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| La banda Baader Meinhof |
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| Scritto da Cine Zone | |||
| Venerdì 07 Novembre 2008 00:09 | |||
Titolo originale: Der Baader Meinhof KomplexNazione: Germania, Francia, Repubblica Ceca Anno: 2008 Genere: Biografico, Poliziesco, Drammatico, Storico Durata: 150' Regia: Uli Edel Cast: Martina Gedeck, Moritz Bleibtreu, Johanna Wokalek, Bruno Ganz, Simon Licht, Jan Josef Liefers, Alexandra Maria Lara, Heino Ferch, Nadja Uhl, Hannah Herzsprung Produzione: Constantin Film Produktion, Nouvelles Éditions de Films, G.T. Film Production Distribuzione: BIM Data di uscita: 31 Ottobre 2008 Trama: La storia vera degli anni di piombo della Germania, che ci parla di come due giovani tedeschi completamente diversi tra loro, il reazionario Andreas Baader e la giornalista Ulrike Meinhof, ambedue decisi a promulgare con la violenza un acceso manifesto antiamericano, odiavano la nazione statunitense additata come imperialista, effetto avuto anche grazie al sostegno per loro imperdonabile dello stato tedesco. Costituito nel 1970 il gruppo della RAF (Rote Armee Fraktion), avevano nobili intenti di rendere più semplice e umana la vita della società, anche con un'etica naturista; purtroppo non vedevano altra soluzione per ottenerla che il combattimento armato, macchiandosi di numerosi attentati sanguinosi. Catturati due anni dopo insieme alla compagna di Baader, Gudrun Ensslin, continuarono dal carcere ad essere dei capi spirituali per le future generazioni della RAF. Il loro maggiore nemico fu il capo della polizia Horst Herald, l'unico che aveva capito la gravità e la pericolosità del movimento terrorista sin da subito. Recensione di PIETRO SIGNORELLI Poderoso film di cronaca di tempi passati nerissimi (il terrorismo tedesco ebbe collusioni anche con quello italiano), racconta delle stragi e degli attentati che la cosiddetta RAF (Rote Armee Fraktion) operò a lungo a cavallo degli Anni Settanta e Ottanta, con delle scintille anche nei Novanta, arrivando a dirottare un aereo della Lufthansa come azione più eclatante. I fondatori del gruppo armato sono stati Ulrike Meinhof (Martina Gedeck, brava attrice presente anche ne Le vite degli altri, che ha lo stesso produttore) e Andreas Baader (Moritz Bleibtreu, che troviamo in vari film come Le particelle elementari, La masseria delle allodole e Munich), coadiuvati dalla fidanzata di lui Gudrun Ensslin (Johanna Wokalek, una quasi esordiente davvero brava). La Meinhof era una giornalista con due figlie con spiccate tendenze naturiste (le scene iniziali ci fanno vedere una splendida spiaggia dove i bagnanti sono senza vestiti), tradita dal marito e che ha abbracciato la causa violenta per colpa della disillusione di veder trionfare un progetto fondamentamente umanitario e antimilitare. Purtroppo la filosofia che doveva portare i risultati voluti (il Vietnam era continuamente preso di mira: loro davano colpa al governo tedesco di essere in collusione con gli americani) era totalmente sbagliata nelle azioni, causando un malcontento ed un terrore generale nel paese invece di un sostegno. La loro cattura avvenne nel 1972, due anni dopo la creazione della RAF. Fu dal carcere che i tre diventarono una sorta di capi spirituali per gli altri elementi del gruppo e le cellule libere, mentre altri componenti decisero di effettuare uno sciopero della fame che li portò anche alla morte, per protestare contro le condizioni inumane e l'impossibilità di esprimersi in cui versavano, diventando dei martiri. Stando in carcere incominciarono le divisioni di pensiero, con la Ensslin in aperto contrasto con la Meinhof, lotte intestine che condussero alla depressione e al suicidio la giornalista reazionaria, fautrice di una linea più morbida di lotta.I membri liberi fuori dal carcere della banda (con l'appoggio anche dei terroristi mediorientali che li allenavano nei loro campi appositi) incominciarono rabbiosamente una serie di azioni inconsulte che andavano ben oltre gli intenti di base del gruppo, provocando anche un dirottamento di una aereo della Lufthansa che finì con un blitz che uccise tutti i pirati dell'aria tranne una, oppure il tragico assassinio del presidente della confindustria tedesca Hanns-Martin Schleyer. Ogni volta le richieste per porre fine ai sequestri erano sempre le stesse: liberare i prigionieri dal carcere duro (richieste simili per Meinhof-Baader-Ensslin le avevano fatte anche i terroristi mediorientali che a Monaco 1972 fecero strage di israeliani), ma il governo non cedette. La stessa notte del blitz delle teste di cuoio tedesche sull'aereo, sfiduciati e ormai solo con la voglia di balzare alle cronache denunciando il regime carcerario, diventando così dei martiri, grazie a delle armi fatte entrare di nascosto dalla Stasi (la stessa organizzazione presente ne Le vite degli altri) i capi dell'organizzazione rimasti si tolsero la vita, lasciando alle cosiddette nuove generazioni di proseguire la lotta, che durò fino al 1998 anno dello scioglimento ufficiale della RAF. Questa la storia. Il film la ripercorre in maniera perfetta e aderente, senza cadere in facili tentazioni di mitizzazione; lo sguardo sul passato è analizzatore e mai trionfalista, neppure nel racconto della cattura dei terroristi. Uli Edel (regista di Christiane F. – Noi i ragazzi dello zoo di Berlino del lontano 1981, ma anche di Body of Evidence con una torbida Madonna) sapientemente tiene tutti sul lato della cronaca vista dalla parte dei terroristi, ne evidenzia i buoni intenti ma sottolinea le cattive azioni, senza cadere in merceologia di parte. La caratterizzazione che è piaciuta di più, nonostante che i tre attori principali fossero tutti molto bravi, riguarda quella della grande nemesi dei terroristi, l'ispettore capo di polizia Horst Herald (Bruno Ganz), riflessivo e meticoloso, che aveva capito benissimo le metodologie per catturarli ma si era anche reso conto che la banda non era un fenomeno isolato nata dal delirio di tre esaltati, ma nascondeva un malcontento studentesco (e non) diffuso e pericoloso contro le simpatie del governo tedesco verso dittatori come lo Scià di Persia oppure per gli americani (vari attentati contro caserme USA vennero eseguiti). Insieme ai pensieri della Meinhof si dipana il nocciolo della questione “Anni di piombo in Germania”, dove si evidenzia benissimo come chiunque in quei tempi cercasse di dare una nuova visione politico-sociologica veniva osteggiato od abbattuto dalla polizia in maniera feroce (come la repressione della manifestazione di inizio film). Lo spettatore, indipendentemente dal fatto che il racconto sia cronachistico/rispettoso senza particolari romanzature, troverà in questo film un valido strumento di approfondimento oltre che di conoscenza storica: sono presenti tutte le fasi vissute dalla banda, non solo quella che riguarda l'azione, partendo dalla precreazione, all'incontro e amalgama dei capi storici, alla lotta e poi alla carcerazione e al processo, fino ad arrivare al suicidio. Un ritratto completo senza sbavatura alcuna, denso di drammaticità che raggiunge il culmine nell'isolamento dei prigionieri in quelle stanze grige dove i suoni sono impediti. La durata può essere guardata in cagnesco da alcuni spettatori, ma davvero non si doveva sforbiciare nulla dal racconto per renderlo valido; anche l'inserimento dei filmati di repertorio, alcuni in bianco e nero, implementa e non disturba. Per poter leggere interamente lo scenario andava raccontato tutto quanto, vedrete. Il piacere della visione rimane costante tutto il tempo, niente noia o disinteresse, ci sono continuamente delle cose su cui ragionare e la scaletta delle aderenze storiche messa in modo che si possa guardare come un viaggio nel passato che si muove su vari piani, vivacizzando le cose, e non come una veranda statica. Le interpretazioni sono tutte pregevoli, l'unico vero appunto è il tono un po' da fiction tv, ma questo effetto si nota parecchio per la scelta di farlo diventare una cronaca, quindi non una vera colpa. Belli anche i parametri tra terroristi filosofi (non meno colpevoli, ovviamente) e quelli puramente esaltati. In definitiva un film soprattutto da cineforum (la vicenda degli anni di piombo tedeschi non sappiamo quanto possa interessare in Italia, ma è un gesto davvero masochistico e superficiale negarne la visione per questo motivo: le propaggini intellettuali di cui è composto vanno ben oltre tempo e luogo), bello per come presenta la situazione senza immettere nessuna variante inutile e immotivata in modo da renderlo più appetibile (anche le scene di nudo presenti, tra l'altro soprattutto maschili, servono per mostrare la base naturista). Se approfondirete sul web il discorso si possono anche notare le analogie con il terrorismo italiano e il rapimento Moro. Non è facile trovare al giorno d'oggi un film di pura cronaca tanto ben interpretato (i protagonisti come persone tedesche la vicenda la sentono davvero e non la inscenano solamente), che può favorevolmente far riflettere e conoscere una cosa morta nella fazione ma non nella sua esistenza mondiale. La lunga permanenza del film non si restringe al cinema ma continua all'esterno con entusiasmo, e questo è un merito innegabile. Giudizio: ![]() Altri giudizi della redazione: Alberto Di Felice: ![]() Emanuele Rauco: ![]()
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Titolo originale: Der Baader Meinhof Komplex
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