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| Bianco e nero |
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| Scritto da Cine Zone | |||
| Martedì 15 Gennaio 2008 02:00 | |||
Titolo originale: Bianco e neroNazione: Italia Anno: 2007 Genere: Drammatico Durata: 100' Regia: Cristina Comencini Cast: Fabio Volo, Ambra Angiolini, Aïssa Maïga, Eriq Ebouaney, Anna Bonaiuto, Franco Branciaroli, Katia Ricciarelli, Maria Teresa Saponangelo Produzione: Cattleya, Rai Cinema Distribuzione: 01 Distribution Trama: Elena e Carlo sono due coniugi dalla vita apparentemente tranquilla, lei impegnata nel sociale in una organizzazione pro africa, lui invece riparatore di computer socio in una società dai risultati altalenanti. Carlo non sembra interessarsi molto alle attività in cui crede ed è coinvolta la moglie, ma una sera di malavoglia è costretto a partecipare ad una riunione dell'associazione, dove conosce la bella Nadine, compagna del collaboratore e collega nero di Elena. Anch'essa stanca di sentire storie sull'Africa da aiutare, si ritrova a condividere con Carlo molto di più di quello che sembrava fosserci all'inizio di questo incontro occasionale, per colpa soprattutto di un pc truffaldino che...
Recensione di PIETRO SIGNORELLI
Cristina Comencini torna alla regia dopo l'ottimo La bestia nel cuore con Giovanna Mezzogiorno, con un film che parla di interazione razziale e di rapporti difficili tra persone di pelle di colore contrario. O almeno, bisognerebbe dire, cerca di parlare. Di fatto la storia di Elena (Ambra Angiolini, che torna dopo la presenza in Saturno contro di Ozpeteck, qui fa un po' la Mezzogiorno dei primi tempi e dell'Ultimo bacio), moglie tradita da Carlo (Fabio Volo, che dopo Uno su due sembra non voler abbandonare la ricerca di cinema con denuncia), è parecchio incolore e invece di diventare caffelatte appare parecchio trasparente e priva di convincenti sfumature.La Comencini ci racconta di un uomo apparentemente innamorato della moglie, senza particolari stimoli ma senza neppure troppa voglia di cercare chissà che avventure, che casualmente incontra la splendida Nadine (Aïssa Maïga), moglie del collega nero di Elena, Bertrand, che è impegnata nel sociale in una campagna pro Africa. Carlo e Nadine si innamorano perdutamente, ma ovviamente avendo ognuno dei figli ed un compagno la cosa non è certamente semplice, soprattutto perchè sentono addosso i pregiudizi sia di una parte che l'altra parte. La regista, figlia del grande Luigi, si impegna a mettere la cornice ma non il quadro, ci parla di difficoltà razziali quando di base queste non sono invece nulla nell'economia della storia. Un po' come quei film sciocchi ed ingenuotti che ci parlano delle difficoltà di integrazioni dei gay quando ormai gli stessi sono una realtà consolidata e ben accettata da tutti senza problemi in una società tollerante che, in questi casi e in questi tipi di confronti, pensa più alla propria integrità dei nuclei pensanti che a una vera minaccia delle realtà esterne, il film ci mostra una comunità nera romana assolutamente autosufficente in Italia e completamente sofferente nel proprio paese, ci dice che anche la famosa scena della doccia nella fontana di Trevi di Anita Ekberg ne La dolce vita di Fellini può essere girata con un attrice nera (e quale problema di base ci sarebbe stato? L'iconografia del tempo fu fatta non certo pensando a un problema razziale, non erano certo film girati al tempo del nazismo e non aveva come regista la Riefensthal portatrice di propaganda), ci urla contro che di fronte all'amore nulla può il mondo che lo ostacola, ma dimentica completamente che il vero problema di base non è l'unione tra persone di colore diverso, ma il fatto che ognuna delle due parti ha una famiglia propria fatta di figli e di coniugi. Per cui il film ci comunica una visione distorta da dove sembra voglia parare, e alla fine se girassimo la sceneggiatura a colori invertiti oppure monocromatica alla fine tutto sarebbe uguale perdendo l'istinto di ogni denuncia di razzismo (comportamenti legati blandamente agli orripilanti e farneticanti discorsi del cognato di Nadine) con una sequenza priva di senso come poche che vede un palazzo sede di una conferenza del consolato del Senegal pieno di neri con camerieri bianchi, valida solo per riempire la metratura in quanto ha un dubbio significato di comparazione del tutto vuota. E soprattutto, particolare non da poco, Nadine non è una nera qualsiasi, ma una realizzata workwoman («Quale carta di credito vuole?») splendida e avvenente per bianchi, gialli rossi o a pois. Si perde nel lavoro, a furia di assommare banalità (con la ricerca ogni momento del mischiare i colori, le mani bianche con le nere e via dicendo per ribadire l'assodato) ogni valore di approfondimento che sembrava voler cercare l'incipt, per poi risultare alla fine una commedia italiana della sopravvivenza alle corna come tante già viste. Come quasi ogni film americano che parlava dell'argomento (citiamo su tutti lo splendido Lo specchio della vita di Douglas Sirk) viene accennato il discorso della bambola (qui una Barbie) che è più bella bianca o viceversa. Famiglie con macchiette (il padre di Elena, Franco Branciaroli, che racconta l'intenso amore con la Nera Maramba all'infinito, che ha una moglie , Anna Bonaiuto, altera e con un dispotico atteggiamento protettivo, oppure come la madre di Carlo, Katia Ricciarelli, comprensiva ed indulgente dimenticando la nipotina abbandonata in nome degli ormoni) fanno da corollario non certo originale alla vicenda. Alla fine rimane di buono l'impegno oppure la furbizia di voler accennare all'argomento, con un finale tracimante, senza però minimamente riuscire a dare una visione ma quanto più un quadro personale banale del tutto implume che non vola. In definitiva un film molto leggero rispetto alle aspettative, semplicemente gradevole passatempo da vedere ma banale di fondo, che non deve minimamente essere fautore di speranze previsione, con argomenti sociali messi lì dentro a forza in una vicenda dallo svolgimento ben diverso. Certo che se film/furbata così sono considerati di interesse culturale siamo a un livello concettuale ben basso. Dicono che per meglio concettualizzare ed aiutare lo spettatore bisogna anche saper essere leggeri nell'esplicazione dell'argomento, ma del resto andrebbero almeno date le basi per un eventuale approfondimento, anche perchè chi visiona è molto più furbo di quanto chi propone pensi. Giudizio:
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Titolo originale: Bianco e nero
Cristina Comencini torna alla regia dopo l'ottimo La bestia nel cuore con Giovanna Mezzogiorno, con un film che parla di interazione razziale e di rapporti difficili tra persone di pelle di colore contrario. O almeno, bisognerebbe dire, cerca di parlare. Di fatto la storia di Elena (Ambra Angiolini, che torna dopo la presenza in Saturno contro di Ozpeteck, qui fa un po' la Mezzogiorno dei primi tempi e dell'Ultimo bacio), moglie tradita da Carlo (Fabio Volo, che dopo Uno su due sembra non voler abbandonare la ricerca di cinema con denuncia), è parecchio incolore e invece di diventare caffelatte appare parecchio trasparente e priva di convincenti sfumature.








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