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Inside Man Stampa E-mail
Scritto da Cine Zone   
Domenica 09 Aprile 2006 00:32
Titolo originale: id. Inside Man / Locandina
Nazione: Stati Uniti
Anno: 2006
Genere: Drammatico, Poliziesco, Thriller
Durata: 129'
Regia: Spike Lee
Sceneggiatura: Russell Gewirtz
Cast: Denzel Washington, Clive Owen, Jodie Foster, Waris Ahluwalia, Ashlie Atkinson, Robert Bizik, Cherise Boothe, Willem Dafoe, Christopher Plummer, Chiwetel Ejiofor, Carlos Andrés Gómez, Kim Director, James Ransone, Bernie Rachelle, Peter Gerety, Victor Colicchio, Cassandra Freeman, Peter Frechette, Gerry Vichi
Produzione: Universal Pictures, Imagine Entertainment, 40 Acres & A Mule Filmworks, GH Two
Distribuzione: UIP
Data di uscita: 7 Aprile 2006
Trama: New York. Un gruppo di rapinatori mascherati fa irruzione alla Manhattan Trust Bank per compiere una spettacolare rapina che dovrebbe fruttare cifre ingentisisme, prendendo come ostaggio un gran numero di clienti e di dipendenti che si trovavano all'interno dell'edificio. Il detective Keith Frazier ha il superiore è in ferie e deve quindi agire in prima persona per sistemare la questione. Ma mentre in strada si agisce per cercare la soluzione che coinvolga il minor numero di ostaggi possibile, ponendo sotto controllo la banca circondandola di uomini e mezzi, anche negli ambienti più alti ci si muove: non tutto è come sembra.


Recensione di ALBERTO DI FELICE

Inside ManCi sono i film con ostaggio, quelli alla Quel pomeriggio di un giorno da cani. Inside Man inizia con una passeggiata in macchina (in questo caso, un furgoncino) per le strade di New York fino al luogo dell'azione, la banca, tutto esattamente come nel film di Lumet, ma racconta qualcosa di molto diverso. Quello che li accomuna è il fatto che le due rapine servono scopi più nobili del semplice profitto. L'ideatore del piano perfetto per scassinare la Manhattan Trust Bank, sede di Wall Street, è Dalton Russell (Clive Owen): è lui il primo ad inaugurare, narrando direttamente verso di noi, il gioco di flashforward che intramezzerà la pellicola mentre assistiamo alle vicende per come si sono sviluppate.  Ha il piano perfetto e sa come metterlo in opera; soprattutto, lo fa perché può farlo. Il resto della storia lo lasciamo scoprire a voi.
L'ultimo film di Spike Lee lascia perdere ogni tono minore della sua produzione rappresentata da Bamboozled o dal precedente Lei mi odia, a favore di un thriller Universal infarcito di star e, appunto per questo, paradossalmente ben più difficile da gestire anche rispetto alla filmografia più famosa del regista, quella dei titoli d'inizio carriera come Fa' la cosa giusta o Jungle Fever. Lee dimostra, come già col film che ha inaugurato per certi versi il suo percorso mainstream (La 25ª ora), che un vero autore sa sfoderare il suo meglio quando è capace di accettare ed usare a suo modo la sfida. Tanto che anche l'aggettivazione «mainstream» va intesa in modo molto vago, perché Inside Man è troppo complesso, più di quanto appaia evidente, per accettare veloci etichette.
La prima cosa da dire è che il lavoro è notevole già in fase di sceneggiatura: il sorprendentemente solido Russell Gewirtz, autore in precedenza solo di due episodi della serie tv Blind Justice, combina uno script assieme generoso di dialoghi dal forte impatto e parsimonioso nella scelta dei termini, ognuno col proprio peso specifico. Sono molti i duetti, fra le star assoldate e fra queste ed i comprimari, che disseminano preziose frasi da citazione accompagnate da una ironia connaturata ai personaggi, tutti dal forte carisma. Il secondo fattore è quello puramente spettacolare, nel quale Lee gestisce il ritmo con perfetto equilibrio e gusto—con una resa complessiva favorita dall'ottimo montaggio del fido Barry Alexander Brown, dalla fotografia di Matthew Libatique e dalle musiche tendenti all'epico di Terence Blanchard—muovendo la macchina con sicurezza e varietà (particolarmente pregevole l'uso della steadicam): si crea così uno strano tipo di suspense, molto interna all'azione, amplificata dagli interrogatori di intermezzo che spostano l'attenzione verso le maglie dell'intreccio più che nei suoi sviluppi evidenti.
In questo entra anche una trama che, più di quanto finora analizzato, ha elementi e scelte che si differenziano nettamente dal tipico prodotto pur perfetto ma preconfezionato. Sono soprattutto i moventi della rapina ad affacciarsi in modo nuovo: disseminata di immancabili richiami al mondo odierno (basta il sikh che si lamenta per parlare senza pesantezze delle paranoie da terrorismo), la pellicola rimanda il perché per buona parte e, quando lo svela con uno degli efficacissimi duetti, continua a rimetterlo in prospettiva fino ad un finale beffardamente soddisfacente. C'entrano i soldi, come Russell annuncia subito, ma non è tutto: questo film possiede un sottofondo morale ben saldato con la sua componente di solida pellicola di genere, già di per sé ben sopra la norma.
Il quadro ambientale e dei personaggi, specie quelli di contorno, è quello che più dà modo a Lee di ribadire, per quanto possibile, la sua firma di controverso autore razziale e multirazziale: esempio principale è la conversazione fra il detective Frazier (Denzel Washington) ed il poliziotto che ha scoperto la rapina. La recitazione è di assoluto rilievo: oltre ai già citati Owen (attore che dopo Closer si sta facendo sempre più ammirare anche da chi come noi era diffidente) e Washington (performance perfetta e fedele alla sua immagine), ci sono il collega Chiwetel Ejiofor (Piccoli affari sporchi), una Jodie Foster personaggio oscuro e potente, l'agente Willem Dafoe ed il presidente della banca Christopher Plummer. Difficilmente la professionalità potrebbe funzionar meglio.

Giudizio: 3

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