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The Fog - Nebbia assassina Stampa E-mail
Sabato 29 Aprile 2006 19:26
Voto: *½ (su ****)  Recensione di Alberto Di Felice
The Fog - Nebbia assassinaThe Fog appartiene alla vasta boscaglia di pellicole che arrivano in sala non si sa bene non tanto per quale merito artistico - troppo chiederlo o anche solo parlarne -, ma neppure per quale motivo commerciale. E' un film che un produttore un minimo sveglio dovrebbe intuire destinato ad un passaggio velocissimo in home video, perché si dovrebbe presumere già in partenza che nessuno abbia tutta questa voglia di vederlo. The Fog non è proprio un cattivo film, solo che è nel posto sbagliato: sarebbe dovuto uscire subito in dvd, appunto, oppure esser destinato al mercato televisivo, ancora meglio. Sembra infatti una produzione di quelle che la tv vorrebbe, ha decisamente l'atmosfera di uno dei tanti adattamenti in due puntate da Stephen King.

Non sarebbe stato male se destinato a quel pubblico, invece è arrivato in sala. Cooper Layne, in precedenza produttore e sceneggiatore di un capolavoro come The Core (altro bel ripescaggio di atmosfere che evidentemente non gli appartengono: cominciamo bene...), si sforza di prendere il copione originale di John Carpenter e Debra Hill e di renderlo più circostanziato nella ricostruzione dei fatti accaduti 100 anni prima dei nuovi fatti nebbiosi in quel di Antonio Bay. Se nell'originale film del 1980 un vecchio marinaio terrorizzava i ragazzini raccolti attorno ad un fuoco raccontando la storia della maledizione, il film di Rupert Wainwright (Stigmate) inizia con un flashback. Vediamo i padri fondatori (quattro e non più sei: almeno in questo c'è volontà di operare per sottrazione) della prospera comunità insediata su un'isola al largo delle coste dell'Oregon e, soprattutto, vedremo nei flashback a venire i ricchi lebbrosi, futuri fantasmi che la nebbia riporta in vita perché vendetta sia compiuta. Qual è il problema? Questo film si chiama The Fog non a caso: la nebbia dovrebbe esserne il protagonista e dovrebbe creare ansia del soffocante ignoto. Invece nella nuova versione tecnologicamente aggiornata gli spettri del passato tornano perfettamente agghindati con i loro abiti d'epoca, come fossimo ne La maledizione della Prima Luna che incontra Nave fantasma. Insomma, è tutto una ordinata ripennellata, non brutta ma senza carattere e necessario stato d'animo, di ritrovati standard che pescano a piene mani dalla tecnica oggi consentita e già usata e dalle facce che la tv propone: da Smallville arriva il Superman giovane Tom Welling e da Lost arriva la bionda e ben inquadrata Maggie Grace. Naturale un loro approccio quasi soft-core sotto la doccia. La speaker radiofonica proprietaria del faro ha l'aspetto di Selma Blair (Cruel Intentions, Hellboy). Quindi il film finisce per assopirsi su sé stesso, e quasi dimentichiamo di aprire gli occhi per notare che il finale, nel quale la bionda che aveva visioni del passato (parte dell'immenso lavoro di riscrittura del già citato Layne) torna al suo promesso fantasma, non ha davvero senso. Ripetiamo: in due puntate, acquistate per l'Italia magari per un passaggio estivo su Rai Due, sarebbe stato più al suo posto. Sempre non entusiasmante, ma più al suo posto.

Alberto Di Felice
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