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| Saw IV |
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| Scritto da Cine Zone | |||
| Martedì 06 Maggio 2008 01:55 | |||
Titolo originale: Saw IVNazione: Stati Uniti Anno: 2007 Genere: Crimine, Horror, Thriller Durata: 95' Regia: Darren Lynn Bousman Cast: Tobin Bell, Lyriq Bent, Costas Mandylor, Scott Patterson, Betsy Russell, Angus Macfadyen, Justin Louis, Simon Reynolds, Donnie Wahlberg, Shawnee Smith, Athena Karkanis, Marty Adams Produzione: Lions Gate Films, Twisted Pictures Distribuzione: 01 Distribution Data di uscita: 30 Aprile 2008 Trama: Il crudele enigmista, l'uomo che prepara trappole incredibili ma con almeno una possibilità di uscita per redimere i colpevoli con giustizia del tutto personale, apparentemente è defunto, sconfitto dal male che lo ha divorato e dagli eventi. Ma la catena di omicidi ricomincia senza tregua, e soltanto Riggs, un poliziotto di colore con un passato collegato a una delle vittime del giustiziere/ingegnere sembra poter fare qualcosa. Ma anche lui è una delle vittime del crudele gioco a rimpiattino che il misterioso Jigsaw ha ideato. Farà le scelte giuste?
Recensione di ALBERTO DI FELICE
Non rimane molto di nuovo da dire sulla saga dell'enigmista. Se non altro, come già si faceva in riferimento al precedente terzo capitolo, e come testimonia l'inarrestabile volontà produttiva (un nuovo episodio è previsto negli USA per il prossimo ottobre), ne va registrato il pieno inserimento entro i canoni della serialità televisiva, seguendo le cui regole vengono ormai sviluppati, sia narrativamente che stilisticamente, eventi e personaggi. Tanto che per parlarne propriamente bisognerebbe analizzare più da vicino il complesso delle opere, piuttosto che i singoli film.Si avverte per di più in questo episodio un cambio di marcia. Enigmista (Tobin Bell) e complice (Shawnee Smith) sono ormai morti, ed intuibilmente i nuovi sceneggiatori Patrick Melton e Marcus Dunstan—che si occuperanno anche del prossimo, ancora diretto da Bousman—stanno iniziando a sviluppare il testo in direzioni inedite e, per quanto è dato modo di comprendere, ancora oscure. Non è neanche questa una novità, in un progetto che dopo il grande successo commerciale del capostipite ha saputo diabolicamente sfruttare e ribaltare i propri apparenti buchi per ricavarne nuove trame e gare morali, lasciando del pari un po' confusi. Appunto per questi motivi si ripresenta immancabilmente quel dilemma di morale della rappresentazione e morale della visione che in relazione alla serie ha generato parecchie critiche, alimentate dal sadismo fisico e psicologico del "gioco". Lo gnomico Jigsaw se la suona e se la canta un po' come gli pare, e intanto noi assistiamo allo spettacolo. Il film vuole lusingare le nostre perversioni? Siamo sadici anche noi? La visione morale sottostante è effettiva, è effettiva e discutibile, o è solo una scusa per nascondere un abbrutimento? Il flashback diventa l'elemento caratterizzante dello specifico di Saw IV, sequel-prequel, e può fornire parziale risposta a questi interrogativi—o generarne di altri. L'enigmista esiste ora solo nell'immateriale dei propri moventi relazionali, il suo cancro diventa perdita di un figlio e quindi paternità mancata, abbandono di una moglie (Betsy Russell), somatizzazione epifenomenica. La rivelazione di questa parte della storia si legge al contempo con l'alternata indagine del poliziotto Rigg (Lyriq Bent) sul senso di giustizia della sua stessa professione, sulla collisione del mestiere ingrato con la sfera intima, sulla procedura legale ed amministrativa che sovrintende il rapporto di fiducia fra colleghi. Ci sono giustappunto questi nuovi elementi di un enigma incrementale, nel quale l'unica paurosa certezza è quella di star guardando attraverso gli occhi, convincenti e dubbi, di qualcuno cui piace speculare sull'ambivalenza dei nostri stessi assunti personali. Non si perverrà ad una risposta in Saw IV, capitolo in cui Jigsaw sembra infine aver trovato un nuovo alleato proprio nel mondo di Rigg—vedremo nel quinto dove ciò ci condurrà. Pare però abbastanza chiaramente che l'apparato moraleggiante ed il latrocinio di sangue, più che fornire risposte delle quali nessuno forse ha bisogno, si stiano costruendo pian piano in un'interessante architettura nella quale l'etica inconfessata del singolo incontra quell'edificio poco edificante delle sue fondamenta sociali. Giudizio: Recensione di PIETRO SIGNORELLI Darren Lynn Bousman (che ha diretto anche il secondo e terzo capitolo della saga di Saw) prosegue il racconto delle gesta delle azioni del terribile ingegnere giustiziere che lascia almeno una via aperta per la salvezza alle sue vittime. All'inizio di questo quarto chapter vediamo su un tavolo dell'obitorio il corpo ormai privo di vita dell'enigmista pronto per una autopsia: mentre viene sezionato il corpo, viene rinvenuto uno dei suoi nastri/tape... l'incubo ricomincia. Ma chi è il nuovo giustiziere?Bisogna dirlo subito, davvero niente male questo nuovo atto (assolutamente non l'ultimo, in arrivo ad ottobre il quinto capitolo e il sesto è in preparazione, d'altronde con i guadagni che hanno queste saghe è difficile per i produttori non continuarne le gesta) di Saw, che ha gli stessi difetti di credibilità di sempre (trappole davvero troppo esagerate per poter essere credibili se eseguite da un solo uomo oppure da lui e un adepto), ma in questo caso il gusto splatter/gore è sparato a livelli inauditi, con sezionamenti strepitosi nell'effettone, morti atroci eseguite nelle maniere più sadiche possibili, invenzioni fantasiose di come un macchinario possa condurre a lasciare questa valle di lacrime non senza aver sofferto oltre ogni limite. La trama non si discosta dalle precedenti, aggiunge l'elemento di capire chi dirige il crudele ballo delle atrocità, la polizia come sempre si agita senza condurre in maniera seria l'indagine trovando casualmente gli elementi e solo perché l'enigmista lo vuole (come se si scivolasse sugli indizi tali e quali una buccia di banana messa dove stiamo camminando da qualcuno), il grande burattinaio ha tutto sotto controllo e non perde colpi. Come in altre saghe arrivati al capitolo 4 si narra in flashback il passato dell'enigmista, fanno vedere l'origine della maschera e conosciamo la sua famiglia, in modo da completare il discorso della saga nella sua completezza. Il protagonista di questo capitolo è un detective del corpo speciale Riggs, che viene rapito e sottoposto al solito crudele gioco: «Vivere o morire? Fa' la scelta giusta». Con queste premesse si capisce benissimo che la visione del capitolo odierno senza la conoscenza dei precedenti è del tutto inutile, ci sono troppi rimandi più o meno indiretti (soprattutto al terzo capitolo) al passato, chi si avvicina senza background elabora compiutamente ben poco di quanto visto, e d'altronde il discorso di riprendere i dvd ormai sul mercato è un ulteriore impulso al marketing che non deve mancare nell'ottica produttiva. Preparatevi a uno spettacolo macabro violento senza particolari interruzioni (gli stomaci deboli si esentino ma è inutile dirlo) e di proporzioni esagerate anche rispetto ai precedenti capitoli, con macchinari talmente elaborati degni delle migliori invenzioni di macchia nera che vuole incastare topolino. L'effetto migliore è sicuramente quello iniziale dell'autopsia, ma tutti sono da rimarcare in un ottica splatter (oltre che per l'insano sadismo, davvero danno da pensare certe elaborazioni come quella dei pali appuntiti di ferro nei punti del corpo) per la fantasia di come avvengono ma anche per la quantità industriale di sangue che scorre da ogni parte possibile. Il tema musicale ossessivo poi rende il lavoro ancora più coinvolgente, riuscendo a dare il pathos nel momento giusto. Tra l'altro la trama è tutt'altro che lineare, con flashback, introduzione di personaggi con loro protagonismo della vicenda parallelo in attesa delle inevitabili ricongiunzioni, nonostante qualcosa rimanga (volutamente, visto la proiezione futura dei nuovi capitoli) oscuro alla fine del film e vi troverete a discuterne post visione con i vostri amici che hanno condiviso questa nuova esperienza enigmistica. Inutile poi cercare delle cognizioni di denuncia a film come questi, la punizione avviene in quanto mezzo della follia e non certo come giudizio universalmente riconosciuto dei crimini, il tema se spetta a qualcuno decidere di togliere la vita a chi l'ha tolta (o seviziata e maltrattata) non può far parte di discussioni su film come Saw, che sono fatti unicamente per soddisfare gli appassionati di un genere, venuti a divertirsi a tinte forti con pop corn e coca cola, lasciando queste discussioni a film perfetti come Se7en. La fotografia è sporca al punto giusto, come gli ambienti che anche senza odorama olezzano di marcio e trascurato, aumentando il senso di cupo e frustazione di fronte agli eventi. Film di genere, ma se la costruzione è buona, se la continuazione della trama introdotta anni prima valida, non possiamo negare che il compito è svolto in pieno. Rimane confinato in un suo specifico valore, che esiste e sarebbe stupido e pedante negare per solo catalogazione di sottogenere (non lo fece Kubrick, e chi siamo noi per farlo?). In definitiva un film che gli appassionati della serie, incuranti dei suoi difetti di natura, adoreranno, inutile per chi si avvicina ad esso per la prima volta perché non ne godrà della trama, dagli effetti splatter ben fatti, ridondanti e fantasiosi, di un sadismo che avrebbe fatto venire l'infarto ai miopi censori che al tempo bloccarono il Cannibal Holocaust di Deodato. Giudizio:
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