto dalla buona interpretazione della Lane (il resto del cast è solo un decente contorno). Inutile dire che la poliziotta ha una figlia che deve trascurare per il lavoro, il padre non si vede neppure come personaggio e viene fatto un quadretto di solidarietà con il gruppo di poliziotti che sono una sorta di famiglia. Ad un certo punto le alte sfere sembrano non voler neppure collaborare troppo, come se il grado di audience altissimo che ha il sito faccia comodo per il movimento e l'espansione del web. Nuova denuncia banale e scontata questa, in quanto già con mille maniere la rete si rende popolare nel morboso e alla fine tristemente e tragicamente anche questo nuovo folle fenomeno sarebbe risucchiato dal non essere una novità o dall'avere imitatori perversi e sadici, come un programma televisivo che si fagocita da solo per troppo consumo.
I momenti thrilling sono del tutto prevedibili, la punta avviene quando si vede la tortura "in action" sul filo del contatore dei contatti, poi per il resto vi spaventerete o entrerete in ansia davvero poco, anche se visto quel che gira di questi tempi questo film non è ne becero né vergognoso, purtroppo solo qualunque e ordinario anche se valorizzato da una denuncia di base volonterosa.
In definitiva un criminal serial killer movie debitore parecchio di altro cinema ma che ha una protagonista convincente e bella in riferimento alla sua maturità, delle tematiche e dei meccanismi di base scontati e già visti, ma riesce ad interessare il minimo necessario e doveroso per via della sua denuncia delle esagerazioni del voyeurismo macabro, che in queste serate d'estate e di ferie ci può far riflettere di come la televisione e la rete strumentalizzino noi e le tragedie a largo spettro. E quella frase che esce ad un certo punto che dice «Ma mi sono collegato solo per questo?» ci deve far rabbrividire. Sezione chiusa, quel forum di sangue va bannato, se non fosse che sono le nostre mani che l'hanno reso famoso e grondante di sangue.

Giudizio: 2

Altri giudizi della redazione:

Emanuele Rauco: 2
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