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| Scritto da Cine Zone | |||
| Giovedì 05 Marzo 2009 08:40 | |||
Titolo originale: Vratné lahveNazione: Repubblica Ceca, Regno Unito Anno: 2007 Genere: Commedia, Drammatico Durata: 100' Regia: Jan Sverák Sceneggiatura: Zdenek Sverák Cast: Zdenek Sverák, Tatiana Vilhelmová, Daniela Kolárová, Alena Vránová, Jirí Machácek, Miroslav Táborský, Martin Pechlát Produzione: Phoenix Film Investments, Portobello Pictures, TV Nova, U.F.O. Pictures Distribuzione: Fandango Data di uscita: 16 Gennaio 2009 Trama: Joseph è un insegnante di 65 anni che, ormai insofferente verso gli alunni troppo sfrontati e il sistema con cui viene tenuta la scuola, dominata dai computer di cui lui non sa nulla, si allontana dalla cattedra definitivamente per fare un lavoro molto modesto come raccoglitore di bottiglie, dopo aver tentato inutilmente di fare il pony express in bicicletta. Contro il pessimismo della moglie, la cosa riesce: Joseph si sente realizzato nel poter parlare con le persone che gli portano i vuoti delle bottiglie, e nel poter condividere le loro emozioni e sensazioni. Il senso di benessere ritrovato gli fa conoscere nuovi amici, sognare dolcemente e provare senza problemi a relazionarsi con altre donne, anche non della sua età. Ma la tecnologia che tanto odia sta per tornare alla carica per prendersi un’altra vittoria. Recensione di PIETRO SIGNORELLI Jan Sverák dirige suo padre Zdenek (sceneggiatore della pellicola) in questo film che risulta essere idealmente il terzo capitolo di una prestigiosa trilogia, dopo Scuola elementare del 1992 (nomination all’Oscar) e Kolya (statuetta per il miglior film straniero nel 1997). Zdenek Sverák è un affermato sceneggiatore sia di teatro che di cinema, autore di canzoni, un personaggio eclettico che in questa poetica – e a tratti surreale, ma anche grottesca – pellicola, ci regala un personaggio anziano ma vitale, conscio della sua vita che può regalarsi ancora importanti emozioni e per nulla al capolinea.Z. Sverák è Joseph, un professore di 65 anni con la fantasia molto vivace, che ha ancora degli ormoni in circolo (i suoi sogni sono emblematici) ma soprattutto tanta tanta insofferenza verso il mondo della scuola e i suoi alunni, che non riesce più a comprendere e sopportare. I personal computer non lo affascinano, sono lontani da lui, non sa neppure cosa sia un cestino virtuale, e dopo aver bagnato con una spugna uno studente che rivendicava la sua libertà di parlare durante un esercizio di scrittura, è costretto a lasciare la scuola. Dopo un fallito tentativo di consegnare i pacchi in bicicletta, riesce a trovare lavoro in un supermercato come raccoglitore delle bottiglie del vetro vuote. Questo lavoro, apparentemente umile e monotono, gli regala grandi soddisfazioni: conosce tante persone con cui dialoga e che gli permettono di intrufolarsi nelle loro vite. Joseph lo fa con animo curioso, a volte anche morboso. Purtroppo, dietro l’angolo, la grande nemica, la tecnologia, potrebbe rubargli questa strana ed inaspettata oasi di felicità dei “vuoti a rendere”. Abili a mischiare ironia e sentimento, gli Sverák (cantori innamorati ed appassionati della loro Praga e della Repubblica Ceca da sempre) costruiscono una gustosissima commedia dei buoni sentimenti, dove però anche i personaggi principali sono un po’ birbantelli in fatto di voglie amorose: sentono ancora dentro di loro la vita, al di fuori dell’età, per cui è giusto che siano presenti, oltre che l’amore per i figli e i nipoti, anche le sensazioni di base dell’uomo e della donna. E così Joseph accetta il genero che ha lasciato la figlia per andare con una provocante infermiera; la moglie di Joseph non disdegna la corte e le attenzioni di un suo allievo di tedesco; sempre il sessantacinquenne, oltre a sognare strani e piccanti discorsi in una carrozza del treno, organizza incontri tra una ex-collega di scuola e un timido ragazzo, che lavora con lui usando la pressatrice per gli scarti. Gli scarti non sono solo un simbolo dell’uomo ormai anziano che deve ritirarsi in tranquillità: nel film viene evidenziata più volte l’importanza che essi vengano ben trattati, altrimenti chissà dove si andrebbe a finire. Il protagonista, nel gioco allegorico allestito dal regista e dallo sceneggiatore, diventa l’ospite, la persona che Joseph incontra, valorizzandola e mostrandone il contenuto e il suo valore. Ognuno di questi personaggi alla fine non può fare a meno di lui, ha bisogno di comunicare qualcosa per sentirsi meglio, avere un parere ed un consiglio: il fatto di averlo incontrato al posto di una anonima macchina raccoglitrice di bottiglie vuote (meno costosa, più veloce, ma quanto poco emozionante) li rende partecipi di una esistenza priva di segreti, uomini e donne pronti ad aprire la propria vita a Joseph. Anche il collega che non parla mai (detto non a caso “parlantina”) alla fine vede il matrimonio secondo prospettive nuove e meno monotone di quanto credesse. Il segmento finale in mongolfiera è stupendo, conoscitivo delle personalità, un confronto tragico e scanzonato assieme, dove due vecchi irridono la morte, vedono la possibile fine del cammino ma anche un nuovo inizio con una maggiore unione. Il protagonista simpatico, le situazioni quasi surreali (un matrimonio d’anziani a suon di fanfara militare, il mistero dei graffi della bella ragazza bionda) e molta tenerezza, fanno di questo film un gustoso pasticcino non iperzuccherinico, un po’ ironico e un po’ malinconico, che si vede con grande piacere, un sano divertimento colto, condito di qualche ammonimento per la vita. Tra le tante cose che luccicano, l’oro sta in quelle miti, che ci parlano e non urlano. Giudizio: ![]() Altri giudizi della redazione: Alberto Di Felice: ![]()
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Titolo originale: Vratné lahve
Jan Sverák dirige suo padre Zdenek (sceneggiatore della pellicola) in questo film che risulta essere idealmente il terzo capitolo di una prestigiosa trilogia, dopo Scuola elementare del 1992 (nomination all’Oscar) e Kolya (statuetta per il miglior film straniero nel 1997). Zdenek Sverák è un affermato sceneggiatore sia di teatro che di cinema, autore di canzoni, un personaggio eclettico che in questa poetica – e a tratti surreale, ma anche grottesca – pellicola, ci regala un personaggio anziano ma vitale, conscio della sua vita che può regalarsi ancora importanti emozioni e per nulla al capolinea.









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