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Davanti agli occhi Stampa E-mail
Scritto da Cine Zone   
Sabato 03 Gennaio 2009 11:44
Davanti agli occhi / LocandinaTitolo originale:      The Life Before Her Eyes
Nazione:      Stati Uniti
Anno:      2008
Genere:      Drammatico, Thriller
Durata:      90'
Regia:      Vadim Perelman
Sceneggiatura:    Emil Stern (dal romanzo di Laura Kasischke)
Cast:      Uma Thurman, Evan Rachel Wood, Eva Amurri, Gabrielle Brennan, Brett Cullen, Oscar Isaac, Jack Gilpin, Maggie Lacey, John Magaro, Lynn Cohen, Nathalie Paulding, Molly Price, Oliver Solomon, Isabel Keating, Anna Moore
Produzione:      2929 Productions
Distribuzione:      Mediafilm
Data di uscita:      2 Gennaio 2009

Trama: Un giorno di scuola, le amiche Diana e Maureen discutono in bagno, mentre inizia il dramma. Un compagno entra nell'edificio con un fucile e combina una strage, prima di entrare dove sono le due e metterle di fronte ad una scelta: chi fra loro vivrà? Quindici anni dopo, Diana è sposata ed ha una figlia, e insegna storia dell'arte in un liceo nella stessa cittadina; il ricordo del passato la soffoca.

Recensione di ALBERTO DI FELICE

Davanti agli occhiVadim Perelman ha a quanto pare deciso di specializzarsi, a seguire il comunque meglio riuscito La casa di sabbia e nebbia, nel ruolo di direttore caramelloso delle nenie dell'ormai avviato nuovo millennio, a voler esser buoni. Nell'esordio prediligeva la strada globalizzata di Iñárritu, narrandoci le sventure delle civiltà disastrate il cui incontro genera esiti tragici; qui pensa alla tragedia un po' più risalente e staccata dell'America profonda nella quale predomina la nullità dell'esistenza, posto che se ne vorrebbe (giustamente?) scappare. Peccato, semplificando, che le cose non gli riescano così bene come quando il direttore della fotografia è Roger Deakins.
Il film è, come suol dirsi, “sospeso”—qui da intendersi soprattutto nel senso di “incompiuto”. Partendo da una replica dei fatti di Columbine (stavolta il numero degli studenti plagiati da Marilyn Manson—come da analisi dei più improvvisati commentatori professionali dell'epoca—si limita ad uno), ci si sposta sui binari morti del prevedibile montaggio ad incastro, impostato sul passato/presente di Diana (Evan Rachel Wood da diciassettenne, Uma Thurman da trentaduenne), che dal sognare di fianco all'amica Maureen (Eva Amurri) un futuro fuori dalla provincia si ritroverà dopo la cesura dei fatti avvenuti nella scuola a far la dedicata mamma nella stessa cittadina quindici anni dopo.
Si susseguono in questo quadro i dissestati tronconi della maturità, vissuti in simbiosi/opposizione col rapporto fra migliori amiche: una (Diana) più ansiosa di spiccare il volo, scottandosi con un sole assai poco luminoso (la relazione, compreso aborto, col fascinoso con qualche anno in più Marcus, Oscar Isaac), l'altra (Maureen) meglio disposta verso un avvenire tranquillo e modestamente realizzato col ragazzo della porta accanto. Stesso quadro che Diana rivive da madre persa nel rimordimento, superato il bivio al fucile fra la vita e la morte, crescentemente aliena ai bisogni della famiglia nonché degli allievi del liceo in cui ora insegna.
Tutto questo prima che si decida di puntare bruscamente—anziché chiudere un coerente, per quanto piano, ritratto languido—sulla più avventurosa strada del dubbio epistemologico, andando a cercare un twist spiritico che di coerente non ha viceversa molto, se non uno spicciolo senso del dramma che non sa dove fermarsi. Nulla può Perelman, con la sua flemmatica regia manualistica da supposto indipendente americano (la cosa peggiore dev'essere il momento nevralgico del confronto fra l'attentatore teenager che decide di mettersi a fare la morale e le due amiche, gestito in totale mancanza di idee—e riproposto puntualmente), per ricondurre ad un qualche senso il tutto.

Giudizio: 1.5


Recensione di PIETRO SIGNORELLI

Davanti agli occhiLe stragi nelle scuole sono state un argomento che ha sollecitato la fantasia e l'estro creativo, in chiave di denuncia e di dura esposizione di disagio, di vari registi, tra cui Gus Van Sant e il suo bellissimo Elephant o dell'anti-Bush per eccellenza Michael Moore con Bowling a Columbine. Volendo trattare l'argomento in maniera diversa e da una prospettiva anomala (quella delle vittime e non degli assassini) il regista del toccante La casa di sabbia e nebbia (2003) Vadim Perelman effettua un'operazione molto estetica ma blandamente emozionale, giocando la storia con due personaggi uguali in tempi diversi. Sin dall'inizio con il continuo richiamo ai fiori («Alcuni si piegano ma poi tornano dritti») si vede che Perelman cerca più la forma che la sostanza, insistendo poi con numerosi primi piani sui volti splendidi di Evan Rachel Wood e di Uma Thurman.
La Wood è la giovane Diana, una studentessa a disagio che divide il suo tempo tra le canne e la scuola, condivivendo con un ragazzo tutt'altro che affidabile, grezzo e indisponente come Marcus, le sue esperienze sessuali da adolescente immatura. Ha come amica del cuore una compagna di scuola (Maureen, interpretata da Eva Amurri, la figlia di Susan Sarandon), con cui si confida e va in piscina dai vicini occupandola abusivamente.
Maureen è molto cattolica, vive in una sorta di polla difensiva che la comunità fortemente cristiana le costruisce intorno, mentre Diana è più trasgressiva. Un giorno, mentre sono nel bagno della scuola entrambe a rifarsi il trucco, Michael, un ragazzo che impugnando un mitra sta compiendo una strage, intima alle ragazze di decidere quale delle due deve uccidere. L'azione si sposta a quindici anni dopo, quando una Diana sposata, con una figlia bellissima (che ama i coguari; tra l'altro il felino lo troviamo in una gabbia nella casa del suo fidanzato di quando era giovane) e un marito più grande di lei (un professore) che la adora. Una famiglia apparentemente perfetta, ma Diana è mentalmente devastata dagli incubi ricordando quel giorno, non vive tranquilla e si trova spiazzata di fronte ad eventi che non capisce se siano reali o meno.
Indipendentemente dalla bellezza e dal fascino delle due protagoniste, soprattutto la Wood che si trova dopo Thirteen e Across the Universe perfettamente a suo agio in parti off con inserimento dell'elemento droga o quello del personaggio spinto e trasgressivo (tra l'altro la Thurman è doppiata in maniera indecente a dir poco da Alessandra Barzaghi, una voce del tutto fuori luogo e fuori parte – si vede che la grande Chiara Colizzi era impegnata), non si capisce assolutamente dove voglia andare a parare il film, proponendo una vicenda statica come poche, molto autocompiaciuta nelle immagini e che ronza continuamente intorno al concetto del fiore piegato che si rialza dopo la pioggia purificatrice e benefica. Lo spettatore incomincia a spazientirsi dopo poco, non si entra minimamente nella tragedia delle vittime da stragi scolastiche, gli incubi sanno di rarefatto e molte volte sono banali, fino ad arrivare al finale liberatorio che dovrebbe essere un sorpresone e invece si rivela solo una bufala piena, copiando altro cinema (quale ovviamente non si può dire) in maniera sgangherata. Si apre anche in maniera molto estetica un discorso sulla coscienza che dovrebbe congiungersi con la giustezza, che si disperde completamente per via della ripetitività meccanica delle azioni (gli scherzi al professore e il suo adorato scheletro femminile a cui viene dato della slut, cioè prostituta, i discorsi tra amiche, i bagni ripetuti in piscina, che hanno come unico motivo di interesse l'esposizione del bel corpo della Wood) e a nulla serve introdurre la somiglianza del ragazzo omicida con Dylan Klebold, uno dei due autori del massacro alla Columbine del 20 aprile 1999, per creare maggiore impatto. I flashback e i continui andirivieni non sono neppure omogenei, a volte interrompono la narrazione in maniera fastidiosa, soprattutto quando si parla (anche qui blandamente e in maniera didascalica) di aborto, figli persi e tombe bianche.
In definitiva un film con una ricerca estetica estenuante, poverissimo di interesse e di vero valore, che se non avesse la presenza della Wood (intensa) e della Thurman (da orpello) sarebbe davvero insignificante. L'ex-sposa di Kill Bill oramai lontano da Tarantino è davvero poca cosa da tempo e qua conferma le sue scelte sbagliate; per il regista Perelman dopo il primo lavoro davvero interessante con Kingsley e Connelly un tonfo dovuto a una supponenza nel dirigere davvero fastidiosa. Davvero nessun motivo valido per consigliare questo film, che annoia a morte e ha un finale a sorpresa di una banalità disarmante.

Giudizio: 1.5
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