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Havoc - Fuori controllo Stampa E-mail
Scritto da Cine Zone   
Domenica 05 Agosto 2007 02:59
Havoc - Fuori controllo / LocandinaTitolo originale:      Havoc
Nazione:      U.S.A., Germania
Anno:      2005
Genere:      Drammatico, Romantico, Crimine
Durata:      85'
Regia:      Barbara Kopple
Sito ufficiale:      
Cast:      Anne Hathaway, Bijou Phillips, Shiri Appleby, Michael Biehn, Joseph Gordon-Levitt, Matt O'Leary, Freddy Rodríguez, Laura San Giacomo, Mike Vogel, Raymond Cruz
Produzione:      Media 8 Entertainment, Stuhall Productions Inc., VIP 2 Medienfonds
Distribuzione:      MediaFilm
Data di uscita:      3 Agosto 2007

Trama: Los Angeles. Allison ed Emily, due ragazze dell'alta borghesia americana, sono affascinate dal movimento hip-hop a tal punto da imitare il modo del vestire e di parlare dei loro idoli. Decise a vivere da vicino l'esperienza dei gangsta-rappers, si avventurano insieme ad un gruppo di amici nell'East Side, dove entrano in contatto con la 16th Street Gang, una banda di trafficanti di origine ispanica. Allison ed Emily sono disposte a tutto pur di entrare nella banda ma, quando si rendono conto di cosa vuol dire effettivamente, cercano di tornare indietro anche se potrebbe essere troppo tardi. (Yahoo)
 
Recensione di PIETRO SIGNORELLI

Havoc – Fuori controlloNelle settimane di agosto i recuperi di film, di anni recenti passati, possono risultare decisamente indigesti in quanto di valore praticamente nullo, usati solo per colmare la programmazione carente, ma in questo caso finalmente possiamo parlare di una eccezione che conferma la regola. Questo Havoc (a cui i distributori hanno aggiunto per maggior enfasi un sottotitolo che recita "Fuori controllo") è decisamente un buon film, con i suoi odori marci della metropoli oscura (la Downtown) che si sentono ben marcati, le sue ragazze incoscenti belle ed estreme, i ritratti di piccoli boss ispanici (Freddy Rodriguez, visto anche recentemente in Harsh Times di recente produzione, ormai in certe parti si cala benissimo nonostante il suo fisico minuto) che tengono bene la narrazione di un plot di base filiforme con stile anche se non taglio documentarista. La regista Barbara Kopple d'altronde regista di documentari lo è veramente, e non ha mancato di cercare il ritratto dei personaggi immettendoli nelle loro realtà suburbane e della high class, connubio lontano ma affascinante con perfette correlazioni di unione.
Di fatto il viaggio delle due ragazze fondamentalmente annoiate (come detto chiaramente nel documentario girato dallo studente, film nel film che omaggia professione e passione dell'autrice) è perfettamente veicolato senza accelerazioni brusche, con il primo incontro con gli spacciatori eseguito timidamente con i bulli della loro gang (che poi risultano essere pavidi e inconsistenti), per proseguire dopo la delusione con un viaggio personale verso l'incontro e la realtà che risulta essere diversa da come loro se la aspettano, del tutto priva di romanticismo e di sole accettazioni dell'essere usate senza scelte se non quelle stabilite dalla gang, dove diversamente che nella banda giovanile non sono le donne dei teencapi ma le donne di tutti. Davvero sporca l'ambientazione, come priva di formalismi e di sorrisi (grandiosa la battuta nel viaggio delle 4 ragazze verso la downtown, una sorta di Sex and the City verso il marcio, che recita «Che cosa hai da sorridere?», gesto distensivo davvero impossibile in un simile putrescente contesto) è tutta la metratura, che non risparmia il mostrare l'ipocrisia dei genitori della ribelle Ellie sia quella dei genitori dell'amica protagonista del fatto cardine della sceneggiatura, dove le colpe vengono scaricate in modo comodo e disonesto.
Un film robusto, per nulla accondiscendente che permea se stesso di oscuro in ogni sua parte senza paura di mostrarsi a 360 gradi, come la splendida protagonista femminile che esegue rapporti orali (nascosti alla vista), spogliarelli decisamente erotici e mostra il suo seno in maniera conturbante. Anne Hathaway l'abbiamo già vista ne Il diavolo veste Prada dove faceva la segretaria stressata e rampante di Meryl Streep, e in questo film precedente (è del 2005) ha mostrato la sua voglia eversiva di esplodere a qualunque costo. Davvero una bella perfomance tutta esagerazione la sua, conforme a quella del personaggio che scopre di aver sorpassato limiti da cui è difficile retrocedere.
In parte di contorno abbiamo Michael Biehn (interprete anti-Swarzy di Terminator e di Aliens), mentre Bijou Phillips (vista anche in Hostel 2) è l'amica incosciente che non teme di passare il confine grazie all'aiuto di colei che propone la nuova strada e di cui si fida ciecamente. In definitiva un film davvero interessante, che non ha una trama robustissima per i suoi intenti di viaggio-documentario nel mondo sporco dei piccoli boss e dei sobborghi, con una protagonista sorprendente e che ha un finale particolare e che fa in modo di controllare quanto noi abbiamo imparato dai suoi insegnamenti lasciando molto aperta l'interpretazione.
Vietato ai minori di 18 anni per scene di sesso spinte (ma non esplicite) in alcune scene e per l'atmosfera decisamente oscura e disturbante.
 

Giudizio:

 
 
Recensione di ALBERTO DI FELICE
 
Havoc - Fuori controlloChi pensa che Stephen Gaghan (Traffic, Syriana) sia uno degli sceneggiatori più sopravvalutati del recente passato potrà contento trovare conferma della propria convinzione in questo inutile assemblaggio di motivetti d'accatto. Ragazze bianche viziate che oltrepassano i confini consentiti perché da giovani bianche e ricche si annoiano. Messaggio peraltro ripetuto (un po' squallida la trovata del documentario nel film, tirato fuori quando fa ridicolmente più comodo) ad nauseam, in caso qualcuno non avesse capito. Ripescato quest'estate dalla distribuzione evidentemente per la gentile presenza (finalmente posso dire di averle visto le tette) della bella Anne Hathaway.
Al di là della sceneggiatura, che si accontenta di scimmiottare temi tendenti al giovanilistico allo stesso modo in cui Joseph Gordon-Levitt e Matt O'Leary fanno il verso alla parlata da pappone nero (non voglio sapere come abbiano provveduto col doppiaggio: mi basta sapere che per scelta degli adattatori dei dialoghi da oggi "andare a downtown" è entrato fra le espressioni consentite nella nostra lingua), questo film conta una sola idea una.
L'ultima scena, con le due bande rivali che si incrociano in macchina per tornarsene ognuna al proprio quartiere. Concetto però andato a farsi benedire grazie allo schermo nero con sgommata e colpi di pistola conclusivi. Mi ero illuso: quello che avevo capito io non era quello che aveva in mente Barbara Kopple. Della regista, nota documentarista, non ho visto nulla. Dev'esser successo comunque qualcosa dall'Oscar del 1977 per Harlan County U.S.A. ad oggi.
 

Giudizio:

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