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Un giorno perfetto Stampa E-mail
Scritto da Cine Zone   
Lunedì 08 Settembre 2008 02:09
Un giorno perfetto / LocandinaTitolo originale:      Un giorno perfetto
Nazione:      Italia
Anno:      2008
Genere:      Drammatico
Durata:      105'
Regia:      Ferzan Ozpetek
Cast:      Isabella Ferrari, Valerio Mastandrea, Valerio Binasco, Nicole Grimaudo, Federico Costantini, Monica Guerritore, Angela Finocchiaro, Stefania Sandrelli, Christian Serritiello, Fausto Maria Sciarappa
Produzione:      Fandango, Rai Cinema
Distribuzione:      01 Distribution
Data di uscita:      5 Settembre 2008

Trama: Emma fa la precaria presso un call center; Antonio fa l'autista per un onorevole. I due sono divorziati da un anno, e lui non ha voluto per tutto questo tempo vedere più Kevin e Valentina, i loro due figli, che vivono con la madre e la nonna. Ma Antonio è rancoroso e pieno di difficoltà psicologiche, vuole tornare con la moglie ma lei non ne vuole sapere, convinta che lui sia sempre un uomo violento. Assistiamo a un giorno della loro vita assolutamente determinante, passato il quale le loro vite non saranno più le stesse.

Recensione di PIETRO SIGNORELLI

Un giorno perfettoDallo scritto di Melania Mazzucco. Ferzan Ozpetek torna dopo aver diretto nel 2007 il non perfetto Saturno contro, con una pellicola che si svolge come un lungo flashback che dura un giorno intero. Abbandonato il cinema delle storie improbabili che si sviluppano in maniera inaspettata presentando un variegato microcosmo di individui eterogenei, come fu anche Le fate ignoranti, film che lo portò alla notorietà del grande pubblico, il regista di origine turca riprende le difficoltà familiari di coppia che aveva già elaborato in maniera diversa con l'ottimo La finestra di fronte. La trama narra di una donna che sente degli spari e chiama la polizia. Da lì in poi assistiamo alla giornata precedente, vissuta da Emma (una intensa Isabella Ferrari, sugli schermi in questo weekend anche con Il seme della discordia) e Mario (Valerio Mastandrea, in versione barba incolta e sempre più convincente anche dopo l'ottimo Non pensarci), ma anche dai loro due figli Kevin (il più piccolo, afflitto da pipì notturna e difficoltà ad un occhio) e Valentina, una adolescente di buone maniere che sta vivendo la sua prima vera cotta, per il figlio (interpretato da Federico Costantini, il ragazzino sedotto dalla Romanoff in Cardiofitness) del senatore Fioravanti presso cui lavora il padre come autista.
Emma ha fortemente voluto un anno prima il divorzio da Mario, uomo violento e inaffidabile; ora vive con i figli, di cui l'ex-marito sembra non voler più interessarsi, e la madre (Stefania Sandrelli). Mario ossessiona Emma continuamente, lei però non si fida e gli chiude ogni porta in faccia, nonostante la figlia la esorti a perdonarlo. Nel giorno raccontato nel film ai personaggi succede un po' di tutto, di buono e cattivo, fino ad arrivare al crepuscolo che chiude la giornata. Da lì in poi le loro vite non saranno più le stesse.
Un racconto asciutto e determinato, privo di fronzoli che arriva dritto al cuore presentandoci come una fucilata i problemi che stanno vivendo un po' tutti (neppure il senatore ne è esente) e che li rendono insicuri, nervosi anche verso la propria prole. Interessante notare la chiave di lettura dell'estratto de La marcia dei pinguini, con narratore Fiorello, che scorre sul televisore nei momenti finali e determinanti. Il film di sottofondo a quanto succede è un parametro spietato di come vengono tenute in considerazione le vite dei figli: il pinguino imperatore affronta geli artici di massimo livello pur di portare a schiudere il suo uovo che cova tra le zampe correttamente, attende pazientemente la femmina che torna con il cibo, poi condivide il miracolo della nascita e della crescita.
Emma e Mario hanno distrutto tutto questo: per i loro problemi personali li hanno lasciati con una famiglia spezzata, vivono di rancori che non gli permettono di credere (forse giustamente) che si possa tornare indietro. Anche gli occhiali di Kevin sono un simbolo: un occhio sano è coperto perché l'altro, malato, è pigro e deve sforzarsi, in pratica ci esorta a cercare di dare ogni sforzo per capire e poter vedere i limiti del giusto o sbagliato, ma anche del recuperabile. Ozpetek è bravissimo a sintetizzare goccia per goccia queste cose e a ritornarcele di rimando nell'arco del racconto di un giorno di ordinaria "perfezione" (inversa? beffarda? distruttiva?), lavorando nell'esposizione dell'animo dei due protagonisti che giocano a superarsi in bravura recitativa, dove la Ferrari non disdegna minigonne e tacchi a spillo per urlare la sua voglia di emancipazione (che il destino le rifiuta sistematicamente) lontana da un uomo che non la farebbe più vivere («Io senza di te vivo!» detta nel momento culminante di una scena drammatica a due); Mastandrea disegna il ritratto di un uomo che invece è emancipato in quanto ha un buon lavoro, ma totalmente alla deriva moralmente in quanto solo e senza un vero scopo nella vita se non di riprendere la moglie.
Se la fase di costruzione drammatica è praticamente perfetta, non si sa bene perché nel finale, quando sarebbe stato il momento di raccogliere i frutti del lavoro, si crolla decisamente, ci si abbandona a delle scene inutilmente melodrammatiche (come il temporale che arriva a presagire) e alle lungaggini di un incontro con la professoressa di Valentina (interpretata da Monica Guerritore) che disperdono di parole il profumo del quadro d'insieme, risultato fino a quel momento completo inserendo varie buone cose laterali alla vicenda principale (gli amorini di Kevin e Valentina, tenerissimi quelli del bimbo, le difficoltà del senatore Fioravanti, la madre di Emma e la sua voglia di volare via da quellla casa e ne deve rimanere inchiodata, come l'aquilone dimostra e la frase «Sto uscendo», ma poi deve rimangiarsela). Peccato decisamente: con una chiusura meno lacunosa saremmo di fronte invece che ad un buon lavoro a un ottimo film, ma si è voluto giocare in sceneggiatura anche sulla forza di maglio di certi avvenimenti sul pubblico, che viene coinvolto a seconda della sua sensibilità anche solo per quanto succede indipendentemente da come succede.
Gradevole il cammeo della "Pina" Milena Vukotic nel ruolo di una insegnante corretta che non regala voti al figlio del senatore. A proposito di questa figura, anche l'uomo di spicco non è granché come padre, in quanto esorta suo figlio a studiare, ma ne addomestica i voti con la sua influenza politica per poi rinfacciargli che se voleva poteva rifiutarli; non certo un insegnamento limpido e cristallino da cui il giovane prende le distanze (ma anche lui ha qualcosa da nascondere che non vi possiamo rivelare). Da segnalare il lavoro tecnico pulito e preciso, inquadrature profonde, come quelle delle scale, e primi piani intensi che la bravura dei protagonisti valorizza.
In definitiva un buon film drammatico familiare che consigliamo a tutto il pubblico adulto, per riflettere ed emozionarsi, non criptico ma diretto e preciso, che scandaglia bene nell'animo tormentato di chi presenta, peccato che al momento della chiusura non riesca ad essere convincente e ficcante perché si addormenta su delle didascalie d'immagine e discorsi che rasentano la banalità. Un grido disperato di sofferenza multistrato sia da una parte che dall'altra, che rimane comunque nell'animo subito dopo la chiusura del film a dimostrazione della sua bontà di fondamento, riconfermando la bravura di una coppia di affermati attori e di un regista che quando non inscena tragedie di gruppo improbabili dà il meglio di sé (escludendo Le fate ignoranti).

Giudizio: 2.5


Altri giudizi della redazione:

Alberto Di Felice: 1.5
Emanuele Rauco
: 1.5
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