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L'ultimo re di Scozia Stampa E-mail
Scritto da Cine Zone   
Sabato 03 Marzo 2007 01:00
L'ultimo re di Scozia / LocandinaTitolo originale:      The Last King of Scotland
Nazione:      Gran Bretagna
Anno:      2006
Genere:      Drammatico
Durata:      121'
Regia:      Kevin Macdonald
Cast:      Forest Whitaker, Gillian Anderson, James McAvoy, David Oyelowo, Kerry Washington
Produzione:      DNA Films, Fox Searchlight Pictures, FilmFour, Cowboy Films Ltd., Cowboy Films, Slate Films, Tatfilm
Distribuzione:      20th Century Fox
Data di uscita:      16 Febbraio 2007

Trama: Durante una missione in Uganda, il dottor Garrigan, un medico scozzese, entra in contatto con il nuovo Presidente del Paese, il generale Idi Amin. Il dittatore in poco tempo accoglie Garrigan tra le fila del suo staff eleggendolo suo braccio destro, ma con il passare del tempo Garrigan diventa testimone - e complice suo malgrado - delle azioni brutali compiute da Amin. Sconvolto ed esasperato, il medico decide di fuggire dall'Uganda evitando di perdere la sua stessa vita. (Yahoo)

Recensione di ALBERTO DI FELICE

L'ultimo re di ScoziaIl libro di Giles Foden (che nel film appare come giornalista inglese, qual è) si ispira alla figura di uno stretto collaboratore del dittatore ugandese Idi Amin, Bob Astles. Il personaggio che ne è nato è quello di un giovane medico scozzese, Nicholas Garrigan, arrivato in Uganda all'inizio degli anni '70 ed accolto alla corte di Amin come medico personale. Lo scozzese Kevin Macdonald (La morte sospesa), su adattamento di Jeremy Brock (Charlotte Gray), realizza a partire da questo testo un eccitato ritratto d'uomo. Riesce a mescolare le spinte civili del soggetto tenendosi ad una qualche distanza dai mezzucci adoperati solitamente quando l'Africa viene narrata attraverso gli occhi del grande cinema impegnato da major.
Il film si concentra su una delle figure più pittoresche del folto panorama di dittatori africani, un uomo autoproclamatosi "ultimo re di Scozia" per le sue amicizie scozzesi di gioventù nell'esercito britannico. L'interprete scelto per impersonarlo si fa riconoscere non solo per la stazza fisica appropriatamente massiccia, ma anche per le doti drammatiche che ha già mostrato, fra i tanti altri, in Bird e La moglie del soldato. Forest Whitaker ha anche un'altra caratteristica fisica che, se non lo accosta al soggetto reale, gli dà uno spessore psicologico naturale non riproducibile: il suo occhio sbieco che sembra recitare e muoversi nervosamente con lui.
Anche solo la forza della sua fisicità rende con tutta evidenza i meriti di una prova giustamente premiata agli Oscar. Tanto che, sebbene notoriamente deformante o penalizzante, per quanto buono nell'occasione (la voce italiana è dell'ottimo Paolo Buglioni, che l'ha già doppiato nel film di Jordan), il doppiaggio non sembra un ostacolo.
L'ultimo re di Scozia è per alcuni versi vagamente accostabile a La caduta di Hirschbiegel. Sebbene non abbandoni un impianto vicino al tradizionale, fino ad un finale nel quale predomina l'azione, è infatti concentrato sul suo dittatore mostrando solo l'aberrazione delle sue febbrili convulsioni emotive anziché le conseguenze tragiche delle sue azioni. Usa in questo caso una figura secondaria, quella del medico interpretato da James McAvoy (il fauno Tumnus de Le cronache di Narnia, che senza trucco ha una preoccupante somiglianza — fortunatamente solo fisica — col nostro Silvio Muccino), per entrare nelle sue stanze private.
Ancora maggiore è l'effetto perché l'ottica di Garrigan viene resa efficacemente naïf: il risultato è che lo spettatore si ritrova ad essere vittima inconsapevole del suo stesso sguardo ambivalente. Viene così rispecchiato il paternalismo sfruttatore che non è inusuale quando l'occidentale pensa ed agisce in Africa: Garrigan arriva da medico volontario, abbraccia il dittatore come salvatore, si sollazza negli agi offertigli. L'infantile Garrigan non è insomma diversissimo dai gretti governi e compagnie varie che si preoccupano solo di sfruttare le risorse locali appoggiando o rovesciando, secondo convenienza, il dittatore di turno. Ben altro modo per esprimere il concetto rispetto ai monologhi di DiCaprio in Blood Diamond.
Macdonald utilizza una nevrotica camera a mano, attaccata al protagonista spesso in campo strettissimo sui suoi occhi o le sue mani. Ha successo nell'inspessire e tenere a bada una sceneggiatura che potenzialmente potrebbe lasciar spazio a spettacolarizzazioni. È il caso ad esempio del convulso finale nel quale tutti i nodi di trama devono venire al pettine, risolto nel suo punto più violento con una semplice lacrima di coccodrillo fornita dall'impagabile Whitaker. Come per l'interpretazione di Ganz, anche per la sua si potrebbe tirar fuori lo spettro dell'umanizzazione: uno spettro però da togliersi di mente allo stesso modo.

Giudizio:


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