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Frontiers - Ai confini dell'inferno Stampa E-mail
Scritto da Cine Zone   
Giovedì 06 Novembre 2008 00:24
Frontiers - Ai confini dell'inferno / LocandinaTitolo originale:      Frontière(s)
Nazione:      Francia, Svizzera
Anno:      2007
Genere:      Drammatico, Horror, Thriller
Durata:      108'
Regia:      Xavier Gens
Cast:      Karina Testa, Aurélien Wiik, Patrick Ligardes, David Saracino, Maud Forget, Samuel Le Bihan, Chems Dahmani, Amélie Daure, Estelle Lefébure, Rosine Favey, Adel Bencherif, Joël Lefrançois, Jean-Pierre Jorris
Produzione:      Cartel Productions, BR Films, Europa Corp., Pacific Films, Chemin Vert
Distribuzione:      Moviemax
Data di uscita:      7 Novembre 2008

Trama: Francia. Quattro ragazzi (tre uomini e una donna), dopo una sommossa, fuggono con un cospicuo bottino in automobile verso il Belgio. Arrivati al confine, decidono di fermarsi a riposare presso un albergo di provincia che a prima vista pare talmente sperduto da poter dare sicuro rifugio dalla polizia. Invece si trovano di fronte una famiglia di cannibali psicopatici filonazisti che pare intenzionata a procurar loro solo indicibili sofferenze con torture di varia natura. Il sangue sta per scorrere.

Recensione di PIETRO SIGNORELLI

Frontiers - Ai confini dell'infernoVive la France! Finalmente dopo tante pellicole con una campagna pubblicitaria martellante che promettevano atroci scene splatter/gore che poi non trovavano riscontro sullo schermo, visto che i produttori non volevano alzare ai 18 anni la soglia del divieto ed edulcoravano toni e scene, ecco che finalmente ci pensa un regista transalpino come Xavier Gens (il regista del cinegame Hitman, realizzato dopo ma uscito in Italia prima di Frontiers, rimasto bloccato dalla distribuzione) a scaraventare addosso allo spettatore amante del genere in versione vampiro (cioè assetato di sangue spruzzato da uso di svariata finta violenza su corpi umani) litri di liquido rosso. Frontiers è un autentico frullato di molte cose viste in passato: abbiamo la famiglia di Non aprite quella porta, le violenze di Hostel, molto Rob Zombie (una delle protagoniste sembra una copia spiaccicata di Sheri Moon, la moglie di quel regista) e anche le tematiche care al miglior Craven (cannibalismo e mutazioni).
Gens, utilizzando attori per noi totalmente sconosciuti, parte raccontandoci di movimenti di protesta che serpeggiano per la nazione francese, con i giovani in aperto contrasto con le decisioni governative (vi diciamo subito che il contesto politico, pur se encomiabile per averlo proposto come sfondo, è del tutto superficiale e pretestuoso). Cinque di essi, quattro uomini e una donna, hanno partecipato alla sommossa ma hanno anche raggranellato un malloppo considerevole (che man mano che prosegue la trama, come in Psycho sarà totalmente un fattore secondario), ed ora vogliono andare a goderselo lontano dai tumulti. Purtroppo il fratello della donna (incinta del capo del gruppo, suo ex-compagno) viene ferito, e poi abbandonato dalla banda in ospedale mentre muore. A gruppi di due i superstiti si avviano per andare in Belgio, decidendo di smaltire la stanchezza in un alberghetto di una zona della provincia totalmente disabitata, vicino alla frontiera, immersa nel verde. Giunto nell'albergo, il gruppo si trova a dover fronteggiare una famiglia di personaggi eterogenei comandati da un vecchio ufficiale nazista completamente pazzo. Inizia una crudele caccia ai malcapitati che ha per posta l'evitare di finire come portata principale del pranzo del giorno dopo.
Fan del genere, unitevi ed andate senza nessuna remora al cinema a vedere questo film: il piatto servito, oltre che grondante sangue, è proprio quello che cercate, una sequela di citazioni e situazioni del tutto richieste dallo spettatore che le vuole e le pretende, non innovative, ma che fanno parte della componente essenziale per cui una persona si avvicina alla biglietteria chiedendo il tagliando per un cinehorror.
Vedrete tendini troncati, esplosioni di teste, fango e sangue sui protagonisti, persone appese vive con ganci alle caviglie, visi tumefatti e scottati dal calore, corpi sospesi stile quarto di bue in macelleria, motoseghe circolari che tranciano corpi, pronti per essere consumati dall'allegra famigliola di cannibali, un omaggio davvero troppo dichiarato a Tobe Hooper e Rob Zombie, con una vecchietta anziché il nonnino, e qualche bella gnocca bionda e mora che non esita a spogliarsi per attirare le vittime (e qui siamo in zona Hostel e Casa dei 1000 corpi). Non mancano anche i momenti tipici dell'horror orientale, con le protagoniste vestite di bianchissimi vestitini tutti pizzi in camere da bambino, ma Gens non disdegna neppure di richiamare le mutazioni da follia d'accoppiamento (vista la zona totalmente fuori dalle strade più battute, dovevano davvero avere poche altre possibilità). Non possiamo certo andare oltre alla soddisfazione di genere, questi sono film dichiaramente per una fetta singola di pubblico e che non possono essere visti ed apprezzati da tutti, ma bisogna ammettere che pur non inventando nulla Frontiers riesce a soddisfare quanto molti avevano promesso e poi disilluso, immettendo anche una componente erotica che non pare appiccicata per vedere donnine discinte ma assolutamente integrata e funzionale.
Il finale non è assolutamente quello che ci si aspetta, con il richiamo al fatto che anche dopo l'avventura al di fuori della realtà, quando si esce da quel pericolo le azioni odierne chiedono comunque dazio, ma ci viene da pensare che vista la follia dell'uomo che hai conosciuto prima in fondo magari è meglio arrendersi alzando le mani, accettando costrizioni invise ma comunque sopportabili (visto il film capirete questo criptico passaggio, altro non possiamo e dobbiamo dirvi).
Davvero complimenti alla cinematografia francese che ha il coraggio di sfornare film in modi che gli americani, i maestri del genere, sembrano aver perso la voglia di fare, non onorando il grand-guignol, speriamo che si possa la prossima volta avere oltre che un prodotto soddisfacente anche uno magari più personale ed originale di questo intelligente frullato di cose già viste.
In definitiva un film che non ha limiti nella voglia di spruzzare sangue sullo schermo, blandamente contestare la situazione politica, che diverrà cult per gli amanti del genere (solo loro, astenersi tutti gli altri) in quanto finalmente avranno ciò che cercano da tempo senza trovarlo, cioè un sano ed onesto, finto per fortuna, lavoro di massacro e sezionatura della vittima di turno. Non è per nulla originale, è un puzzle di cose già viste, ma per adesso è sicuramente un passo, per il salto vedremo se in futuro qualche seme (magari generato per la fiducia nata da questa pellicola, arrivata con un ritardo assurdo da noi) possa germogliare.

Giudizio: 2


Altri giudizi della redazione:

Alberto Di Felice: 1
Emanuele Rauco
: 2
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