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Twilight Stampa E-mail
Scritto da Cine Zone   
Sabato 22 Novembre 2008 13:46
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Twilight / LocandinaTitolo originale:      Twilight
Nazione:      Stati Uniti
Anno:      2008
Genere:      Azione, Horror, Romantico, Thriller
Durata:      122'
Regia:      Catherine Hardwicke
Sceneggiatura:    Melissa Rosenberg (dal romanzo di Stephenie Meyer)
Cast:      Kristen Stewart, Robert Pattinson, Billy Burke, Ashley Greene, Nikki Reed, Jackson Rathbone, Kellan Lutz, Peter Facinelli, Cam Gigandet, Taylor Lautner, Anna Kendrick, Michael Welch, Justin Chon, Christian Serratos, Gil Birmingham
Produzione:      Maverick Films, Summit Entertainment, Temple Hill Entertainment, Twilight Productions
Distribuzione:      Eagle Pictures
Data di uscita:      21 Novembre 2008

Trama: Dopo che la madre decide di vivere con un altro uomo, l'adolescente (Isa)Bella lascia l'assolata Arizona per recarsi dal padre nella fredda e piovosa cittadina di Forks. Arrivata sul luogo, incontra Edward Cullen, un diciassettenne schivo e che sembra avere un'attrazione molto particolare per lei. Edward non è un ragazzo qualsiasi: è un vampiro che vive con la sua famiglia cibandosi di sangue animale e non umano per dogma di conservazione dei buoni rapporti con la comunità, a cui non vogliono fare del male. Bella se ne innamora perdutamente, ma durante una partita di baseball appare James, un vampiro carico di odio, con tutt'altre idee nutrizionali.

Recensione di PIETRO SIGNORELLI

TwilightPrimo dei libri best seller di Stephenie Meyer, diretto dalla regista di Thirteen Catherine Hardwicke, narra con toni adolescenziali la storia di amore diversa ed intensa tra un vampiro diciassettenne di nome Edward (Robert Pattinson, ex Cedric Diggory in Harry Potter e il calice di fuoco ed il seguente Harry Potter e l'Ordine della Fenice) e una liceale con poche illusioni di nome Isabella (ma che tutti devono chiamare Bella, la interpreta Kristen Stewart, vista in Into the Wild) che sceglie di vivere nella piovosa città di Forks lasciando l'assolata Arizona («Non sei troppo poco abbronzata per venire da lì?» le dicono i compagni di scuola).
Tra i due nasce un rapporto intenso e totale, ostacolato ovviamente dal fatto della diversità di lui, uomo del 1918 perennemente parcheggiato alla sua età giovanile di contagio. La sua famiglia ha deciso di nutrirsi solamente di sangue animale per non danneggiare la comunità umana, e questo aiuta la ragazza ad integrarsi con loro. Purtroppo ci sono anche ben altri tipi di vampiri: quelli che non intendono smettere di nutrirsi degli umani, e Bella è per loro un appetitoso spuntino. Edward deve a questo punto fare di tutto perché i rivali non usino la sua ragazza per questi scopi, ma forse dietro c'è anche altro.
Dimenticatevi paletti di frassino e luce del sole che polverizza, tombe e sarcofaghi per il sonno diurno, canini in mostra e aglio alle porte: Twilight non è nulla di questo. È una storia d'amore diversa e inusuale tra una ragazza chiusa ed introversa senza i toni giocosi della sua età, con un vampiro (ovviamente bello e alla moda). Niente ambienti lugubri e ombre minacciose, le case sono all'avanguardia architettonica, qui si parla di baseball, balli scolastici e di vestiti da mettere per l'occasione. Un film con degli adolescenti per protagonisti e che si rivolge ad un pubblico di adolescenti (soprattutto femminile) in cerca di molto belli e poco dannati, figure blande e stereotipate di buone intenzioni, nonostante che su di loro gravi la più tragica ed atavica delle maledizioni.
Decisamente un film che procede a singhiozzo, ogni colpo non viene mai affondato e si cristallizza tutto sul fatto del preservamento del loro amore impossibile ma da intraprendere ad ogni costo, con musiche e situazioni smielate a tutti i costi (anche se ad un certo punto l'emozione di sentire le note da “Canone inverso” di Morricone fa sempre piacere) che continuano il percorso imperfetto e monotono di un film troppo delimitato al suo indirizzo giovanile.
Gli effetti non sono di trasformazioni (inesistenti) ma di percorsi sugli alberi e corse a massima velocità (ad un certo punto abbiamo anche una megacitazione da Aladdin e Titanic con un bel «Ti fidi di me?», ma ci sono anche vari «Oh mio Dio!» di friendsiana televisiva memoria); non c'è praticamente sangue in un film di vampiri, e questo la dice lunga sulle possibilità di poter piacere ad un pubblico diverso e più completo di quello delle ragazzine adoranti. Praticamente per un'ora non succede assolutamente nulla, poi quando il film si sveglia un attimo con l'arrivo in pompa magna di James (il cattivo del film, interpretato da Cam Gigandet) scopriamo che è tutta aria fritta, è solo la scusa per degli altri patetici momenti in cui si celebra lo zucchero e le rose senza nessuna profondità, privo di alcuna variazione e tutto lustrato e glassato oltre il dovuto.
Chi scrive non ha letto il libro, che viene definito da molti molto più profondo e lento nel conoscersi dei due ragazzi, ma decisamente portare sullo schermo una pellicola con questi toni ha un solo risultato: o si è giovinalmente innamorate del bel protagonista (quante ragazzine infatuate desiderebbero un morsicone da lui?) e la si gode con melassa e affini, oppure si sbuffa, ci si agita sulla poltrona e ci si augura che la fine del film non sia lontana, annoiandosi mortalmente di questo minestrone di frasi stupide, personaggi poco incisivi e un contorno da college di nessuno spessore, condito da una sorta di famiglia comprensiva con carnagione bianchissima. Si potrebbe segnalare la fotografia che ha colori intensi e vivaci e a volte invece plumbei per sottolineare alcuni momenti particolari, ma un lavoro registico di bassa lega (ci sono interi primi piani tagliati e delle inquadrature assolutamente anonime) affossa anche questo pregio tecnico.
In definitiva un film blando di valore minimo, noioso e ripetitivo, tutto legato a una storia d'amore talmente zuccherosa da risultare indigesta a chiunque venga per vedere uno spettacolo diverso da questo, magari inusuale ma purtroppo decisamente povera di contenuti ed emozioni. A molte delle teen innamorate del libro non interesseranno le variazioni rispetto allo scritto notate in varie recensioni, perdendosi placidamente nella stucchevole bellezza dei protagonisti (tra l'altro monocordi nella recitazione) e dimenticando ogni altra cosa necessaria per piacere a un pubblico diverso, ampio ed esigente, che si annoierà mortalmente.

Giudizio: 1.5


Recensione di ALBERTO DI FELICE

Twilight«Bellezza è verità, verità bellezza» è lo stampo keatsiano del cinema “giovanile” di Catherine Hardwicke, che mai come in quest'ultimo lavoro si offre biasimevole alla grandissima parte del pubblico cui non è diretto, e che dunque mal è equipaggiato a condividerlo. Un cinema femminile per signorine, si dice, destinato alle tredicenni e poco oltre che in sala rumoreggiano nei silenzi, commentano complici, applaudono e sospirano ad ogni bacio. Se non si è sopraffatti definitivamente dal malanimo—acuito probabilmente dalla solita repulsione sanamente snobbistica verso i prolungati casi commerciali, quali quello da cui nasce il film—si può anche esserne annientati.
Non si potrà negare, in ogni caso, che la Hardwicke ne abbia fatto una scelta coerente nella sua malmostosa filmografia, che riparte dopo l'oggetto sperimentato Nativity in un'altra dimensione praticamente a-storica e para-epica. Nella sua Forks, cittadina dell'entroterra costiero dello stato di Washington, uggiosamente senza surf né skatebording, si eleva a tutti gli effetti un poema in versi sull'amor cortese, con va a ricondursi (come pure era nella saga di Ginger Snaps) all'astinenza adolescenziale e al suo contrasto con una giovinezza che va mutando nelle sue esigenze. Poco conta, da questo punto di vista, il suo evidente carattere didascalico (chiamiamola, se si vuole, «mancanza di gusto»), che appare anzi inevitabile.
Allo stesso tempo, il film è un racconto fantasy per adolescenti, genere del quale riprende naturalmente le derivazioni novellistiche ma anche quelle televisive, e che probabilmente ne decreta una sostanziale sovrapposizione demografica con i vari capitoli potteriani. Se tutto ciò è vero, tornando a quanto si diceva in apertura, l'indirizzo in senso femminile, sul quale tanto si insiste, sembra costituire viceversa un'evidente eccezione nella fruibilità da parte del pubblico, nel caso attratto soprattutto a causa dei suddetti fremiti (sentimentali, ormonali) verso un parterre di attori maschili particolarmente succoso.
Ma lo stesso succedeva anche nel precedente Lords of Dogtown, storia quasi totalmente al maschile fra i cui protagonisti compariva il celeste John Robinson di Elephant. Che la Hardwicke sia femmina è una platitudine, che faccia film femminili un non sequitur assai comune e cieco: che siano maschi o femmine (tanto si indugia sul bel Robert Pattinson quanto sulla bella Kristen Stewart), alla Hardwicke interessa lo schianto della bellezza giovane. Si potrà ancora giudicare malamente l'implacabile insistenza su questi volti, qui particolarmente candidi e freddi, eternamente fermi e incerti sul punto di baciarsi. Se alla Hardwicke si rimprovera proprio un apparente disinteresse—se non un vuoto sensazionalismo—nel mostrarli, il quid estetico del suo cinema, anche in Twilight, sta appunto qui.
In realtà, credo che nel pudore di questa che sembra una quasi-apologia della castità (per ciò stesso, per qualcuno, deplorabile; per un caso quasi analogo, e soprattutto per le relative incomprensioni, vedasi il recente Denti), con per protagonisti due giovani distanti ed indipendenti, come nell'intera opera della regista texana, si possa vedere un intento rituale e celebrativo-apologetico di un'età di scelte nella quale si è ancora poco adatti a scegliere—e difficilmente si può resistere alla tentazione di provarci. «E tu, amante audace, non potrai mai baciare / Lei che ti è così vicino; ma non lamentarti / Se la gioia ti sfugge: lei non potrà mai fuggire, / E tu l'amerai per sempre, per sempre così bella».

Giudizio: 2.5


Altri giudizi della redazione:

Emanuele Rauco: 1.5

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