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| Ultraviolet |
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| Martedì 04 Luglio 2006 13:23 | |||
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Voto:
* (su
****) Recensione
di Alberto Di Felice
Mentre per Superman Returns dovremo aspettare settembre, per ora dobbiamo guardarci Ultraviolet. Finora i fumetti sono stati clementi: un buon terzo capitolo di X-Men e, prima, un Aeon Flux guardabile oltre ogni aspettativa. In comune con Aeon, questo Ultraviolet
ha praticamente tutto: la prima cosa è di portata generale e vede i
soliti luoghi della società futuristica post-apocalisse dominata da un
regime; la seconda è che le sue eroine sono la spinta maggiore ad
andarlo a vedere. Purtroppo la clemenza non continua e quanto di buono Aeon aveva offerto, non lo ritroviamo qui. Il regista è Kurt Wimmer, autore quattro anni fa di Equilibrium con Christian Bale: Equilibrium soffriva degli stessi difetti di Ultraviolet,
uno dei quali era minore (la non originalità) e l'altro più grave
(Wimmer e le sue acrobazie).Chi ha visto quel film ricorda che il protagonista era abilissimo nell'arte marziale del Gun-Kata, con la quale rovinava l'intero finale: per liberare sé ed il mondo faceva fuori una quantità enorme di soldati prima di arrivare al bersaglio finale. Se però Equilibrium riusciva ad essere apprezzabile nell'insieme per i concetti che racchiudeva, per le interpretazioni (Bale, Sean Bean, Emily Watson) e per una ricostruzione scenografica molto interessante, Ultraviolet va avanti solo col Gun-Kata. Forse l'unica cosa fantascientifica che il film propone è la seguente: può darsi che in passato Milla Jovovich fosse rotondetta... Il suo personaggio appare infatti più in carne nei flashback che mostrano la sua evoluzione fino alla bomba sexy che è adesso. Come molti altri, Violet è stata contagiata da un virus che colpisce il sangue e provoca grandi poteri (i contagiati, gli emofagi, sono una sotto-specie di vampiri) ma anche una vita di al massimo dodici anni ed un bisogno frequente di trasfusioni. A lei è affidata una missione che la porterà inaspettatamente a proteggere, sia contro la sua specie che contro gli umani, un ragazzino (Cameron Bright, Running) che potrebbe avere in sé l'antidoto contro il virus (Bright ha la stessa funzione anti-virale proprio nell'ultimo X-Men). Il film è dominato dalle pose della Jovovich, che oltre a schivare proiettili con eccelsa agilità si muove esattamente come se stesse calcando una passerella o posando per una copertina. I dialoghi sono inessenziali allo spettacolo, oltre ad esser limitati in minutaggio e spessore: servono solo a far da raccordo esplicativo fra le varie parti, fra l'altro molto confuse a causa di un montaggio pazzoide e di un ulteriore serie di tagli per contenere il carrozzone entro i suoi 88 minuti. Il lavoro di computer grafica è nettamente al ribasso: i fondali sui quali Milla si muove tosta ma aggraziata sembrano usciti da un video musicale da quattro soldi. Di Milla nulla si può dire se non che fa il suo dovere: c'è, fa vedere l'ombelico e si cambia colore di capelli. La giovane star Cameron Bright è sempre chiamata a fare il bambino mistico, ma non può essere né inquietante né tenero nonostante dovrebbe essere sia l'uno che l'altro. Non è colpa sua: qui chi recita (e lui sarebbe uno dei due; l'altro è lo scienziato buono William Fichtner) può poco. Alberto Di Felice
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