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Omen – Il presagio Stampa E-mail
Scritto da Cine Zone   
Martedì 27 Giugno 2006 23:48
Omen – Il presagio / LocandinaTitolo originale:      The Omen
Nazione:      Stati Uniti
Anno:      2006
Genere:      Horror
Durata:      110'
Regia:      John Moore
Sceneggiatura:      tDavid Seltzer
Cast:      Liev Schreiber, Julia Stiles, Mia Farrow, David Thewlis, Seamus Davey-Fitzpatrick, Pete Postlethwaite, Nikki Amuka-Bird, Reggie Austin, Michael Gambon
Produzione:      Twentieth Century Fox Film Corporation
Distribuzione:      20th Century Fox
Data di uscita:      6 Giugno 2006

Trama: Un giovane ambasciatore americano accetta di avere un figlio non suo al posto del proprio, morto subito dopo il parto, nascondendo la cosa alla giovane moglie. A proporre lo scambio è un prete. Passa qualche anno e il bambino sembra avere degli aspetti inquietanti nel proprio carattere, cose che sembrano perdere ogni controllo dopo il misterioso suicidio della sua tata e l'arrivo della nuova governante. Chi è in realtà Damien?

Recensione di ALBERTO DI FELICE

Omen – Il presagioL'ultimo arrivato nella lista dei remake horror, a neanche due mesi da The Fog, è Omen. Se gettiamo un occhio sulle pellicole dalle quali sono affollate le vuote sale italiane nel periodo estivo e pre-estivo, gli horror hanno storicamente una bella fetta di share; questa è anche segnata dalla data di uscita planetaria, il 6 giugno, che sponsorizza il tormentone dei tre 6 piazzati di fila, come se qualcuno possa essere impressionato dal dato. Se c'è qualcosa di interessante da notare riguardo questo piccolo blockbuster distribuito prima dell'alta stagione americana è che l'impatto de Il codice da Vinci, libro e film (anche prima che il film uscisse), è l'unica forza che ha portato qualche idea nuova in chi l'ha gestito e in noi che lo guardiamo.
Il presagio di Donner si è creato un seguito notevole perché nasceva nel periodo giusto, proprio fra Rosemary's Baby e L'esorcista ai quali deve molto; in tutta onestà, la sua fama è abbastanza immeritata, dato che si trattava di un solido ed onesto thriller ma non molto di più. Farne una copia, come quella in questione, ha l'unica utilità di non costringere adolescenti e ventenni a vedere un film "vecchio". Da questo punto di vista, Hollywood si dimostra brava a non discriminare: se quello che fanno i giapponesi adesso non si adatta a noi, non si adatta a noi neppure quello che noi stessi facevamo trent'anni fa.
La storia racconta di Robert Thorn (Liev Schreiber), vice ambasciatore statunitense nella nostra Roma, che si trova di fronte alla morte del figlio appena partorito dalla moglie Katherine (Julia Stiles); all'insaputa di lei, su consiglio di un prete incontrato in ospedale, decide di sostituire il neonato con un orfano nato nella stessa notte. Il problema è che il piccolo Damien (Seamus Davey-Fitzpatrick) è l'Anticristo, e la politica (Thorn sarà presto ambasciatore a Londra, causa scomparsa – aiutata – del suo superiore ed amico di fresca nomina) è la sua scala verso il potere mondiale.
La sceneggiatura è di David Seltzer, autore dello script del '76, ed è un esempio perfetto di riciclo pressoché totale: intere scene e frasi sono perfettamente identiche all'originale. Fra i pochi cambiamenti ce n'è uno dettato come detto dall'eco di Dan Brown: il film si apre stavolta direttamente in Vaticano, luogo di oscure trame, con la drammatica situazione (una stella cometa per l'Anticristo viene avvistata in cielo sopra Roma) che viene illustrata al Papa. Peccato che il Vaticano non intervenga (eppure i mezzi li avrebbe) ed ogni avvertimento al pover'uomo col figlio demoniaco debba venire da padre Brennan (Pete Postlethwaite), che per di più è spinto da un suo pentimento in punto di morte. L'altro di supporto a Thorn è il fotografo britannico Keith Jennings (David Thewlis), che in effetti ha una funzione di decriptatore di simboli alla Langdon/Teabing.
L'effetto Brown c'è anche nel modo in cui i cambi di location fra Roma, Londra ed Israele fanno coppia con quelli alla ricerca del Santo Graal. Il resto è una ripulita ed aggiunta dovuta al tempo trascorso: i presagi di sventura parlano di inondazioni e crolli di torri, e nel 2006 ci è concesso vedere che in Israele ci sono i check-in. Il regista John Moore (Behind Enemy Lines, Il volo della Fenice) fa tutto in modo ordinato. Il problema – ma l'abbiam già detto – è che rifare in questo modo non ha davvero nessuna utilità. Da registrare c'è però la tata di Damien (la seconda che vediamo nel film: la prima è protagonista della scena più agghiacciante dell'originale, qui ovviamente replicata), che ha il volto di Mia Farrow: il fascino del male l'ha ormai del tutto conquistata, e la sua presenza è una continuazione ideale del capolavoro di Polanski. La sua presenza da signora fragile e pacata è inquietante soprattutto perché sappiamo cos'è stata in passato; la Baylock di Billie Whitelaw aveva uno sguardo totalmente diverso, più teso. Ognuno si scelga la sua preferita. Quanto agli altri interpreti, Schreiber si dà da fare ma notoriamente non è uno dotato di grande personalità; lo stesso valga per la Stiles; come al solito di valore la prova dei secondari inglesi Thewlis e Postlethwaite, cui si aggiunge Michael Gambon in quello che è tranquillamente definibile come cammeo.
Di qui segue un commento che chi non è pratico della serie vorrà evitare per non rovinarsi la visione: si sente la mancanza del sorriso beffardo che chiudeva la vecchia versione; viene invece aggiunto, tornando al Vaticano, un flash che mostra la morte del Pontefice, che a sua volta ricorda molto Wojtyla. A voler leggere con sguardo provocatorio, dovremmo intuire che secondo la nuova versione di Seltzer l'attuale Papa è un messaggero del demonio.

Giudizio: 2
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