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| United 93 |
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| Domenica 16 Luglio 2006 14:34 | |||
Titolo originale: United 93Nazione: Gran Bretagna, U.S.A. Anno: 2006 Genere: Drammatico Durata: 111' Regia: Paul Greengrass Cast: Lewis Alsamari, Cheyenne Jackson, Trish Gates, Khalid Abdalla, Opal Alladin, David Alan Basche, Richard Bekins, Starla Benford Produzione: Universal Pictures, Working Title Films Distribuzione: UIP Data di uscita: 6 Luglio 2006 Trama: La storia dell'unico aereo dirottato dai terroristi, l'11 settembre 2001, che non raggiunse l'obiettivo prefissato dai terroristi, ma si schiantò a Shanksville in Pennsylvania. (Yahoo) Recensione di ALBERTO DI FELICE Lo
United 93 è uno dei quattro aerei dirottati l'11 settembre, l'unico a
non raggiungere il suo obiettivo: Casa Bianca o Parlamento. Ci sono
grandi pericoli nel fare un film su quel volo, sia di opportunità che
di metodo: l'inglese Paul Greengrass (Bloody Sunday, The Bourne Supremacy)
ha deciso di farlo e di scegliere un approccio freddo e
documentaristico che potrebbe avere effetti tanto positivi quanto
negativi. Questa è la più grande operazione di spezzettamento analitico
dei fantasmi collettivi americani dai tempi di Elephant di Van
Sant, un'altra gelida cronaca di una giornata qualunque che qualcuno ha
scientemente deciso di scolpire nella memoria di una nazione, e in
questo caso del mondo.Come Van Sant, Greengrass segue da vicino vittime e carnefici provando ad immaginare cosa sia successo quel giorno: nessuno dei due ha informazioni certe se non testimonianze, e prova a ricostruire. In entrambi i casi il lavoro di ricostruzione è già stato fatto dalla copertura giornalistica degli eventi; per il volo United c'ha poi pensato anche la Commissione 9/11, che attraverso i dati raccolti, fra i quali le numerose chiamate di passeggerri ed equipaggio a terra ed a parenti, ha stabilito che i dirottatori stessi hanno fatto schiantare l'aereo per non farne prendere il controllo ai passeggeri. Le similitudini col modello impartito da Elephant sono molte, soprattutto con riguardo alle caratterizzazioni dei personaggi: nessun attore famoso (molti interpretano sé stessi, come il direttore della FAA Ben Sliney) né attori protagonisti, nessun dettaglio —se non superficiale— su di loro. Se Elephant spezzava l'unità di tempo e spazio incastrando diversi piani sequenza da diverse angolazioni, qui il racconto moltiplica le prospettive sviluppandosi quasi in tempo reale, fra l'aeroporto, l'aereo ed i centri di controllo del traffico disseminati per il Paese. Il livello di immedesimazione che si raggiunge è notevole, e a più livelli: se nei panni dei controllori di volo riviviamo quegli attimi fondamentalmente come già li abbiamo vissuti da casa, nei panni dei passeggeri li viviamo da passeggeri di quel volo. La forza del film è nel disagio che lo spettatore è forzato a provare. Difficilmente si potrà rimanere indifferenti di fronte alla vista del fumo alla prima torre del World Trade Center, o alla vista dell'aereo che va a schiantarsi sulla seconda: sono due scene che guardiamo dalla torre di controllo dell'aeroporto LaGuardia, e sembrano svolgersi proprio nel momento, al di là delle vetrate. Greengrass riesce a replicare lo shock di quegli impatti e la frenesia sgomenta che prende possesso dei cieli e delle stanze dell'aviazione e dell'esercito. I dialoghi sono prosciugati da sensazionalismi ed emozioni a buon mercato: le telefonate a casa ricalcano il tono di quelle vere lasciate nella segreteria dei cari, i passeggeri familiarizzano schivi gli uni con gli altri come avviene nei veri voli, organizzano la resistenza con coraggio ma non da eroi di film d'azione. Nessuno sa come gli ultimi minuti siano andati in realtà, ma la versione di Greenwood è verosimile. Mentre l'aereo scende a picco verso il suolo, con i pochi passeggeri entrati in cabina che tentano di strappare il volante dalle mani del terrorista, la camera mossa inizia a guardare fuori, verso i campi della Pennsylvania dove l'aereo sta per schiantarsi. Questi attimi, le grida, la musica (usata poco e bene) e poi le didascalie finali ricordano l'episodio di 11 settembre 2001 filmato da Iñárritu, col suo stesso senso di assoluta insensatezza. Quest'anno c'è già stato un film che ha fornito la prospettiva dei terroristi, l'israeliano Paradise Now; Greengrass umanizza i suoi terroristi facendoceli vedere esattamente come gli altri sull'aereo. In un momento particolarmente emblematico, mentre qualche passeggero si mette a pregare, loro fanno lo stesso. Non c'è nessuno sforzo per renderli particolarmente spregevoli: ce n'è uno (Khalid Abdalla) che più volte si dimostra combattuto o quantomeno impaurito, anche se poi è quello che pilota. Ognuno risponderà diversamente al film, e in questo caso il fattore determinante sono le emozioni: chi scrive ha avuto più volte la classica fitta allo stomaco (anche perché è prossimo ad imbarcarsi su un aereo per le vacanze estive: pessima scelta di visione) e in questo caso il fattore determinante sono le emozioni: chi scrive ha avuto più volte la classica fitta allo stomaco (anche perché è prossimo ad imbarcarsi su un aereo per le vacanze estive: pessima scelta di visione) e non si è mai sentito ricattato. C'è però una linea sottile e difficile da tracciare fra il guardare dall'esterno con uno sguardo seriamente partecipe, sebbene sobrio, e guardare dall'esterno usando un linguaggio tecnico e narrativo praticamente inattaccabile ma, nei fatti, spettacolarizzante. È la stessa riflessione che si potrebbe applicare, tornando al paragone introduttivo, al film di Van Sant; di questa natura sono molte delle critiche rivolte all'opera di Greengrass. United 93 è un film importante, ma è anche un film che per le sue caratteristiche è anche relativamente facile da fare: se non è troppo presto per realizzarlo è allo stesso tempo troppo presto per esserne troppo entusiasti e dimenticare i motivi di riserva, che sono giustificati ed in parte anche condivisibili. Di certo, però, non bastano a togliere dignità a qualcosa che colpisce così fortemente. Giudizio:
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Titolo originale: United 93
Lo
United 93 è uno dei quattro aerei dirottati l'11 settembre, l'unico a
non raggiungere il suo obiettivo: Casa Bianca o Parlamento. Ci sono
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