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| I segni del male |
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| Scritto da Cine Zone | |||
| Mercoledì 11 Aprile 2007 01:00 | |||
Titolo originale: The ReapingNazione: U.S.A. Anno: 2006 Genere: Horror, Thriller Durata: 99' Regia: Stephen Hopkins Cast: Hilary Swank, David Morrissey, Idris Elba, AnnaSophia Robb, Louis Dupuy, Andrea Frankle, Samuel Garland, Stuart Greer Produzione: Warner Bros. Pictures Inc., Warner Bros., Dark Castle Entertainment, Chime Productions LLC, Chime Films, Village Roadshow Pictures Distribuzione: Warner Bros Data di uscita: 6 Aprile 2007 Trama: Katherine Winter, un'ex missionaria, ha perso la fede dopo che la sua famiglia è stata barbaramente uccisa e da allora si è dedicata alla soluzione scientifica dei misteri religiosi. Tuttavia, quando viene chiamata a risolvere l'incomprensibile apparizione delle dieci piaghe bibliche in una cittadina della Louisiana, Katherine si trova costretta a recuperare la fede perduta così da sconfiggere le presenze maligne che stanno affliggendo gli abitanti del luogo. (Yahoo) Recensione di PIETRO SIGNORELLI Le grandi star di Hollywood prima o poi si cimentano tutte nel genere horror-thriller: ricordiamo l'esempio illustrissimo di Bette Davis in Piano... piano, dolce Carlotta, quello molto meno illustre di Demi Moore in Half Light al pari di quello attinente il film di cui si parla nella presente recensione, di Gregory Peck ne Il presagio, oppure di Mia Farrow in Rosemary’s Baby. Hilary Swank, accettando di partecipare a questa versione moderna delle piaghe d’Egitto di biblica memoria, probabilmente ha voluto che la trama fosse fatta con una certa misura e senza cadute di tono, evitando l’inutile ridondante presenza di orpelli di sceneggiatura che molte volte affossano film di questo tipo (personaggi macchietta come il veggente saputello, svolte di trama senza particolare giustificazione, effettoni che stordiscono lo spettatore per fargli tralasciare la mancanza di sostanza di quanto sta seguendo, oppure il ragazzo hi-tech che con mezzi tecnologici batte il male atavico), concentrando lo scritto su un lavoro di lenta progressione che affascina e nello stesso tempo angoscia. Davvero notevole in effetti l’alone di paura che si crea, con quelle continue e progressive scoperte della verità e dell’entità del pericolo che circonda i due protagonisti ricercatori del college.La popolazione che interagisce durante la storia con Kaherine (la Swank) non è un miscuglio di personaggi eterogeneo e digrignante che ogni momento avvisa del pericolo costante, alzando il dito tremante, ma quanto più una comunità normale terrorizzata, che cerca la salvezza con le proprie forze, dato che dall’esterno sembra che abbiano mandato solo due impotenti ricercatori. Non vi sono presenti armi per quasi tutto il film – la protagonista non è Lara Croft, per cui non aspettatevi acrobazie o botti ad ogni svolta (non imbraccia poi mai un’arma da fuoco) –, la successione delle piaghe è molto morbida e senza particolare esagerazione (tranne che per le cavallette, scena davvero potente a livello di movimento, accompagnata da una musica perfettamente idonea), donando al tutto un giusto senso di equilibrio e di angoscia. Quello che stupisce, in una trama dopotutto abbastanza banale nella sua concezione di base, è il lavoro che viene fatto per dare sempre il senso del pericolo, come se ogni passo fatto potrebbe essere l’ultimo, con una progressione a piccoli step che la salita sulla scala (la scena migliore del film a mio parere, con quel vento e quei rumori che disorientano il pericolo uniti a un’inquadratura azzeccata provocando la stasi della sicurezza) sostiene e dimostra. Molto bella iconograficamente la foresta dell’inizio, con quel fiume rosso che la attraversa, come altrettanto belli sono dei flashback del passato con quei colori flou e tutti virati al chiaro, in un lavoro fotografico degno di nota soprattutto nelle sue sezioni agresti. Stephen Hopkins (Under Suspicion e Lost in Space) dirige con mano ferma e ponderata, mentre va una menzione di bravura alla bimba di La fabbrica di cioccolato e di Un ponte per Terabithia, Anna Sophia Robb (che qui conferma delle poliedriche capacità di base, alternando la recitazione in maniera parallela di generi facendo ben sperare per il suo futuro di attrice), mentre Stephen Rea fa la parte del prete stile esorcista, che fortunatamente appare pochissimo (un personaggio simile ormai è consunto e ben pochi o nessuno sono Max Von Sydow per interpretarlo a dovere) e solo in veste di necessario oracolo più ad uso degli spettatori che per il film, mentre Idris Elba è il compagno nero possente e rassicurante che ha non ha mai perso la fede in Dio pur cercando la verità scientifica. In definitiva un prodotto ben confezionato, privo delle solite superficiali banalità situazionali tipiche di questi film, ma penalizzato purtroppo da una trama che non passerà certo agli annali per punte di originalità. Si vede, si gusta e si esce senza amaro in bocca, anche se ben pochi saranno frementi nell’attesa di aspettare l’edizione in dvd per riscoprirlo, limitando la propria valenza ai 99 minuti della proiezione. Di questi tempi e per questi prodotti, visti anche i recenti sconquassi eseguiti con l'Omen del nuovo millennio, non è poco. Giudizio:
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