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In the Name of the King Stampa E-mail
Scritto da Cine Zone   
Mercoledì 18 Marzo 2009 11:54
In the Name of the King / LocandinaTitolo originale:      In the Name of the King: A Dungeon Siege Tale
Nazione:      Germania, Canada, Stati Uniti
Anno:      2007
Genere:      Azione, Avventura, Fantastico
Durata:      127'
Regia:      Uwe Boll
Sceneggiatura:    Doug Taylor
Cast:      Jason Statham, Leelee Sobieski, John Rhys-Davies, Ron Perlman, Claire Forlani, Kristanna Loken, Matthew Lillard, Brian White, Mike Dopud, Will Sanderson, Tania Saulnier, Ray Liotta, Burt Reynolds, Gabrielle Rose, Terence Kelly
Produzione:      Brightlight Pictures, Boll Kino Beteiligungs GmbH & Co. KG, Herold Productions
Distribuzione:      One Movie
Data di uscita:      27 Febbraio 2009

Trama: In un tempo imprecisato in un regno immerso nella natura, un uomo senza passato vive, con la moglie e il figlio adorati, di pastorizia e agricoltura. Un giorno, delle trame di palazzo con protagonista un perfido e potente mago lo portano lontano dalla sua vita tranquilla, lo costringono ad imbracciare le armi per difendere la sua terra e la famiglia. Il potente esercito di Krug che sta mettendo a ferro e fuoco la zona può essere sconfitto solo da un animo indomito, che tutti chiamano soltanto «il Fattore».

Recensione di PIETRO SIGNORELLI

In the Name of the KingUnire il regista peggiore del mondo con l'attore di meno capacità espressive del pianeta pareva un'impresa apocalittica per chiunque, ma non per Uwe Boll (autore di opere fondamentali del trash come Postal e Alone in the Dark) e Jason Statham (il granitico protagonista dei Transporter e di film folli come Crank), che riuniti assieme hanno voluto stavolta violentare il mondo del fantasy con le loro trovate, riprendendo ed ispirandosi a un game per pc come “Dungeon Siege”, continuando a dimostrare l'amore totale di Boll per i videogame, amore incondizionato che non è di ieri (il film comunque è del 2007, e viene ripreso adesso per motivi decisamente oscuri). Chi conosce un minimo la carriera di questo cosiddetto cineasta può aspettarsi qualunque cosa verso il peggio (in Postal ha messo delle scimmie che violentavano dei nani); invece, incredibilmente, stavolta, pur con limiti evidenti e una trama banalissima, il prodotto finale, non è così grossolano e pecoreccio come da aspettative.
Film autoprodotto dal regista con etichetta KG Boll, narra la storia del Fattore (Statham), un uomo dal passato sconosciuto che vive con la moglie Solana (la bella Claire Forlani) e il figlio in una splendida campagna di un mondo stil-medievale. Amico di tutti, ma soprattutto di un tenutario di bestiame che abita vicino (Ron Perlman, l'Hellboy cinematografico), il fattore vive tranquillo e senza nessun'altra necessità che quella di coltivare i suoi campi. Ma il destino ha in serbo per lui una trama imprevista: il mago Gallian (Ray Liotta, in versione ridicol-spiritata e con molto stile nel vestire) medita di destituire il re Konreid (uno stralunato e invecchiato Burt Reynolds) mettendo al suo posto il perfido ma debole duca Fallow, amante solo del mangiare e delle belle donne (Matthew Lillard, protagonista del primo indimenticabile Scream di Craven). Gallian scatena un esercito di orchi chiamati Krug (con costumi posticci e numerosi con tante scene digitali) contro il pacifico reame. A quel punto il Fattore (tutti lo chiamano solo così) non può sopportare altri sorprusi, imbraccia il suo boomerang (!) e avvia una guerra di riscossa.
Tra ogni tipo di strana magia e battaglie (gli altri due maghi sono John Rhys-Davies e la dolce Leelee Sobieski), alla fine vedremo chi è veramente il coraggioso contadino, e quali segreti nasconde il suo sguardo arcigno (dobbiamo aggiungere che è anche l'unico che sa fare). Purtroppo Uwe Boll non ce l'ha fatta stavolta, intenzionato a creare il peggior fantasy mai realizzato (per lui sarebbe solo motivo di estremo orgoglio: se ne fotte ampiamente della critica specializzata e non – a lui interessa solo il suo ego, come la difesa di essere un genio non capito), forse per colpa dei troppi soldi spesi e con l'obbligo di non poter esagerare follemente a piacimento per sperare nell'ingresso al cinema di qualche famiglia, confeziona invece un fantasy normalmente brutto e banale, senza punte di infamia particolari che lo assurgano a prodotto di nicchia e cult per i posteri.
Quello che stupisce, oltre al fallito raggiungimento del peggio, è come abbiano creato un cast tale (Statham a parte) con attori non di primissimo livello ma sicuramente conosciuti: si vede davvero che i soldi non fanno mai schifo a nessuno, soprattutto se guadagnati con tanta facilità. Il fantasy secondo Uwe è un prodotto fatto di tante cose assolutamente fuori sincrono (come la maschera kato di alcuni guerrieri guardia privata del re), un minestrone che bolle banalmente dietro una trama filiforme, dove è presente tutto lo scibile base del dramma shakespeariano – l'avvelenamento, il parente traditore e la bellona che deve decidere cosa fare o da conquistare – ma anche tutto quello che ha fatto la fortuna del signore degli anelli, come le grandi (qui molto circoscritte) battaglie campali, le caverne infuocate con i lavori forzati dei prigionieri, la natura che vive (qua umanizzata in dolci fanciulle, purtroppo troppo vestite per rispettare i dogmi prima detti).
Alla fine avendo Statham era necessario fare un po' di caos (l'attore fa anche una corsa sulle teste dei nemici – vivi e in piedi, non morti) e di movimenti acrobatici; peccato che lo schemino elementare dopo poco si incricca: mancando una trama decente e almeno qualche sorpresa che ravviva, è difficile non cadere nel torpore (già capita spesso nei film fatti bene sui games, figuriamoci in uno di Boll). Il finale, che sembra non arrivare mai (127 minuti, decisamente troppi per questo racconto) non dice assolutamente niente, placido mare di sentimentalismo già visto (incredibile, pensando al regista), la battaglia delle spade magiche troppo lunga e i discorsi del tutto vuoti (ne udirete uno di Reynolds davvero patetico) C'è da dire che i costumi sono sufficienti, abiti e drappi sono certo costati qualcosa al regista/produttore tedesco, qualche cavallo di razza testimonia che da qualche parte un budget decente è stato estrapolato.
In definitiva stavolta Uwe Boll delude tutti: chi vuole un film decente troverà una banale pellicola fantasy con qualche contaminazione più o meno marcata di altro, annoiandosi; chi desiderava follie a go-go in un'ambientazione inusuale avrà altrettanto sconforto in quanto non c'è nulla di estremo, eversivo o fuori di testa nel senso stretto della parola. Non essendo un vero regista ma solo un propinatore di idee sparse nel suo cervello in un ordine non cronologico, consigliamo per il futuro a Boll di evitare ogni freno o condizionamento: nel suo essere non-cinematografico, in questo modo non ci affascina ma almeno ci incuriosisce.

Giudizio: 1.5


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Alberto Di Felice: 1
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