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La classe - Entre les murs Stampa E-mail
Scritto da Cine Zone   
Venerdì 24 Ottobre 2008 01:13
La classe - Entre les murs / LocandinaTitolo originale:      Entre les murs
Nazione:      Francia
Anno:      2008
Genere:      Drammatico
Durata:      128'
Regia:      Laurent Cantet
Cast:      François Bégaudeau
Produzione:      Haut et Court
Distribuzione:      Mikado
Data di uscita:      10 Ottobre 2008

Trama: Un professore di lettere affronta il nuovo anno scolastico con la sua classe piena di elementi svogliati, poco inclini alla collaborazione e che oltretutto continuano a litigare tra loro anche per futili motivi. Cercando di motivarli, almeno, egli cerca di eseguire delle lezioni che non si fermino solo allo studio di verbi e congiuntivi, ma che possano servire ai ragazzi per avere più fiducia nell'apprendimento e in se stessi. Purtroppo, però, il carattere litigioso di uno di essi rischia di minare i piani del professore obbligandolo a prendere controvoglia severi provvedimenti disciplinari.

Recensione di PIETRO SIGNORELLI

La classe - Entre les mursVincitore della palma d'oro al festival di Cannes 2008 e tratto dal romanzo del protagonista del film François Bégaudeau. Laurent Cantet, dopo averci narrato di un argomento scottante come il turismo sessuale nel controverso Verso il sud, gira una nuova pellicola estraendo gli attori principali direttamente dai banchi di scuola, facendo loro recitare ciò che vivono. Stessa cosa per il protagonista, François Bégaudeau, professore nella vita e stessa mansione nel film. Girando totalmente all'interno della scuola, cortile compreso, e per gran parte della durata in una classe, con stile documentaristico ed asciutto, Cantet ci catapulta dentro questo microcosmo multietnico che sono le scuole medie francesi, un calderone bollente di giovane umanità molto irrequieta, che cerca di essere stimolato da un professore di lettere volonteroso che non si rassegna al fatto che la sua materia venga vista come inutile e desueta, non presente nell'uso odierno, ma soprattutto cerca di stimolare a dovere gli alunni con un input un po' particolare: quello di utilizzare la classe per aprirsi, parlare, divulgarsi oltre che apprendere. Un intento volonteroso, ma i ragazzi sono preda di continue insofferenze, sono permalosi e scattano per un non nulla, anche tra di loro. Oltretutto gli altri professori sembrano del tutto indifferenti al fatto di non stimolare a dovere i loro scolari, preferiscono cedere alla facile tentazione delle punizioni per liberarsi dei personaggi più difficili («Una volta sì e una volta no lo caccio di classe») venendo meno alla concezione base del far capire quanto sia importante l'apprendimento, soprattutto per allontanare dalla strada i meno inclini ad esso. Ci sono delle belle scene di intenso dialogo, come quando il professore dà delle “sgallettate” alle due alunne rappresentanti di classe, scatenando la reazione dei ragazzi che a conti fatti hanno lo stesso potere di poter punire i docenti tanto quanto questi verso di loro, oppure di quando si parla di istituire una sorta di patente della condotta a punti, ma stando attenti a non darne troppi in positivo agli studenti più meritevoli in quanto poi questi potrebbero infrangere a lungo i regolamenti, forti di un punteggio alto.
Il personaggio del ragazzo del Mali, con la madre che crede che lui studi regolarmente solo perché è sempre in camera, probabilmente invece perché dedito ai videogiochi o la musica rap, è duro, intenso, totalmente privo di ogni possibile cedimento verso gli impulsi (positivi) che gli vengono dall'esterno, convinto che comunque vada a finire sarà tutto inutile. All'esterno della scorza apparentemente violenta si cela un personaggio insicuro, indeciso, che cerca di farsi notare reagendo bruscamente. Intelligentemente è stato inserito un altro personaggio, sempre di colore, che sembra aver percorso in passato la stessa strada, ma che ora riscolarizzato in questa nuova classe pare avere acquisito maggiore calma e sicurezza. Si vuole dare un messaggio di riconciliazione con l'istituzione, peccato che poi alla fine tutto si ribalta e torniamo di nuovo nello sconforto, perché il ragazzo stesso ammette che non c'è stato per lui nessun vero insegnamento: è la vita che lo ha portato a questo e non la scuola.
Un messaggio triste ed amaro, reso con qualche lungaggine narrativa solo nel momento dell'apparizione della madre dello studente irrequieto, l'unico pezzo dove perdendo un attimo l'asciutezza documentaristica ci si abbandona leggermente al patetico (i professori sono indecisi se dare una punizione scolastica perché temono che il severo padre, che non si vede mai, possa rimandarlo nel paese natio).
Le ragazze sembrano essere le più combattive e presenti, affilano la lama della loro parola molto meglio dei versi che il professore cerca di far amare (oltre al “Diario di Anna Frank”, uno specchio tragico della loro età, molto più serena e disibinita), agiscono senza tema dei muscoli della punizione e cercano di imporsi.
Se un errore si può imputare a Cantet è quello di aver disegnato come irrequieti e problematici soprattutto i colored e gli extracomunitari, tralasciando nella lista dei “cattivi” i francesi, che invece sono secchioni oppure rappresentanti di classe meritevoli di lode: sarebbe stato meglio un po' più di bilanciamento razziale in questo caso, dove però c'è un bellissimo ritratto di un ragazzo cinese che vede la scuola come unico mezzo di comunicazione e la classe come gioia, in quanto il resto della giornata non vede nessuno se non uno schermo e una consolle di videogiochi.
Mentre il mondo delgi adulti sembra sterile senza vera forza, quello degli studenti appare pieno di grandi potenzialità, purtroppo indirizzate verso il lato sbagliato. Scene intense come quella della classe vuota (un autentico delitto, come il deserto nel quale ho assistito alla proiezione di questa pellicola mentre da parte c'erano persone per Disaster Movie) e del dialogo finale con la timida studentessa di colore (che sottintende che in questa scuola imparare non è per tutti, non basta leggere un libro per sapere i dettami della vita) sono attimi intensi di cinematografia, pur se il film effettivamente dilata il racconto ai limiti massimi. Per un genitore che ha un alunno è un film che fa pensare, riconsiderare l'importanza della scuola anche se si sa che poi il mondo del lavoro del tutto diverso può rinnegare quanto imparato; un monito per seguire i propri figli, dar loro il massimo impulso per apprendere il più possibile in quanto l'istruzione sembra non avere peso nella vita solo in apparenza, tanto quanto i verbi classici, ma invece non ha prezzo per costruire noi come uomini, liberi da considerazioni di denaro ma solidi nel proporsi al mondo.
Cantet chiude il film con un messaggio di speranza, con una ideale partita a pallone in amicizia totale fra docenti e studenti, soddisfacendo la passione del protagonista nella vita reale (si occupa di calcio per un giornale) e facendo capire che la vittoria si costruisce insieme e non da avversari, da due parti diverse ma non nemiche.
In definitiva un film intenso, maturo, amaro, che piacerà moltissimo ai genitori con figli scolari di qualsiasi tipo che si sentiranno coinvolti appieno, stimolati a seguire ancor meglio la progenie studentesca, segno raro di coinvolgimento artistico nel girare pellicole, prive di qualunque orpello luccicante ma decisamente dense di umanità. La durata, il tema e lo stile documentaristico potrebbero scoraggiarvi di base: non lasciatevi ingannare perché il film non è affatto pesante da seguire ma più che altro duro da accettare in alcuni punti, dato che ci può prendere lo sconforto per certe situazioni nelle quali sembra non ci sia via d'uscita oltre la punizione. Bravi i ragazzi ad essere se stessi (speriamo che nella realtà alcuni non siano così se stessi), ottimo il protagonista che si nota coinvolto dal tema. Da non perdere, il premio francese non l'ha davvero rubato, tantomeno potrà rubare quello del vostro biglietto.

Giudizio: 3


Altri giudizi della redazione:

Alberto Di Felice: 2.5
Emanuele Rauco: 3.5
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