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| The Spirit |
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| Scritto da Cine Zone | |||
| Domenica 28 Dicembre 2008 11:10 | |||
Titolo originale: id.Nazione: Stati Uniti Anno: 2008 Genere: Azione, Drammatico, Thriller Durata: 103' Regia: Frank Miller Sceneggiatura: Frank Miller (dai fumetti di Will Eisner) Cast: Gabriel Macht, Samuel L. Jackson, Scarlett Johansson, Eva Mendes, Paz Vega, Jaime King, Sarah Paulson, Stana Katic, Johnny Simmons, Dan Lauria, Eric Balfour, Louis Lombardi, Richard Portnow Produzione: Lionsgate, Odd Lot Entertainment Distribuzione: Sony Pictures Releasing Italia Data di uscita: 25 Dicembre 2008 Trama: Central City è una città irrequieta, un calderone bollente di criminalità in cui si muovono torbidi personaggi. Octopus è un criminale che, con l'aiuto dell'avvenente assistente Silken Floss e di cloni elaborati in laboratorio a cui assegna nomi diversi segnati sulla loro maglietta nera, vuole conquistare un baule che contiene un artefatto dalle proprietà misteriose. Sulla sua strada incontra un personaggio enigmatico come la bellissima Sand Saref, che viene in possesso di ciò che lui brama. Per le strade martoriate di Central City si scatena una lotta per il possesso dell'oggetto; a farne le spese potrebbero essere i cittadini incolpevoli, mentre il commissario Dolan, il corpo di polizia e sua figlia Ellen non riescono ad arginare il potere dei criminali. Per fortuna che a vegliare sulla città c'è un misterioso eroe con mascherina, il detective creduto morto Denny Colt, noto a tutti come The Spirit. Recensione di PIETRO SIGNORELLI Chi è Will Eisner? Ai non addetti ai lavori e ai non cultori, questo nome decisamente potrà dire molto poco se non nulla. Vissuto a lungo, dal 1917 al 2005, è uno dei massimi autori di fumetti mai esistiti, che sin dagli anni quaranta ha prodotto storie con i balloons intense e complete, sperimentando stili visivi e di narrazione molteplici. Non per nulla è stato fonte di ispirazione per una quantità indescrivibile di cartoonist, e il maggior premio di settore è intitolato per questo a lui. Uno dei suoi maggiori fan è da sempre Frank Miller (l'osannato autore completo, disegnatore e scrittore, di fumetti, da cui sono stati tratti i cinematografici 300 e Sin City), che non ha mai negato la sua adorazione per il maestro Eisner. Quando gli avranno proposto di portare sullo schermo come director (dopo la prova di sola co-regia in Sin City accanto a Rodríguez) The Spirit, una delle opere più intense di Eisner pubblicate in collana durante dodici anni (dal 1940 al 1952), si sarà sicuramente domandato come poter ricreare sullo schermo le atmosfere complicate, surreali e difficili di Central City, la città dove si muove il giustiziere in mascherina. La soluzione, antifilologica e del tutto personale, è stata quella di fare tutto il film in green screen riprendendo il lavoro effettuato da lui e Rodríguez sul suo Sin City. Ma mentre in quel caso il film era il fumetto animato, qui proprio non abbiamo nessuna corrispondenza grafica con il lavoro su carta, ci si allontana completamente da un'idea di stile ripreso per avviarsi verso quella di un'estetica esasperata ma senza dubbio affascinante. Dato che Spirit non è l'Uomo Ragno, non è un fumetto contemporaneo, e solo un numero non congruo di persone ne può conoscere l'esistenza, bisogna specificare che il giustiziere è visto come se fosse lo Spirito della città (da cui il nome) e vive e pulsa di energia grazie ad essa; il suo vero nome è Denny Colt, ed è un detective creduto morto dopo uno scontro con un criminale chiamato Dottor Cobra (nel film questo villain non è accennato).La sua nemesi nel film è il Dottor Octopus, che deve il suo nome al fatto che ha otto di tutto ed è visto come una sorta di piovra sulla città (lo interpreta il tarantiniano Samuel L. Jackson, tornato a una prova di spessore dopo tante presenze di nessun conto in varie pellicole), deciso ad impossessarsi di un misterioso artefatto che dona potere immenso. Peccato che durante il trasporto dell'oggetto antico si intrometta la bellissima criminale amante dei gioielli marca Bulgari, Sand Saref (una conturbante come non mai Eva Mendes, la sua interpretazione fa trasudare ormoni da tutti i pori) che cercando altro viene in possesso di quanto bramato da Octopus. Circondato da un branco di cloni idioti che ha creato lui stesso e dalla sua assistente Floss (Scarlett Johansson, pure lei esageratamente da urlo soprattutto quando la vediamo in versione nazista), il criminale scatena per le strade della città di Central City un inferno, dove il commissario capo Dolan (Dan Lauria) nulla può, come del resto sua figlia Ellen (Sarah Paulson). L'unico che potrebbe fare qualcosa è Spirit (il muscolare Gabriel Macht), sciupafemmine incallito, giustiziere innamorato della sua città e che ha come scopo di vita la sua difesa. Tra questo coacervo di umanità, avere il predominio sarà davvero dura. Come si diceva, Frank Miller omaggia il suo maestro utilizzando i Miller-stili (compreso il gioco di ombre, di sagome bianche e di colori del rosso che spiccano nel contesto, nel caso la cravatta immancabile e usata a simbolo, «Trovatemi una cravatta e che sia rossa!») ma non perdendo di vista i modi, con uno stile di narrazione decisamente cartoonesco (la battaglia infinita iniziale a suon di pugni e ... water lo testimonia) che ricalca i momenti di cui si pregiava il fumetto originale, centrando l'attenzione però sulla sensualità delle protagoniste, evidenziando al meglio il carattere guascone ed eversivo del personaggio (pensate ad un eroe negli anni quaranta per cui ogni letto era un porto: non era di sicuro facile farlo capire al pubblico del tempo) che sono dipinte come delle dee, ognuna a suo modo. E così la Mendes è una Saref spietata piena di amari ricordi, la Johansson è un'assistente piena di lustrini e vestiti eccentrici con gli occhiali vintage, la Paulson un'infermeria dolce e sensibile, Paz Vega una ballerina dalle lame affilate piena di esotico fascino, Jaime King una Lorelei/Morte da cui vorremmo farci abbracciare al più presto senza timore del suo gelido contatto. Diciamolo senza mezzi termini: questo The Spirit è visivamente accattivamente ma non per tutti, un intrattenimento di classe ma un film di assimilazione davvero particolare, con tante incongruenze (in mezzo a cellulari la cui marca si vede ben chiara e tecnologie ardite, abbiamo un respiro old style) e dei dialoghi davvero particolari, compreso quello da scienziato pazzo nazista (scena davvero esteticamente graffiante comunque) tra la Scarlett e Jackson, oppure le assurdità che i cloni di poco cervello sparano in continuazione (nella creazione di uno di essi, un piede con una faccina sopra, si può trovare un omaggio a L'esperimento del dottor K, antesignano del La mosca cronenberghiano). È davvero necessario un background almeno minimo di base (non solo di Eisner a questo punto ma anche di Miller) per capire completamente la filosofia del film, dato che il regista non ci pensa proprio a renderlo diverso da come lo vuole fare solo per accontentare tutto il pubblico, ma lo fa in modo da accontentare il suo di pubblico e di chi Eisner lo venera e lo adora e magari lo cerca in una chiave diversa e moderna. Consigliamo quindi di avvicinarsi alla visione solo dopo un'attenta disamina degli intenti, augurandovi che quanto leggerete per porvi al meglio non vi tolga sorpresa e gusto (noi crediamo proprio di non averlo fatto, pur nel dilungarci a parlarne). Per il resto e in definitiva – antifilologico o meno lasciamolo da parte, dato che per molti è solo una nuova scoperta – si assiste ad un film visivamente ardito, senza ammiccamenti di facile presa, che si svolge a più ritmi e riprese con brusche accellerazioni, intrattenimento omaggiante sperimentale non pesante con al suo interno donne bellissime sensuali per gli sguardi e non per le cosce o i glutei (anche se il lato B della Mendes brevemente in mostra farà dire ai maschietti che Dio esiste). L'intento, oltre che quello di farvi acquistare il biglietto, è quello di farvi recare incuriositi in libreria o biblioteca a riscoprire le opere di un maestro conclamato e immortale del fumetto (non solo di “The Spirit” ma anche delle sue altre, che sono dei lavori stupendi ed umani), che ha saputo da antesignano illuminato regalare al termine “giornalino” quello di romanzo a baloons illustrato; se lo farete, chi le ha già lette vi assicura che non ve ne pentirete. Se vi fermerete solo al medium cinema, per molti spettatori l'esperienza di The Spirit rischia di essere solo un fastidioso momento di cinematografia troppo sperimentale, che sembrerà fatto solo per l'autopiacere egoistico del regista. Giudizio: ![]() Altri giudizi della redazione: Emanuele Rauco: ![]()
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