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| SuXbad – 3 menti sopra il pelo |
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| Scritto da Cine Zone | ||||||||||||||||||||||||||||||||
| Giovedì 27 Settembre 2007 05:58 | ||||||||||||||||||||||||||||||||
Recensione di ALBERTO DI FELICE Co-prodotto da Judd Apatow di 40 anni vergine, Superbad è l'ultima attrazione comica a giungere dagli Stati Uniti dopo il ciclone Borat. È anche l'ultimo appartenente al genere liceale che dagli anni '80 è diventato un punto fisso, con pochi alti e molti bassi, della produzione hollywoodiana.Seth Rogen ed Evan Goldberg sono le menti dietro il film diretto da Greg Mottola (in precedenza una sola prova all'attivo, L'amante in città del 1996), due amici d'infanzia che a 13 anni a Vancouver hanno iniziato, a detta loro, a scrivere la sceneggiatura. Non a caso i protagonisti hanno i loro nomi. Lo stesso Rogen (che è protagonista dell'ultimo di Apatow, Knocked Up—per noi Molto incinta, in uscita il prossimo ottobre) appare nel ruolo di uno dei poliziotti «scemo & + scemo» assieme a Bill Hader. Girando attorno al sempreverde mito dello sverginamento in tempo utile prima di partire per il college, il film aspirerebbe in realtà—ed è stato lodato per questo dalla stampa d'oltreoceano, spesso pronta ad entusiasmi spropositati e a-critici—ad essere un quasi-inno «maturo» all'amicizia maschile. Seth (Jonah Hill) ed Evan (Michael Cera) hanno passato gli ultimi tre anni a cazzeggiare con l'altro amico nerd Fogell (Christopher Mintz-Plasse), ma ora che si separeranno per gli studi in diverse università, con qualche attrito e delusione, rimane l'ultimo scoglio da superare: basta procurarsi litri di alcol da portare ad un party (e necessario documento che attesti l'età pari o superiore ai 21 anni) e il successo in terza base dovrebbe essere assicurato. Il film ha quantomeno buon gioco nell'appropriarsi del gergo di riferimento, riprodotto da Hill e Cera in piena scioltezza. Per apprezzare il gioco, che non è fatto tanto di battute fulminanti quanto del ritmo e della tipicità dell'espressione, bisogna vedere la versione originale. Non avendo visto la versione italiana, posso solo sperare—e anche dubitare, dato il nuovo titolo (compresa la X) che ha inventato la distribuzione nostrana—che l'adattamento dialoghi abbia funzionato al meglio delle possibilità. Il divertimento da «tutto in una notte» non manca, specie nell'assoluto delirio dei due agenti Slater e Michaels che si concedono una nottata di stacco dalla responsabilità di tutori dell'ordine in compagnia di Fogell/McLovin. È però quando ci si incanala nelle condutture che portano al lieto fine con catechizzante morale che la costruzione, al di là delle bighellonate, comincia a cedere del tutto. Al momento di andare al sodo, con modalità diverse le tre «prime volte» vengono interrotte. Per mostrarci, nella sostanza, che l'alcol e il sesso (prima c'ha pensato anche un'uscita figurativamente parecchio infelice di liquido mestruale) sono cose brutte. Ma soprattutto è qui che la pellicola rivela un intento didattico ancor più ignominioso. Dopo che i desideri a lungo covati con ansia si sono sgonfiati, si mostra quasi palesemente l'attaccamento omoerotico fra Seth ed Evan, facendo cose pessime nella conclusione. Oltre a negare il sesso etero, questa costringe i due a dirsi addio (con tanto di dipartita chiarificatrice al centro commerciale, in compagnia delle rispettive ragazze a fare il lavoro e della «P.S. I Love You» di Curtis Mayfield a commentare). Perché così va la vita—o peggio, perché così è giusto. Di cattivo gusto, in quest'ottica, l'inserto del bambino fallomane disegnatore di peni, che Seth dimostra in pratica di soffocare alla ricerca di una necessaria «normalità». L'amicizia virile va bene, insomma, ma deve sapere dove fermarsi. Superbad dura probabilmente almeno venti minuti più del necessario. Quei venti minuti in più lasciano l'impressione del tristemente fraudolento. Giudizio: ![]() Recensione di PIETRO SIGNORELLI Tralasciando il solito sottotitolo italiano (che riprende Scamarcio e il suo 3 metri sopra il cielo) demente e inutile, scelto con un concorso via web tra utenti, ecco che arriva la nuova versione de La rivincita dei nerds in una chiave leggermente diversa. Evan e Seth sono due amici per la pelle destinati a lasciarsi per prendere strade diverse dopo gli studi, e Greg Mottola (ritorna alla regia dopo ben 11 anni seguendo il film L'amante in città con Stanley Tucci) fonda su questo disagio la sua commedia adolescenziale che vive di situazioni ormai consolidate nel genere.Abbiamo però stavolta una grossa differenza: i nuovi nerd sono duri, massicci ed incazzati e non hanno nessuna voglia di subire oppure di lasciare le belle ragazze ad altri. Combattono, si ingegnano e primeggiano anche se la sfortuna li perseguita. E così il trio di soliti noti (il grassone, il timido, l'occhialuto magro e complessato) diventan quello che guida le situazioni, compreso l'indirizzare la polizia (due assurdi agenti che sembrano usciti da Scuola di polizia) verso la retta via e l'uscita da una situazione compromettente. Certo, il linguaggio è sguaiato, le situazioni piene di déjà-vu e cliché (le feste con ragazzi fatti e completamente ubriachi), ma la morale del film è tutta improntata sulla ricerca della vera amicizia tra i due (McLovin è solo un terzo incomodo davvero forte) e sulla ricerca dell'amore e non del sesso, che viene incredibilmente rifiutato nel momento più facile da avere, per trovarlo poi vero e sereno nella dolce scena finale, straniante rispetto a tutto il tono da commedia spinta del film. Le battute e le gag, non c'è bisogno di dirlo, sono tutte improntate sul bisogno ormonale da soddisfare, sulla masturbazione, e su una iconografia fallica spinta (vedere le immagini sui credits finali a tale proposito, del tutto fuori di testa ma anche geniali) per poi dirigersi in una zona diversa, quella del vivere una vita libera che non dipende come successo dall'aver portato a letto la bonazza di turno, rivincita di McLovin e degli altri due sulle incombenze che mode e consuetidini scialbe impongono. Purtroppo, ovviamente, c'è un ma. Questi piccoli buoni semi di cui si parlava, visibili in alcuni piccoli siparietti (il finale e piccole scene a due tra amici), si intravedono appena nascosti da quintali di nerdate e contronerdate già viste, che in alcuni comparti escono preponderanti per paura di fallire nel bersaglio di soddisfare il pubblico venuto per vedere una commedia che potremmo definire del «maial college» (riprendendo il titolo italiano di un film). Diciamo che andrete a vedere il film che vi viene promesso, ma qualcosina in più c'è. Peccato che, essendo la qualità del genere tanto infima, queste poche cose non possano dare valore particolare. Giudizio: ![]()
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Co-prodotto da Judd Apatow di 
Tralasciando il solito sottotitolo italiano (che riprende Scamarcio e il suo 3 metri sopra il cielo) demente e inutile, scelto con un concorso via web tra utenti, ecco che arriva la nuova versione de La rivincita dei nerds in una chiave leggermente diversa. Evan e Seth sono due amici per la pelle destinati a lasciarsi per prendere strade diverse dopo gli studi, e Greg Mottola (ritorna alla regia dopo ben 11 anni seguendo il film L'amante in città con Stanley Tucci) fonda su questo disagio la sua commedia adolescenziale che vive di situazioni ormai consolidate nel genere.








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