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Parigi Stampa E-mail
Scritto da Cine Zone   
Domenica 28 Settembre 2008 14:18

Parigi / LocandinaTitolo originale:      Paris
Nazione:      Francia
Anno:      2008
Genere:      Commedia, Drammatico, Romantico
Durata:      130'
Regia:      Cédric Klapisch
Cast:      Juliette Binoche, Romain Duris, Fabrice Luchini, Albert Dupontel, François Cluzet    , Karin Viard, Gilles Lellouche, Mélanie Laurent, Zinedine Soualem, Julie Ferrier, Olivia Bonamy, Maurice Bénichou, Annelise Hesme, Audrey Marnay, Xavier Robic
Produzione:      Canal+, France 2 Cinéma, Studio Canal
Distribuzione:      BIM
Data di uscita:      26 Settembre 2008

Trama: Elise è un’assistente sociale che si prende una pausa per assistere il fratello, malato terminale; Roland è un professore in crisi di mezza età che s’innamora di una giovane studentessa; Jean è un banchista del mercato che vive nel ricordo dell’ex-moglie. Attorno a loro varia e complicata umanità.

 

Recensione di EMANUELE RAUCO

 

Parigi

È forse una delle città più belle del mondo, probabilmente la più romantica, di sicuro la più cinematografica: tela di fondo di storie d’amore come di noir e persino di esperimenti fantascientifici, Parigi ha spesso donato le sue forme delicate e sognanti e le sue architetture moderne alla macchina da presa.
Stavolta Cedric Klapisch, a non molto tempo di distanza dall’episodico e collettivo Paris, je t’aime, dedica una pellicola alla sua città fin dal titolo, parlando delle storie e dei problemi di chi ci vive. Ma non sa nemmeno lui molto bene che strada deve prendere.
Elise è un’assistente sociale che si prende una pausa per assistere il fratello, malato terminale; Roland è un professore in crisi di mezza età che s’innamora di una giovane studentessa; Jean è un banchista del mercato che vive nel ricordo dell’ex-moglie. Attorno varia e complicata umanità.
Scritto dallo stesso regista, un dramma corale dalle venature sorridenti, che racconta di personaggi e storie parallele o più o meno pretestuosamente intrecciati, con l’intento di analizzare una città non nel suo aspetto visivo e atmosferico, ma da quello umano e personale.
Limitando al minimo indispensabile l’impatto turistico della location, il film cerca di fare quasi una panoramica sulle condizioni umane ed economiche, per non dire sociali, degli abitanti di una metropoli come quella francese, mettendone in scena le varie sfaccettature, quella intellettualistica del professore, quella impegnata dell’assistente e quella più romantica del lavoratore del mercato, cercando di ricavare anche tre stili e modi narrativi differenti.
Peccato però che il film non sappia cosa dire e, cosa forse più grave, non riesca a farlo adeguatamente: se il tono ironico del segmento del professore è gradevole e alcuni sprazzi riflessivi colpiscono nel segno, Klapisch non sembra sapere dove andranno a finire i suoi discorsi, adottando un discutibile metodo narrativo, riempiendo di personaggi e figure assolutamente inutili e aprendosi a parentesi che non hanno capo o coda (le modelle a caccia di pescivendoli). E il fatto che si riesca a rendere Parigi un personaggio vitale e soave, non vuol dire che non si perda per strada il filo.
La sceneggiatura mette tanta carne che poi non riesce a cuocere, lasciando spiragli e figure completamente alla deriva (l’immigrato camerunese), facendosi risucchiare da personaggi schematicamente in contrapposizione che, come le situazioni costruite loro intorno, riescono a dire poco; Klapisch invece sa il fatto suo, ma non ama ogni storia e ogni carattere allo stesso modo e l’ispirazione ne risente e il talento figurativo di fondo non coincide con la capacità espressiva.
Cast affollato, variopinto ed altalenante, dominato da un Fabrice Luchini ispirato e a tratti irresistibile e illuminato da una Juliette Binoche che però dovrebbe lasciarsi più andare per mostrare fino in fondo il suo talento (come Romani Duris, incastrato da un ruolo monocorde). Così come Klapisch, apprezzato quando s’immerge coerentemente nei generi (L’appartamento spagnolo o Auto-reverse), ma a disagio nei tentativi di cinema d’autore, come se gli mancasse spessore e respiro per raggiungere la mente, assieme agli occhi.

 

Giudizio: 2

 


Altri giudizi della redazione:

Alberto Di Felice: 2

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