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Denti Stampa E-mail
Scritto da Cine Zone   
Sabato 23 Agosto 2008 12:24
Denti / LocandinaTitolo originale:      Teeth
Nazione:      Stati Uniti
Anno:      2007
Genere:      Commedia, Horror
Durata:      94'
Regia:      Mitchell Lichtenstein
Cast:      Jess Weixler, John Hensley, Josh Pais, Hale Appleman, Lenny von Dohlen, Vivienne Benesch, Ashley Springer, Julia Garro, Nicole Swahn, Adam Wagner, Hunter Ulvog, Ava Ryen Plumb, Trent Moore, Mike Yager, Nathan Parsons
Produzione:      Teeth
Distribuzione:      Mediafilm
Data di uscita:      22 Agosto 2008

Trama: Dawn vive felice con i genitori (madre biologica e padre acquisito) ma ha un terribile rapporto conflittuale con il fratellastro Brad, dovuto a un trauma di molti anni prima, quando i due erano bambini, e poi con il tempo protrattosi e peggiorato per via del carattere ribelle del ragazzo. Dawn ha un credo e una convinzione precisa: rimanere vergine fino al matrimonio per un istinto di purezza totale, e per questo esegue dei sermoni presso una congrega di giovani adepti propagando il verbo di cui sopra. Ma quando si invaghisce, ricambiata, di Tobey, però scopre una terribile verità: il rapporto, forzato dal ragazzo con conseguenti tragici esiti, le fa capire che nella vita avrà molto più bisogno di un dentista che di un ginecologo.

Recensione di ALBERTO DI FELICE

DentiDue alte e fumose mammelle atomiche sovrastano la casa di una delle tante ipotetiche Springfield d'America—da qualche parte in Texas. Su un prato davanti casa una piccola famigliola si è appena formata, e dall'unione dei suoi gameti stanno nascendo i primi "dentini" di Dawn (Jess Weixler, da adulta). In quello che sembra un normale ed insignificante quadretto di tranquillità estiva, in realtà sta venendo a fine l'idea che i piccoli Dawn e Brad (John Hensley, da adulto), tenuti a controllo a distanza eppure già capaci di fare i loro autonomi “giochetti” in compagnia, siano stati creati per il progetto illuminato dei genitori Bill (Lenny von Dohlen) e Kim (Vivienne Benesch), che ora hanno cambiato idea e si sono trovati dei nuovi compagni, trascinando con sé i figli forzati ad esser fratelli. Nuovo progetto, evidentemente, o nuova evoluzione.
Sono in nuce qui, appena fecondati, gli abbozzi fetali di ciò che sarà poi scoperta—e vendetta—dello stato delle cose, da parte di Dawn stessa. Tumulato in un giardinetto, nel quale probabilmente si nascondono molte orecchie mozzate che la bionda ragazza avrà calpestato più volte, senza accorgersene (oltre all'ingresso in Society di Yuzna, immancabilmente viene in mente anche un pizzico di scerario piccolo-urbano lynchiano), nel periodo di tempo eliso dopo questo prologo, c'è un insieme di convinzioni artificiose sull'adattamento e la conservazione della vita. Ecco che quando rivediamo la ragazza sono già incorporati in lei i motivi prescritti della purezza e della volontà, ribaditi in un incontro “educativo” a scuola, il cui apprendimento dev'essersi solidificato per opera di alcune dinamiche che ci vengono taciute, in quell'elisione, per riapparire in minuscole assurdità adesso.
Dawn, si diceva, è d'un tratto pronta (ed è brava, pare) a dar lezioni agli altri sulla “promessa” di mantenersi “puri”, “integri”, “intatti”. Questa è l'unica vera educazione sessuale che offre e che intuibilmente le è offerta, e alla quale vengono dedicati, in vesti informali ma non meno efficaci, gli stessi locali della scuola. Sembra un riflesso incondizionato (in realtà, una risposta condizionatissima e appresa) l'arrivo in ritardo di Dawn ad una lezione di biologia: Dawn salta l'input alternativo che spiegherebbe quello che sta succedendo in lei. Si pensi anche al lampante episodio della lezione (questa sì, ufficiale) di educazione sessuale, nella quale l'illustrazione della vagina (e la possibilità di capire e vedere) è censurata con un adesivo per decisione dei vertici scolastici—tacendo su quali, forse intuibili pressioni vi abbiano spinto.
Considerando che Dawn cresce in una famiglia di genitori sessantottini, che rivelano di esser stati di ben altri costumi ai loro tempi, e che il fratellastro voglioso di possederla non potrebbe essere più diverso da lei, non rimane da dedurre che il più della condizione di Dawn, giunta ora a manifestarsi al culmine delle pulsioni adolescenziali, sia conseguenza e prodotto più largamente di una repressione nella supersitizione e nella paura, di cui è espressione il mito della donna carnivora. A Dawn l'educazione è impartita sostituendo la prova con la credenza, la scienza con l'opinione. Sembra che l'orrore di Mitchell Lichtenstein si rivolga più o meno chiaramente, in particolare, a quel clima culturale, tangibilissimo in quanto profuso anche in attivismo politico, che da tempo sta premendo con ogni mezzo per l'introduzione del “disegno intelligente” come teoria scientifica alternativa al darwinismo.

Giudizio: 2.5


Recensione di PIETRO SIGNORELLI

DentiMitchell Lichtenstein è il figlio attore di un esponente della pop art, Roy, ed è il factotum di questo film dal plot curioso (sveliamo il mistero sul genere, una black comedy con venature horror) che dirige, scrive e co-produce.
La storia è incentrata sulla teen Dawn (Jess Weixler, avvenente bionda a due facce) che vive in un paesino nei cui pressi sorge una centrale nucleare. La sua famiglia è composta dalla madre che ha sposato in seconde nozze il padre di Brad (John Hensley, attore davvero bravo diventato famoso per Nip/Tuck e che qui fa una parte simile a quella del telefilm, il figlio ribelle), un ragazzo difficile e del tutto intransigente, che passa le sue giornate tra spinelli, musica rock e la fidanzatina soggiogata ai suoi voleri.
Dawn è seriamente coinvolta come relatrice e propagandatrice nel cosiddetto progetto “La promessa” dove una sorta di comunità di ragazzi giura di non avere atti impuri fino al matrimonio. Lei, vergine, abbraccia e sostiene questo verbo, che crede di poter condividere anche con Tobey, un ragazzo di cui si è invaghita. Ma Tobey non ha nessuna voglia di attendere tempo per esercitare atti sessuali, e i due finiscono, contro il volere di lei, per avere un rapporto. Ma salta fuori una terribile verità a scapito del giovane: la vagina di Dawn ha i denti, che mordono senza problemi gli intrusi. Per la ragazza inizia un incubo terribile perché non sa nemmeno come dire tutto alla madre, figuriamoci alla polizia.
Con tanto di maglietta che riporta scritto che il sesso può cambiare tutto, la vita di Dawn è un insieme di rifiuto totale e di privazione (masturbazione compresa) per una cosa che in fondo la attira e la incuriosisce: ma non c'è per questo nessun tipo di approfondimento o dramma personale e morale, è solo una pratica scusa funzionale alla trama per poter usare una venticinquenne (ma nel film la vogliono far sembrare più giovane) che non sa fino a quella età che ha la cosiddetta “vagina dentata”, una delle leggende (citate anche nel film) che Sigmund Freud elaborò come derivanti dall'ansia maschile della castrazione. Nel film vengono più volte inquadrate delle ciminiere di una centrale nucleare in azione (anche quando Dawn era bambina, lo si nota nel prologo in cui si capisce che c'è qualcosa che non va), per cui si potrebbe pensare che molto più comodamente il regista ci voglia anche far pensare di una mutazione indotta.
Il problema di come è successo ed eventuali denunce di pericolo ambientale rimane altamente superficiale nel film: per un tempo davvero lungo (troppo) in pratica non succede nulla, si nota l'ambiente familiare problematico e si sentono i suoi sermoni anti-sesso pre-matrimoniale di purezza , il “penis counter” delle vittime inizia in là e visto che questo film non ha grandi meriti di vario tipo se non la simpatia e curiosità dello spunto le polveri dell'interesse rimangono bagnate a lungo. Come del resto Dawn non è una criminale sadica di base, è docile e brava vittima della sua situazione, vorrebbe più volte costituirsi (chi subisce il “morso” vaginale oltretutto non la denuncia, non si sa perché) segno evidente che non ci sono nell'idea della stesura del soggetto interessanti variazioni. Chi vorrebbe accontentarsi dell'effettone splatter da evirazione resterà deluso, non ci sono particolari dettagliati e prolungati se non delle brevi inquadrature sulla zona offesa con qualche fiotto, mentre più divertenti sono le inquadrature dall'alto della sala operatoria dove vengono riattaccati gli arti e gli organi tranciati (con ironico commento dei dottori «Visto le dimensioni gli darò due punti!», che ci spiegano anche che il soggetto, inspiegabilmente, non ha detto come mai è conciato così).
Interessante notare il cane che viene visto da Brad come la reincarnazione della madre biologica, che dovrebbe proteggerlo ma a quanto pare il ragazzo tatuato e con piercing davvero dappertutto non lo merita proprio visto quanto è scellerato.
Divertentissima la scena dal ginecologo, la migliore del film, quella non scontata e che si svolge in maniera a dir poco incredibile ricordando anche dei momenti cari al regista Brian Yuzna (ironia e horror). Il valore del pene nel film diventa poi una sorta di cibo da consumare tanto quanto il sesso senza amore, segno di una colpa da pagare per l'atto compiuto oppure per la mancanza di dogmi morali.
Il cartellone italiano (molto più bello è quello originale che presenta una radiografia “proprio lì” con denti evidenziati) fa immaginare una commedia stile American Pie/Porky's che ovviamente non è, ma in realtà siamo di fronte a una rappresentazione un po' folle del peggiore incubo dell'uomo e della migliore difesa della donna, rappresentando il maschio come un essere laido che non sa assolutamente resistere agli impulsi. E la donna, a questo punto, gliela fa pagare.
In definitiva una black teen comedy che in molti momenti può suscitare ilarità e qualche istinto di ribrezzo (soprattutto nei meno avvezzi, ma le scene sull'arto offeso sono davvero poche, non ci sono evirazioni a ripetizione) curiosa nella sua idea di base ma che poi si spegne abbastanza presto perché non può svilupparla a dovere, cercando di fermarsi molto blandamente anche sulla psicologia di una ragazza che si autoimpone la castità prematrimoniale e che non accetta di essere un semplice oggetto e si difende come in natura fanno gli animali, con i denti.
Per una serata senza pretese e con qualche scena un po' raccapricciante di “penis laceratus” può bastare, va giù come un bicchiere d'acqua, ma l'istinto dell'incubo della castrazione o del potere della vagina dentata nella post-visione di questo film è completamente assente.
Film premiato al Sundance Film Festival.

Giudizio: 1.5


Altri giudizi della redazione:

Emanuele Rauco: 1

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