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| Pranzo di ferragosto |
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| Scritto da Cine Zone | |||
| Mercoledì 01 Ottobre 2008 07:56 | |||
Titolo originale: Pranzo di ferragostoNazione: Italia Anno: 2008 Genere: Drammatico Durata: 75' Regia: Gianni Di Gregorio Cast: Gianni Di Gregorio, Valeria De Franciscis, Marina Cacciotti, Maria Calì, Grazia Cesarini Sforza, Alfonso Santagata, Luigi Marchetti, Marcello Ottolenghi, Petre Rosu Produzione: Archimede Distribuzione: Fandango Data di uscita: 5 Settembre 2008 Trama: Gianni è un uomo di mezza età, senza lavoro, che ha un solo compito nella vita: curare l'anziana madre. I due vivono in un appartamento fatiscente nel centro di Roma, ma sono anche oppressi dai debiti: la misera pensione della donna non può certo aiutarli ad affrontare le spese con tranquillità, e quando arriva l'amministratore di condominio a fare delle richieste particolari, Gianni deve cedere in cambio della cancellazione di alcuni conti in sospeso per non essere messo nei guai con gli inquilini del palazzo. In cambio di questi favori economici dovrà curare per tutto il weekend di Ferragosto l'anziana madre e la zia dell'amministratore. Cosa non certo facile, dato che le donne litigano tra di loro e si rivelano piene di capricci. Ma purtroppo i problemi non sono finiti qui, perché ad un certo punto... Recensione di PIETRO SIGNORELLI Delizioso, tenerissimo, carino. Questi potrebbero essere i tre appellativi da dare al piccolo film rivelazione fortemente voluto dal factotum Gianni Di Gregorio, che dirige, sceneggia e interpreta la pellicola. Sorretto da un patron d'eccezione come Matteo Garrone, si inserisce nel filone (quanto mai arido) dei vecchietti come protagonisti. Sostanzialmente queste pellicole servivano (servono) per celebrare vecchi attori che avevano ancora voglia di recitare oppure di dare una sorta di crepuscolare addio alla loro carriera; impossibile dimenticare le performance in coppia di Matthau e Lemmon oppure quella recente di Nicholson e Freeman. Qui nessun maschietto: quattro arzille vecchiette sono le protagoniste di questa piccola perla italico-casalinga. Valeria de Franciscis è la madre di Gianni, Marina Cacciotti è la mamma di Luigi, l'amministratore di condominio, interpretato da Alfonso Santagata, che ha un assoluto bisogno di andare via per ferragosto (vedremo nel film come mai...), lasciando per strada anche la zia che ha il volto dolce di Maria Cali. Gianni (lo stesso regista) è un uomo mite e tranquillo per nulla soddisfatto della sua vita: dedito alla cura della madre, senza lavoro stipendiato, passa il poco tempo libero dalla cura dell'anziana con l'amico al negozietto, dove beve qualche calice di vino, l'unico posto in cui può comprare a credito qualche vivanda. Alla vigilia del ferragosto l'amministratore di condominio Luigi si presenta con una richiesta particolare: in cambio di qualche soldo e la cancellazione di alcune spese non pagate, Gianni dovrà curare madre e zia di Luigi. Gianni letteralmente trasecola, ma messo alle corde dai debiti deve cedere. Tra l'altro quando deve chiamare Marcello, l'amico dottore, per un controllo, è obbligato ad ospitare anche sua madre Grazia (Grazia Cesarini Sforza), un'anziana golosa di pasta al forno con varie malattie che l'affliggono. Curare le quattro donne è tutt'altro che facile, perché cominciano i litigi tra loro e i capricci da soddisfare: per Gianni il ferragosto minaccia di diventare un vero inferno nella Roma deserta.Segnalato che il nome del personaggio delle quattro donne è lo stesso loro anagrafico, come quello dei protagonisti maschili, possiamo tranquillamente definire questo piccolo film per budget e struttura, una vera autentica boccata d'ossigeno nel panorama cinematografico italiano, invaso da pellicole roboanti totalmente rinnegate dal sussurro e dalla tenera tranquillità di questo. Con inquadrature secche e dirette della camera a mano che domina il film, vediamo una sorta di rassegnazione alla frustrazione da parte di Gianni, che non eccede mai in reazioni e concilia sempre gli eventi che gli piovono addosso scatenati dai quattro cicloni rosa tutt'altro che privi di iniziativa (chi a Venezia le ha potute vedere intervenire sul palco del Lido ne può garantire l'esuberanza), dove una pasta al forno è una possibile bomba virale e un no detto con bonarietà diventa una sorta di prigione camerale da cui scappare. Stupende le inquadrature scarne dei due amici che prendono il calice di vino su una botte di fronte al negozio di "Olii e vini" con l'insegna scritta a mano, che ricordano il teatro da due soldi, come del resto è davvero suggestiva la corsa in motorino dei due uomini lungo una Roma del tutto deserta, alla ricerca di vino e pesce per preparare la cena alle signore. Sembrerebbe che Gianni agisca solo nel nome dei soldi e della possibilità di riprendersi economicamente (lo sguardo finale sui 300 euro lo direbbe), voglia quasi abusare del dovere diventato costrizione, ma alla fine abbiamo un ballo sui titoli di coda che chiarisce il vero significato e intento del film: quelle noiose letture fatte per compiacere la madre prima di dormire all'inizio ora sono diventate un lieto gioco e una soddisfazione, in fondo stare accanto al crepuscolo del proprio genitore non è tanto male, con quattro diventa una sorta di "supplizio di Tantalo" che porta però alla moltiplicazione della tenerezza e della comprensione verso un'età che riporta bambini. Tutto sembra voler portare al compimento dell'arco della vita nel modo che è cominciata: Valeria si addormenta con i racconti, Grazia si strafoga, Maria si limita a commentare il senso della vita, Marina fa i capricci ed esce con l'abito bello innocente come una bimba. La vecchiaia non deve essere vista come una fine amara ma un compimento, un sorriso sereno di fronte alle piccole cose che fanno i nostri anziani e che faremo noi se avremo la fortuna di esserlo. Gianni beve e fuma in continuazione, sembra voglia annegare nel vizio la sua muta disperazione, ma poi si accorge che dietro alle fatiche che deve compiere c'è un grande risultato, non solo economico ma anche morale, sopravanzando in dignità figli e nipoti che hanno abbandonato, per dei sollazzi, chi li ha messi al mondo. Si sorride e mai si ride delle piccole cose che accadono, un segno di rispetto per una età che ti costringe a fare certe azioni magari senza nessun senso. Di Gregorio è bravissimo a dosare queste cose, a mostrare senza alcuno sfregio lo scorcio di vita in quattro mura casalinghe (il film è fatto quasi tutto in casa) che da strette e costringenti, con l'arrivo delle ospiti, diventano una sorta di paradiso inaspettato di gioia, dopo le prime schermaglie sospettose le mura scompaiono con la voglia di riunirsi per trascorrere insieme il tempo. In definitiva una piccola perla deliziosa uscita quando meno te l'aspetti, che l'acume di Garrone ha prodotto e la pervicace volontà di un factotum ha realizzato, aiutato dalla presenza di quattro donne che con la loro simpatia ed innocenza si fanno voler bene al di là dei capricci che compiono. Un film povero nei mezzi ma grande nella dignità della sua semplicità, realizzato per far sorridere con garbo e non impietosire, ricordandoci che la miglior lezione del mondo è che nessuno di noi, sempre che abbia la fortuna di arrivarci, è inutile oppure superfluo fino a che non ha perso la voglia di essere se stesso e sorridere. Quando guarderemo le nostre nonne o nonni, vedremo il loro traguardo sublime con tutto il buono che ci possono insegnare e non la loro possibile vicina chiusura di esistenza. Giudizio: ![]() Altri giudizi della redazione: Alberto Di Felice: ![]() Emanuele Rauco: ![]()
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Titolo originale: Pranzo di ferragosto
Delizioso, tenerissimo, carino. Questi potrebbero essere i tre appellativi da dare al piccolo film rivelazione fortemente voluto dal factotum Gianni Di Gregorio, che dirige, sceneggia e interpreta la pellicola. Sorretto da un patron d'eccezione come Matteo Garrone, si inserisce nel filone (quanto mai arido) dei vecchietti come protagonisti. Sostanzialmente queste pellicole servivano (servono) per celebrare vecchi attori che avevano ancora voglia di recitare oppure di dare una sorta di crepuscolare addio alla loro carriera; impossibile dimenticare le performance in coppia di Matthau e Lemmon oppure quella recente di 









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