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| La felicità porta fortuna - Happy Go Lucky |
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| Scritto da Cine Zone | |||
| Martedì 09 Dicembre 2008 00:00 | |||
Titolo originale: Happy-Go-LuckyNazione: Regno Unito Anno: 2008 Genere: Commedia, Drammatico Durata: 118' Regia: Mike Leigh Sceneggiatura: Mike Leigh Cast: Sally Hawkins, Alexis Zegerman, Eddie Marsan, Andrea Riseborough, Samuel Roukin, Sinead Matthews, Kate O'Flynn, Sarah Niles, Sylvestra Le Touzel, Nonso Anozie, Karina Fernandez Produzione: Ingenious Film Partners, Summit Entertainment, Thin Man Films, UK Film Council Distribuzione: Mikado Data di uscita: 5 Dicembre 2008 Trama: Poppy è insegnanrte elementare in una scuola della Grande Londra. Eternamente briosa, vive da anni con l'amica Zoe, e sembra non esser preoccupata da nulla. La seguiamo a scuola, nelle sue lezioni di guida con l'istruttore Scott, alle lezioni di flamenco, quando va a trovare la sorella incinta. Il mondo ha davvero il sorriso che Poppy vuole, forse senza neanche saperlo, infondere? Recensione di ALBERTO DI FELICE Appena entrata in una libreria, Poppy (Sally Hawkins) nota subito un grosso tomo su uno scaffale: “La strada che porta alla realtà” del matematico e fisico inglese Roger Penrose. Più di mille pagine che descrivono «la ricerca dei principi che governano il comportamento del nostro universo». Addirittura. Poppy decide subito che a tutta questa realtà non ci vuole arrivare, o almeno non con questo libro. Dopo un po' arriva nell'angolo dei libri per bambini, nel quale la accoglie un cartonato che annuncia festoso: «It's Roald Dahl Day!». Poppy si mette adesso a sfogliare il libro illustrato “Kingdom of the Sun”, «un meraviglioso viaggio nel nostro sistema solare [...] che intreccia mitologia e astronomia in modi magici». Molto meglio rispetto alla fisica quantistica, no?Pensando ad un film indipendente—categoria che, almeno ai tempi attuali, più di altre descrive poco o nulla—potenzialmente simile a quest'inizio di Happy-Go-Lucky, una caratteristica essenziale, piuttosto comune in una certa onda di indipendenti, è la cara vecchia “umanità” da scoprire secondo metodi invariabilmente “naturalistici”—“realistici”, o finti tali—nascondendola e mischiandola con fare favoleggiante. Il film di Mike Leigh, con la sua protagonista vitale quanto un maghetto della felicità, potrebbe essere alternativamente l'ultima commedia demenziale su una donna mattoide che non capisce di esser fuor d'acqua, generando una serie di situazioni imbarazzanti, oppure uno di quei film con la protagonista toccata che però la sa più lunga di tutti e infatti migliora la vita di chiunque le capiti vicino. Invece Poppy è, più semplicemente, una trentenne londinese di quasi-periferia che ha ancora immutata l'incosciente vivacità (e il palese poco gusto nel vestire) tipico delle uscite nei weekend anglosassoni, con delle amiche non meglio messe di lei—di sicuro, al minimo, altrettanto ubriache. Diamo per scontato: ogni suo fine settimana, iniziando dal venerdì di chiusura delle scuole (è insegnante elementare), si svolge da anni allo stesso modo, trascinando la sbornia fino a casa e al mattino dopo assieme alle girls. Una liceale degli anni '80, insomma, che ha scambiato il buonumore per la vita. E ha ragione. Nel film vedremo l'umanità di cui sopra, e vedremo Poppy cercare di contagiarla. Cercare, ho detto. Complice anche il soffusamente gioioso tema musicale di Gary Yershon, sui titoli di testa, potrebbe sembrare già di essere entrati in quel mondo di realismo fatato, illustrato su cartoni tinti di rosa, con una protagonista fin indecorosamente ottimista che cerca di stampare—come su un cartonato pubblicitario di Roald Dahl, appunto—un sorriso come il suo sulle facce di chiunque incontri, mentre tutti remiamo ognuno a modo suo verso la realtà, il diventare “adulti”. Dovremmo intuire che ci sarà tanta felicità per tutti, dunque, alla fine? Non è esattamente così, e difatti ognuno continuerà a remare a modo suo; semmai, Poppy avrà attraversato un suo viaggio fatto di folli non-sensi, uscendone in un qualche modo com'è entrata. «Non c'è niente di male a provare». Mike Leigh forma quindi sì una favola, ma risolta (o meglio, non risolta) dall'idea che tale è il paradosso delle diverse vie per giungere al funzionamento dell'universo, che potrà essere che avremo un lieto fine, come sembra (almeno per Poppy, e forse solo momentaneamente: aveva confessato di star bene da sola, lo ribadisce a casa della sorella, e non c'è motivo di credere che non sia sincera), ma potrà anche essere che non lo avremo. Non c'è modo di saperlo se non in una corrente abitudinaria, che Leigh è in grado di catturare da dentro le minuzie, dietro la cui leggerezza (la direzione degli attori, fra i quali va assolutamente citato almeno Eddie Marsan, è realmente enorme; sarà inevitabilmente delittuoso il doppiaggio) va a perdersi ogni traccia minimamente avvertibile di quella programmaticità da finto naturalismo indipendente. Un film adorabile—ed è una delle poche volte che lo si può dire senza sentirsi in colpa. Giudizio: ![]() Recensione di PIETRO SIGNORELLI Dopo aver usato tanti toni tetri nelle sue opere precedenti (come in Tutto o niente oppure ne Il segreto di Vera Drake) l'eclettico regista inglese Mike Leigh colora il suo cinema di gioia, di felicità e di perfetto garbato umorismo sofisticato, utilizzando una storia fondamentalmente semplice per descrivere il tentativo di Pauline, una maestra d'asilo, di irradiare altruisticamente verso il mondo la gioia spontanea che possiede dentro. Quasi come una bimba che colora un quaderno disegnato, lei vorrebbe che tutti fossero felici soprattutto perché è in questo stato che possiamo avere, come dice il titolo, fortuna e realizzazione.Un film che senza una protagonista a dir poco eccezionale come Sally Hawkins (già con Leigh nei due film sopracitati ma anche con Allen in Sogni e delitti) non avrebbe avuto quel carattere, lo diciamo senza indugi, di mirabolante portata a cui arriva, ma sarebbe comunque stato un grande tentativo narrativo di dare della serenità a un panorama decisamente oscuro che ognuno di noi si appresta a vivere. Il mondo per vivere meglio dovrebbe imparare da Pauline detta Poppy (la Hawkins), questa donna che apre il film in bicicletta sorridendo sempre e che cerca di avere un discorso allegro con un burbero (anche se giovane) commesso di una libreria che non le dà retta minimamente. Questa apertura è il succo del film: Poppy elargisce, gratuitamente, cordialità ed allegria, bisogna vedere se il resto dell'umanità che le sta attorno saprà prendere il dono e migliorarsi. Le sue amiche di sicuro afferrano e non lasciano inascoltato il suo monito: soprattutto quella con cui vive (Alexis Zegerman) e che lavora con lei. Abitini démodé, stivali vistosi con tacco e braccialetti a profusione, insieme ad un sorriso ammaliante, sono il look di questa maestra d'asilo (non potevano scegliere mestiere più adatto) che si dedica anche alle canne e all'alcool senza per questo esserne corrosa. Quando deve fare la patente, trova ad insegnarle la pratica di guida un uomo che è il perfetto contrario di lei (ben interpretato da Eddie Marsan, altro pupillo di Leigh ma notevole caratterista), perennemente arrabbiato, ossessionato dagli specchietti, dai modi rudi e che non accetta minimamente che lei metta per guidare stivali con il tacco (complimenti al doppiatore italiano che si sarà eroso la gola nel tradurlo e interpretarlo vocalmente). Il rapporto tra i due diventa difficile anche se Poppy ne è incuriosita e vorrebbe dargli un po' di serenità come suo uso. Ma il lato spigoloso e difficile dell'uomo esplode ancora di più quando Poppy si innamora di un assistente sociale (Samuel Roukin). Una commedia a dir poco strepitosa, uno spettacolo di difficile raggiungimento nel panorama cinematografico odierno, teso a sguaiare le emozioni e a riempirsi la bocca di facili stili e penosi intrattenimenti. Ci voleva un serio professionista come Leigh e la Hawkins (anima del film) per darci questa gioia di spettacolo, che appena si riaccendono le luci ci dà la sensazione di aver vissuto un sogno irrealizzabile. Poppy come una sorta di Angelo della felicità riempie a noi due ore di nuova angolazione mentale, dà la speranza che il flamenco che balliamo per la vita (come iconizzato nel film dalla scena del ballo e della scuola di danza) possa essere un esistere e un'azione neppure tanto difficile come sembra, dando il nostro spazio ma concedendo anche l'ispirazione per aiutare gli altri (come il bambino difficile) senza per questo abbandonare mai il sorriso. In un mondo che non ci crede più, vedere altruismo mostrato in maniera tanto genuina ma non sciocca è solo una panacea superba, un ricordo che in fondo la nostra fortuna si crea anche donando agli altri, soprattutto quello che in moneta non è quantificabile. Poppy se ne sbatte dei conformismi, si veste come si sente, vive come vuole e agisce con semplicità: questo il mondo pare non capirlo, ma è anche vero che chi le sta accanto a poco a poco, anche inconsapevolmente, assorbe la sua radiosa armonia, e chi sembra contestarne gli stili non può fare a meno di ammirarla di nascosto. E così quando lei entra in campo vediamo severe maestre di ballo esplodere in confessioni shock in pubblico, insegnanti burberi perdere il controllo e la propria sicurezza, amiche insicure prendere coscienza e fiducia. Le chiavi di un'auto diventano la presa dell'animo a guida nuova, il cartoncino di un sacchetto la gioia di un buffo ma sincero sguardo sul mondo indipendentemente da come ci mostriamo (siate quel che siete) e tante altre grandi cosette sparse rendono meraviglioso questo cammino lastricato di felice spontaneità. In definitiva un film sublime, con una protagonista eccezionale, un inno alla gioia e alla felicità che donano a tutti emozioni e fortuna senza pari, proprio perché scevre della presenza corruttiva della carta moneta. Sembrerebbe di poter dire, parafrasando Ungaretti, «vedo Poppy e m'illumino d'immenso». E dato che è proprio così, fate in modo che la sua luce non vi passi accanto e voi vi scostiate. Assolutamente imperdibile. Giudizio:
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Titolo originale: Happy-Go-Lucky
Appena entrata in una libreria, Poppy (Sally Hawkins) nota subito un grosso tomo su uno scaffale: “La strada che porta alla realtà” del matematico e fisico inglese Roger Penrose. Più di mille pagine che descrivono «la ricerca dei principi che governano il comportamento del nostro universo». Addirittura. Poppy decide subito che a tutta questa realtà non ci vuole arrivare, o almeno non con questo libro. Dopo un po' arriva nell'angolo dei libri per bambini, nel quale la accoglie un cartonato che annuncia festoso: «It's Roald Dahl Day!». Poppy si mette adesso a sfogliare il libro illustrato “Kingdom of the Sun”, «un meraviglioso viaggio nel nostro sistema solare [...] che intreccia mitologia e astronomia in modi magici». Molto meglio rispetto alla fisica quantistica, no?
Dopo aver usato tanti toni tetri nelle sue opere precedenti (come in Tutto o niente oppure ne Il segreto di Vera Drake) l'eclettico regista inglese Mike Leigh colora il suo cinema di gioia, di felicità e di perfetto garbato umorismo sofisticato, utilizzando una storia fondamentalmente semplice per descrivere il tentativo di Pauline, una maestra d'asilo, di irradiare altruisticamente verso il mondo la gioia spontanea che possiede dentro. Quasi come una bimba che colora un quaderno disegnato, lei vorrebbe che tutti fossero felici soprattutto perché è in questo stato che possiamo avere, come dice il titolo, fortuna e realizzazione.








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