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| Un segreto tra di noi |
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| Scritto da Cine Zone | |||||||||||||||||||||||||
| Martedì 30 Settembre 2008 01:02 | |||||||||||||||||||||||||
Trama: Tra presente e passato, la storia a flashback di una tipica famiglia americana apparentemente senza particolari problemi. Invece all'interno del nucleo della stessa vi sono profonde divisioni ed incomunicabilità: il padre despota fa lo scrittore, mantiene la moglie ed un figlio, Michael, che opprime ed umilia. Quando il ragazzo diventa grande fa lo stesso lavoro del padre, verso cui nutre un giustificato e profondo odio, e proprio per liberarsi dall'astio decide di scrivere un romanzo autobiografico intitolato "Lucciole nel giardino". Purtroppo la madre muore per un incidente, e la famiglia riunita si trova a dover vincere i propri contrasti per cercare di fronteggiare la grave perdita. Per Michael incomincia il doloroso flusso dei ricordi per trovare il bandolo della matassa.
Recensione di EMANUELE RAUCO Spesso si discute, o meglio si è discusso, perché oggi si dovrebbe dare per assodato, sulle differenze di valore e sui limiti del cinema-cinema e del cinema letteratura, cioè sul valore assoluto da dare alle immagini, o alla scrittura, nella costruzione e realizzazione di un film.Nuova tappa per un'eventuale riflessione su questo tema è l’esordio nel lungometraggio di Dennis Lee, un dramma familiare che riunisce un cast quasi stellare ma che non riesce a scrollarsi di dosso la sensazione pesante dello sceneggiato radiofonico piattamente immaginato. Charles e Lisa, coppia attempata, si stanno recando a una festa di famiglia, ma per un incidente in auto, lei muore: la festa si trasforma in una veglia in cui la famiglia dovrà riflettere su se stessa, specie sul rapporto di Charles con Michael, il figlio che per lui è una pecora nera. Scritto dal regista, un dramma funebre e saga di famiglia che racconta una storia d’ispirazione letteraria vista e sentita più di una volta, senza riuscire a dare il giusto spirito alla vicenda. Strutturato ovviamente con flaschback continui, per riannodare i fili tra passato e presente, il film racconta il difficile se non impossibile rapporto tra un padre militaresco e ossessivo, patologicamente insoddisfatto, e un figlio riottoso e sostanzialmente ribelle, che decide di fuggire in ogni modo dal giogo paterno, circondato da figure femminili che provano, con difficoltà, a emergere e in cui risulta fondamentale la presenza di Jane, la cugina vitale che gli fa da sprone e ombrello. Purtroppo il film, come il discorso, risulta freddo, statico e senza anima, con poco cinema – a giudicare dalla piattezza dei toni e della messinscena – ma anche con poca letteratura a traspirare da personaggi stereotipati, temi abusati e vecchi e un richiamo finale alla famiglia nonostante tutto, che suona falso e fastidioso. Lee ha occhio per la composizione delle inquadrature e la scelta di piani e campi, ma gli manca il ritmo, la fluidità, la percezione profonda della narrazione e la sceneggiatura ne risente, nella prevedibilità della costruzione, della struttura, dei personaggi, delle situazioni. Come si diceva il cast è composito e variopinto, retto sullo scontro tra un ottimo Willem Dafoe e un fisso Ryan Reynolds, ma illuminato dai sorrisi femminili e dai differenti fascini di Emily Watson e Julia Roberts. A voler trovare una chiave di lettura, o un motivo di visione, potrebbe essere proprio la visione femminile che dà il film, ma che non basta di sicuro a elevare il tentativo fallito di portare una presunta raffinatezza o garbo letterari sul grande schermo. Giudizio:
Recensione di PIETRO SIGNORELLI
Esordio registico con responsabilità di grandi attori questo film di Dennis Lee (autore fino ad ora solo di cortometraggi) chiamato a dirigere un cast d'eccezione nella rappresentazione di un tipico drammone familiare a tinte fosche. Julia Roberts è la madre di Michael, interpretato da Ryan Reynolds, che deve fronteggiare in posizione di inferiorità a livello economico, dato che non lavora, il marito, un professore di cattedra, Charles (Willem Dafoe in una versione dispotica), irascibile ed irruento, che si scatena contro il figlio in maniera violenta umiliandolo costantemente. Ad alleggerire le pene di un giovane Michael (da ragazzo lo interpreta Cayden Boyd) c'è la giovane zia Sara (da ragazza la interpreta la cheerleader di Heroes, Hayden Panettiere; da grande c'è sulla scena la veterana Emily Watson), che si dimostra comprensiva e gli sta accanto. Quando il giovane Michael diventa adulto, l'odio accumulato per il padre padrone, che nel frattempo non è cambiato, è immenso, e decide di scrivere un romanzo intitolato "Lucciole in giardino" (che è il titolo originale del film) che racconta quanto è successo di grave nella sua famiglia. Ma purtroppo la madre muore in un incidente stradale proprio nel giorno in cui consegue il diploma (che potrebbe significare anche la sua emancipazione economica da Charles) e quando tutta la famiglia si è riunita per festeggiarla. Trovandosi a dover onorare un funerale anziché un traguardo raggiunto, Michael incomincia a valutare la possibilità di non editare il romanzo, sopratutto perché la sua ex-moglie (la matrixiana e mementiana Carrie-Ann Moss) riappare a sconvolgerlo. Nel frattempo che decide, i ricordi della sua gioventù lo assalgono e con questi la riparametrazione del suo rapporto con il padre, rimasto ferito alla gamba nell'incidente mortale.Saranno tremati i polsi al giovane regista quando è venuto a sapere di dover dirigere tali nomi nel film, probabilmente la paura di sbagliare qualche posizione e fare un torto a una delle star (due sono superstar) ha portato a quella che possiamo definire "cristallizzazione" degli eventi. Era da tempo che non assistevamo ad un macigno familiare come quello messo in scena in questa pellicola, orrendamente ribattezzata dagli italici titolisti Un segreto tra di noi (non si capisce proprio il perché di questa scelta al singolare: di segreti veri e propri nella famiglia ce ne sono talmente tanti da dover contare al plurale, non tanto nell'interno del nucleo familiare dove tutti sanno, ma verso gli altri all'esterno), sono centoventi minuti pieni di ripetizioni, emozioni mostrate superficialmente e poco accattivanti che si rincorrono in flashback, penalizzate da un montaggio pietoso e da una fotografia assolutamente non all'altezza. Lo spettatore si ritrova ad un certo punto a capire cosa opprime Michael, ma non capisce assolutamente il perché si debba ricorrere a stratagemmi assolutamente vacui (come la fuga di Christopher) per cercare di far grondare qualche lacrima sul suo viso. E così la Roberts fa la mammina sottomessa senza nessun fascino, Dafoe sembra imbalsamato in una cattiveria visibilmente frenata dal timoroso regista (non c'è una sola inquadratura un po' originale oppure significativa, come qualche intenso bel primo piano eseguito per esempio) che non vuole che la violenza sul ragazzo sia eccessiva, la Watson (ex-madre coraggio di Le ceneri di Angela) appare nelle vesti di una donna che ha saputo ben gestire la sua maturazione ma recita poco coinvolta, la Panettiere e soprattutto la Ann-Moss sono solo delle comparse estemporanee. Il lavoro migliore è stato fatto sul protagonista, Michael, che è l'unico che sembra voler mostrare la giusta sofferenza sullo schermo, gli altri personaggi sono pallide copie di un futuro di maturità di poca consistenza dopo aver mostrato la loro gioventù. Tra l'altro il passaggio tra passato e presente (circa un ventennio) è anche poco credibile, il segno del tempo non si vede minimamente sia sui personaggi che nei ritratti urbani delle case e città rimasti uguali, e il passaggio tra la Panettiere e la Watson totalmente senza credito visivo logico. In definitiva un film monotono e inutilmente pesante, reso senza alcuna forza da un regista senza carattere (perdonabile per l'inesperienza) a cui l'affidamento di un cast di stelle non ha giovato in quanto gli attori si sono ammosciati, tanto quanto la sceneggiatura, nell'essere in scena. Un drammone familiare inconsistente che non scatena la minima emozione, lungo oltre il dovuto e che in fondo non propone davvero nulla di interessante annoiando lo spettatore corso al cinema per vedere attori di chiara fama ed indubbio valore, che purtroppo recitano molto al di sotto delle loro possibilità in questa pellicola. Il concetto di famiglia in disgregamento è mostrato, il dolore per quello che avviene però non è assolutamente percepito. Giudizio:
Altri giudizi della redazione: Alberto Di Felice: ![]()
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Spesso si discute, o meglio si è discusso, perché oggi si dovrebbe dare per assodato, sulle differenze di valore e sui limiti del cinema-cinema e del cinema letteratura, cioè sul valore assoluto da dare alle immagini, o alla scrittura, nella costruzione e realizzazione di un film.
Esordio registico con responsabilità di grandi attori questo film di Dennis Lee (autore fino ad ora solo di cortometraggi) chiamato a dirigere un cast d'eccezione nella rappresentazione di un tipico drammone familiare a tinte fosche. Julia Roberts è la madre di Michael, interpretato da Ryan Reynolds, che deve fronteggiare in posizione di inferiorità a livello economico, dato che non lavora, il marito, un professore di cattedra, Charles (Willem Dafoe in una versione dispotica), irascibile ed irruento, che si scatena contro il figlio in maniera violenta umiliandolo costantemente. Ad alleggerire le pene di un giovane Michael (da ragazzo lo interpreta Cayden Boyd) c'è la giovane zia Sara (da ragazza la interpreta la cheerleader di Heroes, Hayden Panettiere; da grande c'è sulla scena la veterana Emily Watson), che si dimostra comprensiva e gli sta accanto. Quando il giovane Michael diventa adulto, l'odio accumulato per il padre padrone, che nel frattempo non è cambiato, è immenso, e decide di scrivere un romanzo intitolato "Lucciole in giardino" (che è il titolo originale del film) che racconta quanto è successo di grave nella sua famiglia. Ma purtroppo la madre muore in un incidente stradale proprio nel giorno in cui consegue il diploma (che potrebbe significare anche la sua emancipazione economica da Charles) e quando tutta la famiglia si è riunita per festeggiarla. Trovandosi a dover onorare un funerale anziché un traguardo raggiunto, Michael incomincia a valutare la possibilità di non editare il romanzo, sopratutto perché la sua ex-moglie (la matrixiana e mementiana Carrie-Ann Moss) riappare a sconvolgerlo. Nel frattempo che decide, i ricordi della sua gioventù lo assalgono e con questi la riparametrazione del suo rapporto con il padre, rimasto ferito alla gamba nell'incidente mortale.







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