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Saw III - L'enigma senza fine Stampa E-mail
Scritto da Cine Zone   
Giovedì 15 Marzo 2007 01:00
Saw III - L'enigma senza fine / LocandinaTitolo originale:      Saw III
Nazione:      Stati Uniti
Anno:      2006
Genere:      Thriller
Durata:      113'
Regia:      Darren Lynn Bousman
Cast:      Tobin Bell, Angus Macfadyen, Dina Meyer, Kim Roberts, Shawnee Smith, Bahar Soomekh
Produzione:      Lions Gate Films, Twisted Pictures
Distribuzione:      01 Distribution
Data di uscita:      9 Marzo 2007

Trama: Scampato di nuovo dalle mani della polizia, l'Enigmista, con l'aiuto della sua assistente Amanda, continua a terrorizzare l'intera comunità con i suoi giochi crudeli e contorti. Nel mirino del killer questa volta c'è la dottoressa Lynn Delon, rapita e costretta a trovare una cura per arrestare l'agonia mortale dell'Enigmista. Tutto questo mentre un'altra vittima, Jeff, inizia una disperata lotta contro il tempo per risolvere un intricato enigma e salvare così la sua vita e quella della dottoressa. (Yahoo)

Recensione di PIETRO SIGNORELLI

Saw IIISaw III, ovvero quando l'abuso dei seguiti porta a una terrificante camminata sugli specchi, o meglio, visto l'argomento del film, su degli irti spuntoni di una sceneggiatura che già con il secondo capitolo stava per scricchiolare, salvandosi per una scelta di situazioni di prigionia corali e di colpi di scena che ne risollevarono il risultato finale. Questo terzo capitolo gioca subito a viso scoperto in quanto conosciamo benissimo la coppia John/Amanda che tira le fila del perverso gioco di incastri, ma purtroppo man mano che l'azione prosegue invece di attirare l'attenzione e la curiosità dello spettatore tutto si affloscia in una sarabanda del gore fine a se stesso, fatto bene quanto volete, dato che alcune torture sono di una cattiveria allucinante (notevole quella ispirata all'inizio di Hellraiser 3) e realizzate davvero bene, ma comunque gusto del sadico che non è funzionale al procedere della trama come dovrebbe, arricchendo la suspance invece di catalizzarla, e possiamo anche notare una certa ripetitività nel design arrugginito "ad hoc" degli strumenti come quella della metodologia e ricerca delle chiavi.
Regista e sceneggiatore (il secondo regista del primo ottimo capitolo) cercano di chiudere la trilogia con il concetto dei corpi appesi per tenere con il fiato sospeso lo spettatore, cioè facendo sentire il tutto come "appeso a un filo" (quasi tutte le vittime sono in questa posizione), scadendo anche in improbabili citazioni famose (DeNiro in Taxi Driver allo specchio), e citandosi con la scena del fucile, dando un movimento percettibile solo in minima parte alle vere evoluzioni della trama che essendo quasi interamente da sviluppare in poche stanze chiuse alla fine si rivela troppo claustrofobica, cercando di inserire anche dei concetti e momenti psicologico/riflessivi.
Alcuni flashback cementano parti poco chiare dei primi due capitoli, cercando di comporre quindi nel trittico un affresco completo, chiudendo cerchi irrisolti di situazione che i fan della serie si domandavano da tempo. In definitiva un film che farà la gioia degli amanti del gore (c'è davvero di tutto, da operazioni chirurgiche a scarnificazioni più o meno profonde, da tagli auto inferti a macchinari complicatissimi e surreali, come quello dei suini, che farebbero invidia a quelli assai più innocui ma ingegnosi degli scontri di Macchia Nera e Topolino, situazioni di prigionia che se vogliamo sono la base del concetto di queste costrizioni mortali con possibile scappatoia), che non si risparmia negli effetti speciali e nella gioia di mostrare sadicamente il dolore, più e meglio dei predecessori, essenziali da visionare prima di questo (troppi rimandi al passato, visto da solo non significa nulla). Un finale raffazzonato e un disegno superiore davvero tirato per i capelli chiudono uno spettacolo chiuso nel suo genere di buon livello ma senza colpi di scena validi nella storia, da sconsigliare altamente a chiunque sia troppo sensibile. I due asterischi del giudizio sono una soddisfazione di genere più che un merito reale del film, relegato troppo ma forse anche giustamente al privilegio della comprensione da parte dei fan e non di uno spettatore dallo stomaco forte ma occasionale nella sua filologia. «Game over!» si dice nel film, e non possiamo neppure dire «Speriamo» in quanto il quarto capitolo è in arrivo...

Giudizio:


Recensione di ALBERTO DI FELICE

Saw III - L'enigma senza fine Dopo aver visto il terzo Saw due sono le alternative che si parano di fronte a chi voglia provare a farne un'analisi: prenderlo per quello che è, singolarmente (probabile rimanerne delusi), o allargare al sistematico. Propendendo (doverosamente, direi) per la seconda opzione, io mi trovo in una situazione difficile, avendo giudicato poco soddisfacente il secondo: Saw III mi sembra avere un suo perché, e ripensandoci deve averlo anche Saw II.
La serialità pare essere chiave essenziale di lettura di questi tre lavori. Non è casuale, né è da condannare, il fatto che le ultime due pellicole (e la terza in particolare; attenzione perché il finale di questa è a sua volta un "continua...") abbiano conquistato i caratteri propri (anche visivi e stilistici) di una serie televisiva a puntate. Ogni episodio è un tassello di un'opera generale: più che una puntata di una stagione, una stagione. Nel caso in specie, il fenomeno è quello delle bambole russe: il gioco di Jigsaw, quello che vediamo palese e truculento, copre sempre un fine che l'occhio della vittima e dello spettatore non riesce a vedere. E una volta arrivati a scoprirlo, alla svolta successiva il fine rivelato si dimostra essere in realtà la parte preparatoria di un nuovo gioco con nuove finalità.
Il carattere generale dell'impalcatura è in germe nel fatto che ci sia continuità nei realizzatori. La sceneggiatura di Saw III è infatti di James Wan e Leigh Whannell, co-autori del primo, e la regia è di Darren Lynn Bousman, che aveva diretto e co-sceneggiato con Whannell il secondo.
In Saw III si infrangono per la prima volta le scrupolose ed oneste (per quanto efferate) regole imposte dall'enigmista, sempre per un fine. Quest'ultimo è a sua volta scrupolosamente (per qualcuno, a rotto di collo) collegato a quanto sedimentato in precedenza: l'incastro di flashback che si riallacciano svelando retroscena databili al primo capitolo serve a cacciar dentro alla trappola la nuova vittima, che è quella che lo spettatore non sta guardando.
L'edificio poggia su fondamenta, quindi, su un sostrato che definirei morale nella sua metodicità. C'è però anche il fatto che ad insistere si finisce solo per gironzolare con metodo.

Giudizio:

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