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Se solo fosse vero Stampa E-mail
Scritto da Cine Zone   
Domenica 23 Aprile 2006 23:40
Se solo fosse vero / LocandinaTitolo originale:      Just Like Heaven
Nazione:      Stati Uniti
Anno:      2005
Genere:      Commedia, Fantastico, Romantico
Durata:      95'
Regia:      Mark Waters
Sceneggiatura:      Peter Tolan, Leslie Dixon
Cast:      Reese Witherspoon, Mark Ruffalo, Donal Logue, Dina Waters, Ben Shenkman, Jon Heder, Ivana Milicevic, Caroline Aaron, Rosalind Chao, Ron Canada, Willie Garson, Gabrielle Made, William Caploe, Shulie Cowen, Billy Beck
Produzione:      Laurie MacDonald, Walter F. Parkes
Distribuzione:      UIP
Data di uscita:      14 Aprile 2006

Trama: La giovane dottoressa Masterson sembra avviata verso una promettente carriera nell'ospedale in cui lavora con tanta passione, dimenticando anche di vivere una vita propria all'esterno della struttura per seguire i malati. Un giorno però rimane vittima di un incidente e il suo appartamento è preso in affitto da un giovane che si ritrova in una compagnia veramente strana: il suo fantasma.

Recensione di ALBERTO DI FELICE

Se solo fosse veroArriva con ritardo nelle nostre sale questa commedia romantica uscita in America prima che la stella di Reese Witherspoon, volitiva ragazza del Tennessee, orgoglio del Sud più tradizionalista e più in generale di tutta la grande nazione, arraffasse la sua statuetta per il ruolo di June Carter in Quando l'amore brucia l'anima – Walk the Line. Se solo fosse vero (per una volta la distribuzione italiana non si dimostra stupida nel cambiare il titolo originale, Just Like Heaven, scegliendo quello del romanzo del francese Marc Levy da cui il film è tratto) racconta di una casa posseduta, regno abituale del genere horror e ultimamente soprattutto di quello orientale, che con i fantasmi è particolarmente a suo agio.
Il fantasma in questione, sebbene non orrifico (solo un po' terrorizzante a causa di una lingua davvero sciolta), è appunto la nostra insignita di Oscar. Quando il film inizia, Reese è Elizabeth, un medico del pronto soccorso al St. Matthews di San Francisco: viene da 26 ore (con qualche parentesi di sonno: apriamo con la sua mente che vaga in un bel giardino, e naturalmente non è per caso) trascorse interamente al servizio della salute altrui. Tanta fatica pienamente ricompensata quando le viene comunicato che ha avuto la promozione che le permetterà di rimanere in città. Mandata a casa, è in ritardo per una cena/appuntamento combinata da un ex della sorella Abby (Dina Waters, moglie del regista), proprio a casa di quest'ultima.
Soddisfazioni nel lavoro e futuro possibile amore, ma naturalmente non può andare tutto così liscio. Elizabeth (non chiamatela Lizzie!) ha un incidente in auto e poche settimane dopo il suo appartamento è in affitto. Il volantino con l'inserzione vuol proprio farsi leggere da David (Mark Ruffalo), che ha appena terminato di visionare una serie di poco allettanti abitazioni. Giusto il tempo di sistemarsi ed ecco che dal nulla appare Elizabeth. Non ricorda niente dell'incidente, né tantomeno di chi sia, ma sa perfettamente dove son sistemate le cose in casa. Sono due tipi all'opposto: Elizabeth è iperattiva e logorroica (abbastanza d'impiccio e detestabile, ad esser proprio sinceri); David è pigro e silenzioso. Quello che li accomuna è la solitudine: come apprenderemo, David ha perso da due anni la moglie ed Elizabeth non ha neppure un amico, tanto che per gli altri inquilini del palazzo era già invisibile.
La pellicola di Mark Waters, esordiente col notevole La casa del sì ed in seguito tutore della stelletta Lindsay Lohan in Quel pazzo venerdì e Mean Girls, ha una premessa di trama interessante sulla quale sviluppa una commedia di stampo prettamente classico, quasi più vicina al sapore Frank Capra che non agli ultimi esempi del genere. È un tentativo di rispolvero che fa acqua da molte parti, a cominciare da evidentissime incongruenze nella messa in scena: il fantasma passa allegramente dalla totale impossibilità di interagire con gli oggetti, per la quale può essere attraversata dal tavolino in soggiorno, agli improbabili viaggi in macchina comodamente seduta come niente fosse. La parte iniziale è, paradossalmente per il genere, quella che più fatica a convincere, mentre la sceneggiatura dimostra in seguito di avere qualche carta, sebbene non sconvolgente, per mantenere vivo l'interesse.
È un film sostanzialmente posato, senza praticamente nessuna volgarità (le avances della vicina del piano di sotto, la procace modella bosniaca Ivana Milicevic, sono l'unico momento a rischio ma risultano esclusivamente divertenti, fin troppo pudiche), romantico fino alle situazioni più tipiche come le notti trascorse a guardarsi distesi su di un letto o le conversazioni seduti su di una panchina (ancora un oggetto col quale il fantasma può stranamente interagire). Lo script di Peter Tolan e Leslie Dixon tenta addirittura di inserire qualche interrogativo morale sull'eutanasia e l'accanimento terapeutico, lasciato però decadere in tempi velocissimi.
Nel complesso, Se solo fosse vero è un film che mantiene pian piano le sue promesse dopo un inizio poco incoraggiante, con una costruzione discretamente strutturata e sostanzialmente meno sciocca del medio ultimo esempio del genere, sebbene non manchi di richiederci qualche sforzo di auto-costrizione nell'ingranaggio e una buona dose di soluzioni scontate. La Witherspoon è probabilmente nel tipo di progetto a lei congeniale e la sua faccia incarna bene un personaggio che per buona parte deve esserci antipatico, ma la cui purezza può far scattare la magia richiesta; Ruffalo continua, senza generare molto entusiasmo, a fare il fidanzatino come in Una hostess fra le nuvole e 30 anni in un secondo.

Giudizio: 2


Recensione di PIETRO SIGNORELLI

Se solo fosse veroQuesto film – che vede il ritorno della Whiterspoon ai ruoli a lei congeniali della commedia leggera dopo l'ottima prova che le è valsa l'Oscar in Quando l'amore brucia l'anima – Walk the Line – non va minimamente oltre a quello che promette: una commediola dei buoni sentimenti senza nessuna pretesa, con il solito dualismo della coppia che ha delle difficoltà a incontrarsi nonostante alla fine il cerchio si chiuda. Certo qui la situazione è decisamente più ingarbugliata perché lei è un fantasma in cerca di risposte, ma alla fine il concept è sempre quello.
Protagonista di una dolcezza fuori dal limite, vestita in maniera compostissima e castissima, partner maschile buono dolce e incredulo, che oltretutto fa un lavoro delicatissimo (non per importanza ma per dolcezza), un corollario di personaggi che sentono il vuoto intorno per la mancanza della amata protagonista – e di un'assurdità tale, come quello del ragazzo sensitivo che sembra estratto dal libro cuore dei medium. Oltretutto i meccanismi della commedia sono stereotipati al massimo: musiche strappalacrime che partono nel momento topico, panchine su cui si parla d'amore insieme o in solitudine, storie di cuori infranti con ferite che non si rimarginano.
C'è solo un piccolo momento in cui la conturbante vicina del ragazzo cerca compagnia e sembra che il miele grondante venga un po' fermato, ma anche lì pure lei ha buoni sentimenti e tutto poi si risolve come si risolve. Un figlio di Ghost al femminile che non aggiunge nulla a quanto già visto e detto altrove, senza un guizzo di pathos e vera invenzione, dove dalla sequenza iniziale capiamo dove sarà la sequenza finale. Si tenta una piccola denuncia sui macchinari staccati troppo presto da parenti tenuti in vita artificialmente, ma che fatta qui e così si annacqua e si disperde nel nulla. Per il veloce ritorno ai suoi canoni preferiti della nuova fidanzatina d'America, se vorrete commuovervi il vostro cuore dovrà essere proprio tenero tenero, e il vostro cervello dimenticare che sono cose con cui vi siete commossi, meglio e più profondamente, tempo addietro.

Giudizio: 1.5
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