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Elizabethtown Stampa E-mail
Scritto da Cine Zone   
Mercoledì 05 Aprile 2006 23:37
Elizabethtown / LocandinaTitolo originale:      Elizabethtown
Nazione:      Stati Uniti
Anno:      2005
Genere:      Commedia, Romantico
Durata:      123'
Regia:      Cameron Crowe
Cast:      Orlando Bloom, Kirsten Dunst, Susan Sarandon, Judy Greer, Jessica Biel, Alec Baldwin
Produzione:      Cameron Crowe, Tom Cruise, Paula Wagner
Distribuzione:      UIP
Data di uscita:      4 Novembre 2005

Trama: Non è certo un momento felice per Drew Baylor. Dopo essere stato licenziato dalla compagnia per cui lavorava e dopo essere stato mollato dalla sua ragazza, deve tornare in Kentucky nella sua città natale, Elizabethtown, per partecipare al funerale di suo padre. Sull'aereo che lo sta portando a casa incontra Claire Colburn, una hostess che gli 'ruba' il cuore e che lo aiuterà a rimettere a posto la sua vita, a capire come era veramente suo padre e scoprire le proprie radici. (Yahoo)

Recensione di ALBERTO DI FELICE

ElizabethtownElizabethtown è facile a definirsi a priori: dalla locandina ha tutto l'aspetto da commedia romantica. Ce ne sono di briose e divertenti e ce ne sono di esistenziali. Elizabethtown è una commedia romantica "esistenziale", il che è dire un po' tutto e niente perché a ben vedere è raro che i temi e le ombre della vita non vengano a mischiarsi con una storia d'amore. Quello che definisce meglio Elizabethtown è il suo regista Cameron Crowe, un ex giornalista musicale adolescente che si è raccontato, vincendo un Oscar per lo script, in Quasi famosi. Dove sta andando Crowe? Dopo aver visto questo film sapendo che è il risultato di un'importante opera di taglio e riaggiustamento dopo una prima versione molto male accolta a Toronto e Venezia, appare evidente a chi scrive che il regista Crowe vuole rispondere come il disc-jockey Crowe. Il che può essere straziante e fastidioso a un tempo.
Orlando Bloom è Drew Baylor, un giovane rampante che ha speso otto anni per arrivare al progetto della vita, una scarpa. Arrotondate all'incirca ad un miliardo di dollari ed avrete la somma che l'invenzione sta costando all'azienda per il tonfo clamoroso a lui imputabile. Alec Baldwin, il boss, lo caccia e lui è pronto a porre fine alla sua giovane vita; quando squilla il cellulare e la sorella Heather (Judy Greer, Cursed – Il maleficio) gli comunica che deve scendere in Kentucky dove il padre dimenticato ha appena tirato le cuoia. Gli toccherà dunque rimandare il suicidio al quale è determinatissimo e prendere il volo notturno dall'Oregon. Trova un aereo deserto e l'hostess Claire (Kirsten Dunst) che gli si attacca addosso con premura offrendogli dettagliati consigli di viaggio per giungere in macchina alla cittadina del titolo.
La missione di Drew è far cremare la salma ed espletare tutte le altre formalità di rito mentre Heather e mamma Hollie (Susan Sarandon) elaborano il lutto a casa; parte accessoria ma obbligatoria è far conoscenza col parentato e con un ambiente nel quale la cremazione suona come un sacrilegio. In piena solitudine nella sua stanza d'albergo alla fine della prima giornata di lavori, Drew telefona a mamma, sorella, alla ex-ragazza Ellen (Jessica Biel) e infine a Claire nella speranza che qualcuno gli faccia compagnia. Il risultato è che tutti lo richiamano nello stesso momento. Con Claire la conversazione va avanti, avanti e avanti fino all'improvvisato appuntamento che li farà incontrare per assaporare l'alba. Poi il film continua e, se non l'avete capito, Drew non si suicida più.
Ricapitolando: abbiamo il giovane di successo (decaduto) che arriva dalla moderna città della costa Ovest, messo a contatto con l'America profonda; un lutto che piomba sullo sventurato nel momento di massimo sconforto e determina il ritorno alle radici; una ragazza intuibilmente "pazza" che è destinata a salvarlo; un gruppo di parenti bifolchi ma con cuore; una mamma in crisi psico-emotiva. Finiamo con un catartico viaggio in macchina a suon di musica, programmata in perfetta corrispondenza delle fermate.
Nella sua lunga ed episodica costruzione dal tono off-beat, sostanzialmente Elizabethtown è proprio un assemblaggio, che vorrebbe dire più della trama ma non nel modo più organico, di quanto abbiamo elencato. Crowe applica i suoi mezzi ormai assodati (la colonna sonora è qui come mai catartica) per una storia di ritrovamento, per sfidare il senso del lutto (declinato nella famiglia e nella professione) ed abbracciare la vita. Elizabethtown viagga in bilico fra la mediocrità e l'illuminazione, fra il successo nel dire qualcosa di profondo e la banalità di chi ha la risposta troppo pacioccona.

Giudizio:

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