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Racconto di Natale Stampa E-mail
Scritto da Cine Zone   
Mercoledì 10 Dicembre 2008 01:00
Racconto di Natale / LocandinaTitolo originale:      Un conte de Noël
Nazione:      Francia
Anno:      2008
Genere:      Commedia, Drammatico
Durata:      150'
Regia:      Arnaud Desplechin
Sceneggiatura:   Emmanuel Bourdieu e Arnaud Desplechin
Cast:      Catherine Deneuve, Mathieu Amalric, Jean-Paul Roussillon, Anne Consigny, Melvil Poupaud, Emmanuelle Devos, Chiara Mastroianni, Laurent Capelluto, Hippolyte Girardot, Emile Berling
Distribuzione:      BIM
Data di uscita:      5 Dicembre 2008

Trama: Sono anni che, dopo che Elizabeth ha allontanato dalla sua vita il fratello Henri, la famiglia Vuillard non si riunisce tutta insieme. Per queste feste di Natale, però, la malattia di mamma Junon, bisognosa di un trapianto di midollo, cambia le cose.

Recensione di ALBERTO DI FELICE

Racconto di NataleLa storia rimossa della famiglia Vuillard ci viene presentata anticipando quella che più in avanti, quando il film si sarà meglio assestato in questo Natale epifanico fra familiari come tanti, sarà una rappresentazione teatrale nel salotto di casa, scritta dai due figli del minore Ivan (Melvil Poupaud) e di sua moglie Sylvia (Chiara Mastroianni). Come in una triste favola, narrata dalla maggiore e più amara Elizabeth (Anne Consigny), l'antefatto generativo della riunione per le feste viene proiettato con le ombre di figure dei personaggi, sovrapposte a particolari di vecchie foto di famiglia.
È la prima istanza dichiarativa di Arnaud Desplechin, morbida ma anche secca, assegnata ad immagini che sono anche rimando all'origine del cinema in fasci di luce, sovrapposti qui in quelli stilizzati delle figure e quelli (teoricamente) trasparentemente realistici delle fotografie. Questa secca presentazione si fa subito sostituire da un fluido labirinto che la continua: i quattro nuclei—mamma Junon (Catherine Deneuve) e papà Abel (Jean-Paul Roussillon); Ivan, Sylvia e il cugino Simon (Laurent Capelluto); Elizabeth, il marito Claude (Hippolyte Girardot) e il figlio Paull (Emile Berling); Henri (Mathieu Amalric) e Faunia (Emmanuelle Devos)—vengono riassunti per come sono a ridosso della riunione.
Quando lo spettatore si è ormai orientato nelle vicende passate e presenti che hanno condotto i Vuillard a ricongiugersi come non facevano da anni, Desplechin preferisce ancora il movimento alla stasi, sebbene nei tanti momenti che ci vengono concessi nessuno manchi di parlare, disvelando le solite ritrosie lunghe anni. L'outsider Faunia, che per di più è ebrea, sarà la meno loquace e si ritirerà preventivamente dalle feste; intanto è penetrata anche lei (con “vertigine” hitchcockiana in soggettiva—psicologica?) in questa ronda nella quale compaiono visioni di lupi (il doppio riflesso di Paull è il figlio-nipote-cerniera delle contraddizioni nei rapporti fra tutti) e scompaiono persone (Junon che lascia Faunia sola al negozio; Simon che fugge la notte della vigilia).
Ne risulta un film come detto seccamente languido, con una durata media dell'inquadratura molto ristretta; un esempio di cinema-fiume corale per quella che in effetti sarebbe invece materia da camera. Si richiama la nouvelle vague, ma dentro ci si possono vedere parimenti gli allievi altmaniani e quelli bergmaniani—da confrontare con il bellissimo Margot at the Wedding di Baumbach—così come gli storici e più o meno direttamente a tema (ma di certo giusti per il periodo) “a casa per le vacanze” che la famiglia ripassa in tv. E alla fine non è che un racconto per le feste—un intervallo, se volete, fra ombre. “Incontriamoci a Roubaix”.

Giudizio: 3
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