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| Il diavolo veste Prada |
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| Scritto da Cine Zone | |||
| Sabato 21 Ottobre 2006 13:26 | |||
Titolo originale: The Devil Wears PradaNazione: U.S.A. Anno: 2006 Genere: Commedia Durata: 109' Regia: David Frankel Cast: Meryl Streep, Anne Hathaway, Emily Blunt, Stanley Tucci, Adrian Grenier, Tracie Thoms, Rich Sommer Produzione: 20th Century Fox, Fox 2000 Pictures, Peninsula Films Distribuzione: 20th Century Fox Data di uscita: 13 Ottobre 2006 Trama: Andy Sachs, neolaureata e originaria di una cittadina di provincia, si è trasferita a New York dove ha trovato lavoro come assistente di Miranda Priestly, celebre editrice della rivista di moda 'Runaway'. Una posizione invidiabile se non fosse che il suo nuovo capo è una donna dispotica che le rende la vita impossibile perseguitandola con telefonate anche nel cuore della notte. L'ingenua Andy si ritrova improvvisamente catapultata in un universo a lei sconosciuto, fatto di abiti firmati, feste piene di vip e regali costosi e, come se non bastasse, Emily, la prima assistente di Miranda, cerca in ogni modo di farla fuori rendendosi sempre più simile al loro capo. Grazie ai preziosi consigli di Nigel, l'editore della rivista, la vita di Andy sembra migliorare giorno dopo giorno ma i suoi vecchi amici e il suo fidanzato non sembrano essere d'accordo. (Yahoo) Recensione di ALBERTO DI FELICE Tale Aline Brosh McKenna, sceneggiatrice di film decisamente non passati agli annali come Laws of Attraction e Appuntamento a tre, scrive partendo dal libro omonimo di tale Lauren Weisberger; tale David Frankel (regista tv, di cui è in tema ricordare alcuni episodi di Sex and the City) dirige. Tre nomi così così cui però bisogna aggiungerne altri tre: Streep/Hathaway/Tucci. Se non ci fossero queste celebrità, Il diavolo veste Prada verrebbe meno al suo imperativo: essere glamour. Se la Miranda Priestly della Close viene universalmente paragonata a Crudelia De Mon è anche perché questo film Fox ha tutto l'aspetto e la magia di un evento natalizio come la versione in carne e ossa de La carica dei 101 con Glenn Close. È una finto(?)-provocatoria commedia di formazione, programmaticamente chic, con ancora troppi filmetti disneyani nel bagaglio ma fortunatamente anche quel qualcosa in più che la rende speciale quanto basta.La prima assistente è Emily (Emily Blunt, My Summer of Love): al suo opposto, si sacrifica fino a non mangiar più per soddisfare la padrona e partire con lei per le sfilate parigine. Per contrasto, la vita privata di Andy ha l'aspetto trasandato con barba perennemente incolta del fidanzato Nate (Adrian Grenier) e degli amici di vecchissima data. Andy, comprensibilmente, faticherà ma alla fine, trovato un buon alleato nel fashion director Nigel (Stanley Tucci), che la tirerà a nuovo, farà l'impossibile. Ma val la pena rinunciare a sé stessi, all'amore e agli amici, per stringere un patto col diavolo? Il diavolo veste Prada è biforcuto: su una punta ci sono il diavolo e le sue tentazioni, sull'altra Nate & Co. La lingua biforcuta è caratteristica ascrivibile solo alla prima, nella quale fotografia, scenografie, costumi, musiche e montaggio d'assalto permettono di farsi beffe del glam sfruttandone i mezzi. La sceneggiatura riesce in questo frangente ad avanzare con assestate pennellate di cattiveria, offrendo soprattutto agli interpreti (ufficialmente) secondari materiale di buona qualità per far vedere di cosa son capaci. Tiratissima e nevrotica mantenendo inappuntabile calma, la Streep è—ancora una volta—nominabile all'Oscar, in uno di quei ruoli che sembrano fatti apposta per far divertire gente di classe come lei. Tucci e Blunt sono eccezionali caratteri comici di supporto, che fungono più apertamente da frecciata all'industria del fashion. Il tono è sarcastico, sostenuto col giusto controllo per evitare di sfuggire verso il ridicolo. L'unico neo del film è che di fronte a tanta bontà si presenta un quasi sconfortante campionario di sani e semplici valori in opposizione alla corruzione del successo: la frase «Andy, non ti riconosco più» farà la sua apparizione, e non vi resterà che star lì ad aspettare che i "momenti di riflessione" passino. Tutti sapete come finirà, ma in fondo in questo caso la scelta ovvia ha ragioni più motivate e non paternalistiche. Andy non si è arresa ma, da donna ormai indipendente che si è formata alla corte di Crudelia, non fa altro che scegliersi il futuro che voleva dall'inizio, quello davvero di successo con la S maiuscola: far la porta-caffé ad una maniaca dà molte meno soddisfazioni rispetto a vedere il proprio nome sotto al titolo di un articolo. Giudizio: ![]()
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Titolo originale: The Devil Wears Prada
Tale Aline Brosh McKenna, sceneggiatrice di film decisamente non passati agli annali come Laws of Attraction e Appuntamento a tre, scrive partendo dal libro omonimo di tale Lauren Weisberger; tale David Frankel (regista tv, di cui è in tema ricordare alcuni episodi di Sex and the City) dirige. Tre nomi così così cui però bisogna aggiungerne altri tre: Streep/Hathaway/Tucci. Se non ci fossero queste celebrità, Il diavolo veste Prada verrebbe meno al suo imperativo: essere glamour. Se la Miranda Priestly della Close viene universalmente paragonata a Crudelia De Mon è anche perché questo film Fox ha tutto l'aspetto e la magia di un evento natalizio come la versione in carne e ossa de La carica dei 101 con Glenn Close. È una finto(?)-provocatoria commedia di formazione, programmaticamente chic, con ancora troppi filmetti disneyani nel bagaglio ma fortunatamente anche quel qualcosa in più che la rende speciale quanto basta.








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