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| Il papà di Giovanna |
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| Scritto da Cine Zone | |||
| Domenica 14 Settembre 2008 10:03 | |||
Titolo originale: Il papà di GiovannaNazione: Italia Anno: 2008 Genere: Drammatico Durata: 104' Regia: Pupi Avati Cast: Silvio Orlando, Francesca Neri, Ezio Greggio, Alba Rohrwacher, Serena Grandi, Manuela Morabito, Gianfranco Jannuzzo, Paolo Graziosi, Valeria Bilello, Sandro Dori, Rita Carlini, Antonio Pisu, Edoardo Romano, Lorena Miller, Chiara Sani Produzione: Duea Film, Medusa Film Distribuzione: Medusa Data di uscita: 12 Settembre 2008 Trama: Bologna, 1938. Michele è un timido professore che ha un istinto di protezione totale verso la figlia Giovanna, che adora, ragazza piena di problematiche psicologiche che in questo momento sta attraversando un particolare periodo di crisi per via dell'innamoramento verso un ragazzo. Lei ha un'amica, Marcella, che la aiuta e la sostiene. Un giorno Marcella viene trovata morta nella palestra della scuola, apparentemente dopo aver subito una violenza carnale. Ma la verità è un'altra: la ragazza è stata uccisa da Giovanna in un impeto di gelosia inconsulta, dovuta al sospetto che volesse rubarle il ragazzo. Per papà Michele comincia un calvario senza fine, dato che la sua vita appare irrimediabilmente distrutta dall'evento. Intanto la guerra si avvicina. Recensione di PIETRO SIGNORELLI Possiamo senza ombra di dubbio applaudire il grande ritorno alle storie familiari, dopo la parentesi e il ritorno all'horror de Il nascondiglio, di uno dei registi italiani più puliti, garbati e grandi creatori d'atmosfere dell'era moderna, in una nuova opera che si svolge nella sua Bologna. Prodotto dal fratello minore Antonio, questo film è un dramma familiare d'epoca che copre un periodo di circa quindici anni, spaccato di un'Italia che gioisce delle vittorie politiche di Mussolini e del fascismo (iconizzati dai giornali incollati al vetro), poi è sotto i bombardamenti aerei alleati per colpa della guerra che il regime sta perdendo, infine nel post-bellico cerca di riprendere una sua dignità di vita e miglioramento dell'esistenza con le scoperte tecnologiche. A fare da collante a questi periodi storici che fanno da sottofondo, la vicenda tragica e tenera di Michele e Giovanna, padre maestro e figlia studentessa. Il padre ha una sorta di profonda adorazione per la figlia, che purtroppo sfocia in un controverso e pericoloso, per la ragazza, protezionismo statico.Tutto questo è aggravato dal fatto che Giovanna (una sorprendente Alba Rohrwacher, in piena maturazione recitativa), bruttina e piena di complessi, ha degli attacchi schizofrenici incontrollati ogni volta che si sente minacciata oppure costretta a dover fare cose che non l'aggradano. La madre Delia (una intensa Francesca Neri) si trova tra i due come una presenza impalpabile, stretta nella morsa di protezionismo e incontrollabili reazioni a sorpresa. Il padre scopre che Giovanna si è perdutamente innamorata di Dalmastri (interpretato da Antonio Pisu) e allora cerca di portare a sé il giovane con delle promozioni di favore in modo che accetti la figlia senza farla soffrire, nonostante lei lo ossessioni. Ma un giorno la vita di Michele crolla: Giovanna in un raptus di follia e gelosia uccide l'unica sua vera amica, Marcella (la interpreta Valeria Bilello), accusandola di aver tentato di soffiarle del fidanzato. La ragazza, ormai completamente in preda a una lucida follia, viene ricoverata in un manicomio criminale, la madre non ne vuole più sapere di lei, mentre Michele prosegue nel suo amore tenero a prendersene cura. Per darvi la misura di quanto intenso sia questo Avati (che parte con delle foto in bianco e nero d'epoca abilmente ritoccate per metterci i volti degli attori) e abbia influenzato nel bene gli attori, basti pensare che ha radunato, oltre al trio di protagonisti, le due donne ottime ma con un Orlando a dir poco grandioso, giusto vincitore della Coppa Volpi per la migliore interpretazione, un cast di contorno che farebbe rabbrividire anche il più insano dei registi, nomi come Greggio (un ufficiale della polizia fascista non autoritario ma consapevole e di indole generosa), la maggiorata ormai datata Serena Grandi (moglie disabile di Greggio), Chiara Sani (la parrucchiera), facevano presagire ben poco di buono, ma invece non rovinano nulla e l'opera rimane integra. Stupisce soprattutto il conduttore di Striscia la notizia in una parte a dir poco fuori dai suoi schemi, misurato e dalla voce contenuta, recitazione che si vede contrita ma quanto mai volonterosa. Con il sottofondo delle musiche del grande Riz Ortolani, si palpa la gran bella ricostruzione storica del tempo (macchine e carrozze storiche presenti, come edifici ed interni correttamente datati), e dato che il film è anche ambizioso visto l'arco narrativo spalmato in quindici anni (1938-1953) la cosa poteva essere ancora più difficile. Scavo psicologico a 360 gradi quello di Avati, oltre ad analizzare l'intenso rapporto tra padre e figlia, riuscitissimo e con delle scene del manicomio toccanti, fa cadere i suoi personaggi nella trama della insoddisfazione per via della scelta più comoda per la vita, mentre il professore ormai abbandonato da tutti perché padre di un'assassina resiste tenacemente accanto alla figlia, gli altri hanno trovato dei compromessi e delle logiche di vendetta (come quella della potente madre di Marcella). Il personaggio della Neri cade più volte in queste scelte di comodo, come e perché non dobbiamo rivelarlo, lasciando trasparire una notevole dote di cinismo di fondo. Le scene più belle sono quelle della rete dell'ospedale/prigione, dove padre e figlia sono divisi fisicamente ma non spiritualmente, con quei guanti neri indossati quasi a fornire nascondiglio a mani assassine e piene di vergogna per quanto fatto, peccato che chiede perdono inascoltato qualunque cosa succeda («Papà, è lei che non me lo ha fatto dire»), guerra mondiale compresa. È davvero difficile trovare un errore funzionale in questo film che si dipinge di seppia nella fotografia per meglio calarsi nel tempo, facendo un esempio di un comparto dissolvenze in nero perfette rendono il processo a Giovanna un atto culmine di grande impatto, che si svolge come se la giuria avesse abbondantemente già emesso una colpevolezza, non tanto per come ha colpito ma per chi ha colpito. Il cinema di Avati prosegue il suo cammino dalla faccia pulita e garbata, grandi atmosfere senza fronzoli, parole sussurrate timidamente mentre il mondo esplode di rabbia (anche nelle classi sociali, con gli urli della madre di Marcella) anche con questo lavoro di sicuro impatto, che commuove e consapevolizza indipendentemente dalla durezza del cuore di chi lo vede, atto d'amore infinito. In definitiva un altro toccante ottimo lavoro drammatico/psicologico del regista emiliano, impreziosito da una recitazione perfetta di Orlando e quella ottima delle due donne protagoniste, con il suo stile personale, il suo garbo che non fa eccedere mai nulla e la ricerca di una ricostruzione storica credibile quanto mai riuscita in un affresco quindicennale. Un film per i più teneri d'animo ad alto uso di fazzoletti, ma mai melenso o inutilmente zuccheroso, ritratto strepitoso e lavoro assolutamente consigliato per tutti coloro che vogliono i film per pensare, rinfrescare anima e cervello, lontani da soluzioni artificiose di comodo. Giudizio: ![]() Altri giudizi della redazione: Emanuele Rauco:
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