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| Scritto da Cine Zone | |||
| Lunedì 18 Agosto 2008 10:43 | |||
Titolo originale: The FlockNazione: Stati Uniti Anno: 2007 Genere: Poliziesco, Drammatico, Giallo, Thriller Durata: 105' Regia: Andrew Lau Cast: Richard Gere, Claire Danes, KaDee Strickland, Ray Wise, Russell Sams, Avril Lavigne, Kristina Sisco, Dwayne Barnes, Matt Schulze, Debrianna Mansini, Ed Ackerman, French Stewart, Paul Scallan, Susan Conklin, Carmen Serano Produzione: Bauer Martinez Studios, Double Nickel Entertainment, Gibraltar Films, Lucky 50 Productions, Templar Films Distribuzione: 01 Distribution Data di uscita: 15 Agosto 2008 Trama: Erroll Babbage è un detective che ha un arduo compito: dover controllare il domicilio di un ampio numero di criminali sessuali schedati e riconosciuti nella sua zona, lo deve fare da solo e ogni volta si scontra con i loro comportamenti e le loro perversità che deve esplorare in difficili interrogatori al limite della legalità. Questo lavoro lo corrode dentro, lo rende violento, insicuro e i suoi superiori decidono di togliergli l'incarico affidandolo a una nuova e giovane donna, Allison Lowry. Il tormentato Babbage ha un ultimo compito: addestrarla in tre settimane, nelle quali Allison conoscerà le perversioni e la violenza di uomini e donne privi di freno. Il suo viaggio all'inferno comincia, cercando nel frattempo di risolvere un brutale caso di rapimento eseguito ai danni di una ragazza della società bene. Recensione di ALBERTO DI FELICE Al suo debutto americano, Andrew Lau è sbarcato negli USA direttamente sugli scaffali dei videonoleggi, e da noi si è smarrito nella distribuzione ferragostana. In effetti, tanto si merita questo thriller che vellica—dando un colpo al cerchio e un altro alla botte, e finendo giusto un pelo sotto l'iper-giustizialista—il conformante moralismo del vigilante di quartiere. La penna di Hans Bauer e Craig Mitchell (due ai quali andrebbe definitivamente impedito di combinare altri guai) figlia un feccioso thriller che potrebbe dirsi “dell'anima”, tendenzialmente diviso fra le opposte calamite della querela e dello spirito da faida—e più passano i minuti più la prima viene attratta nel campo d'azione della seconda.Abbiamo alcuni luoghi notori del poliziesco. Basterebbero i due principali: il poliziotto (che sarebbe poi un assistente sociale, ma non si nota molto) scontroso e violento dal passato burrascoso, ossessionato dal lavoro; il neofita di belle speranze messo sotto la sua ala. Quest'ultima figura si fa donna, anzi ragazza, sotto i lineamenti spigolosi e ad un tempo flebili di Claire Danes, chiamata ad essere la figlia che l'Erroll Babbage di Richard Gere non ha avuto. Il fatto che l'assistente sia femminile serve forse (oltre che da grillo parlante), nelle intenzioni, anche a bilanciare quello che si rivelerà frettolosamente un vero e proprio accanimento su un'altra figura femminile. Come un uccello da rapina, seguendo una modalità di risoluzione che agevola il panorama entro cui si muove Babbage, lo script crolla difatti in picchiata coinvolgendo—anzi, eleggendo decisamente a regina—nel meccanismo di agnellini che si fanno belve una sorvegliata dormiente del “detective” (KaDee Strickland), che fa da “Jane Doe” ipotetica in un duello che non risparmia nulla dei coinvolti, gonfio dell'intero livore che domina il film e pronto a risputarlo fuori, quando ormai «il branco» si era composto, sotto forma di sfida psicologica a due, pistola in mano e grilletto incandescente, fra buono tormentato e cattiva perversa. Ma manca la sfumatura retrostante che possa far apparire il tutto qualcosa di più di un semplice tiro al bersaglio facile. Lau, d'altronde, si muove nella caccia al riscontro dell'indagine senza molte idee (non si sa, tra l'altro, quanto si debba—presumibilmente, in negativo—alle parti rigirate da Niels Mueller), cercando lo scatto cinetico-chimico per mandarci sin dalle prime sequenze assieme all'investigatore nel vortice che raggruppa questo invisibile gregge di depravazione, lussureggiante sotto il suolo di Albuquerque. Peccato che il gregge sia visibilissimo e già segnato: ogni diffidenza e sospetto di Babbage si rivelano comunque fondati, ed ogni seme di riflessione (si prenda la rissa alla tavola calda con i due ragazzi che si stanno sbaciucchiando senza pudore) sembra sfociare in un fosco monito sessuofobo. Giudizio: ![]() Recensione di PIETRO SIGNORELLI Dietro a un titolo italiano che come al solito nulla significa (l'originale, The Flock, cioè “branco di animali” aveva ben altro significato) si cela una delle pellicole più intense degli ultimi tempi, sorretta da un Richard Gere misurato e complesso come non mai, nella parte di un detective che ha assorbito, e sta ancora assorbendo, i lati oscuri delle persone con cui viene a contatto per via del suo lavoro (ricordiamo l'assunto di Fight Club «Le cose che possiedi finiranno per possederti», qui la frase è «A furia di combattere i draghi si diventa uno di loro» oppure «A furia di guardare dentro l'abisso si cade dentro»).Il suo personaggio, un detective di nome Erroll Babbage, ha un arduo compito: controllare il domicilio di un numero troppo esteso di criminali sessuali schedati dalla polizia. Questo lavoro lo porta ad essere chiuso, senza rapporti con i colleghi ma soprattutto violento, insicuro e non riesce neppure a relazionarsi con misura negli interrogatori. A peggiorare il tutto una macchia nel suo passato che riguarda un caso irrisolto di una ragazza rapita. Tutti questi problemi portano i suoi superiori a una decisione drastica: mandarlo in pensione anticipatamente sostituendolo con una donna che potrebbe gestire meglio i controllati, la giovane Allison Lowry (una affascinante Claire Danes, specializzata in commedie brillanti ma perfettamente in ruolo e qui in versione bionda). I due devono stare assieme per tre settimane dato che Babbage deve insegnarle in quel breve tempo tutto quanto conosce. Lo scontro tra le due personalità è duro, in quanto lui non crede minimamente che le persone che controllano abbiano mai un minimo di possibilità e vogliano essere qualcosa di diverso, mentre lei è più possibilista e aperta. Ma quando la donna deve agire sul campo si accorge del perché e del per come il collega sia andato per la tangente mentalmente. Hollywood ha un grosso debito con il regista di Hong Kong Andrew Lau (qui alla sua prima prova americana), dato che Scorsese ha vinto un Oscar saccheggiando apertamente la sua opera trilogia Infernal Affairs, e comincia a ripagarlo affidandogli un cast che comprende un attore affermato come Richard Gere con spalla Claire Danes e, come ciliegina sulla torta chiama la cantante Avril Lavigne sperando di attirare il suo pubblico abituale (che non è certo quello che un film simile attira a pelle) affidandole una particina che lei praticamente "non" recita. Insieme al cast, le oscurità della provincia americana, il tema delle perversioni, potevano essere un buon viatico in un'ottica commerciale lasciando presente una notevole libertà autoriale, invece il pubblico americano lo ha fatto floppare completamente. Speriamo che almeno il pubblico italiano abbia occhi più lunghi, ma vista l'uscita agostana e il divieto ai minori di anni 18 (per via delle molte scene di violenza, anche se non diretta ma magari solo fotografata, il tema scabroso del sadomasochismo) non c'è purtroppo da sperarci troppo. Certo non possiamo consigliare il film ai deboli di stomaco, ma come spettatori di fronte a opere che non permettono il sorriso e la conciliazione con un messaggio di facile speranza, si dovrebbe andare oltre all'immagine che mostra ma a quello che significa. Aiutato probabilmente dai suoi studi buddhisti la recitazione di Gere è a dir poco eccezionale, misurato nelle parole quando si interroga sulla sua vita e sul senso delle cose ma violento nelle azioni quando combatte il muro di odio che lo circonda (a qualcuno potrebbe addirittura ricordare una sorta di Giustiziere della notte), odio che viene non solo tra i pervertiti ma anche da parte degli altri. L'attore ex-gigolò di lusso per donne annoiate fa crescere la conoscenza del personaggio parametralmente all'inferno che percorre per insegnare ad Allison, siamo talmente solidali che anche noi entriamo in una sorta di eccitazione emozionale per sperare di aiutarlo nella sua lotta. La fotografia un altro punto di forza, giustamente sgranata per dare tono oscuro da tunnel senza uscita alla vicenda, con quelle virate sul giallo-verde inconstanti. Non manca per dare potenza al film l'indagine laterale ma confluente, la ricerca di una ragazza ricca e di buona famiglia rapita per essere brutalmente seviziata, ovviamente un motivo per andare oltre al controllo semplice degli schedati e poter arrivare nella orrida casa del sadomasochismo dove i ruoli uomo-donna vengono invertiti (vedrete crocifissioni autoaccettate, sedie di piacere masochistico rotanti oppure dominatrici in latex), ma soprattutto Lau vuole mettere l'accento sul fatto che non esistono ruoli definiti e chiusi nelle perversioni, uomo o donna ognuno ne viene coinvolto, e il masochista è colpevole quanto il sadico perché senza la causa non esisterebbe l'effetto tragico. Il tutto senza mai sbavare di racconto, esagerare nell'azione (niente spiegamenti di polizia, niente sparatorie furiose) rendendolo ancora più opprimente a dovere nel vederlo, diventando denuncia credibile non solo delle impossibilità di ricondurre nel giusto persone che con la loro grettezza morale, anzi ti attirano dentro il loro abisso. Come i cartelli finali, quanti bambini non sappiamo dove sono perché la giustizia non può arrivare ad aiutarli, una sola persona che controlla non sa neppure difendere se stessa, figuriamoci andare oltre il suo compito. In definitiva un potente film di denuncia, sorretto da un grande protagonista e girato benissimo senza nessuna occulta regia che lo indirizza verso la speranza e la fiducia, facendoci capire che le apparenze nascondono e mai mostrano la realtà. Il protagonista è stato negativamente influenzato da quanto ha vissuto, per noi invece che saremo premiati con la visione di un gran film avremo solo beneficio per il nostro intelletto cognitivo/riflessivo. Giudizio: ![]() Altri giudizi della redazione: Emanuele Rauco: ![]()
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Titolo originale: The Flock
Al suo debutto americano, Andrew Lau è sbarcato negli USA direttamente sugli scaffali dei videonoleggi, e da noi si è smarrito nella distribuzione ferragostana. In effetti, tanto si merita questo thriller che vellica—dando un colpo al cerchio e un altro alla botte, e finendo giusto un pelo sotto l'iper-giustizialista—il conformante moralismo del vigilante di quartiere. La penna di Hans Bauer e Craig Mitchell (due ai quali andrebbe definitivamente impedito di combinare altri guai) figlia un feccioso thriller che potrebbe dirsi “dell'anima”, tendenzialmente diviso fra le opposte calamite della querela e dello spirito da faida—e più passano i minuti più la prima viene attratta nel campo d'azione della seconda.
Dietro a un titolo italiano che come al solito nulla significa (l'originale, The Flock, cioè “branco di animali” aveva ben altro significato) si cela una delle pellicole più intense degli ultimi tempi, sorretta da un Richard Gere misurato e complesso come non mai, nella parte di un detective che ha assorbito, e sta ancora assorbendo, i lati oscuri delle persone con cui viene a contatto per via del suo lavoro (ricordiamo l'assunto di Fight Club «Le cose che possiedi finiranno per possederti», qui la frase è «A furia di combattere i draghi si diventa uno di loro» oppure «A furia di guardare dentro l'abisso si cade dentro»).









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