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| Lunedì 12 Gennaio 2009 00:33 | |||
Titolo originale: Låt den rätte komma inNazione: Svezia Anno: 2008 Genere: Drammatico, Horror, Romantico, Thriller Durata: 114' Regia: Tomas Alfredson Sceneggiatura: John Ajvide Lindqvist Cast: Kåre Hedebrant, Lina Leandersson, Per Ragnar, Henrik Dahl, Karin Bergquist, Peter Carlberg, Ika Nord, Mikael Rahm, Karl Robert Lindgren, Anders Peedu, Paul Olofsson, Cayetano Ruiz, Patrik Rydmark, Johan Sömnes, Mikael Erhardsson Produzione: EFTI Distribuzione: Bolero Film Data di uscita: 9 Gennaio 2009 Trama: Svezia. Oskar è un biondo ragazzino che vive vessato da tre compagni di scuola arroganti, che lo tormentano e lo picchiano a ripetizione. Di notte, seminudo, nella sua stanzetta sogna di accoltellarli come se fossero dei maiali al macello. Ma la sua vita difficile sta per cambiare: nell'appartamento accanto è venuta ad abitare una ragazza, di nome Eli, che si comporta in maniera misteriosa, apparendo sempre all'improvviso. Tra Oskar e lei nasce una tenerissima amicizia, che infonde coraggio al ragazzo per affrontare i bulli. Ma la sua amica nasconde un segreto: è una vampira. Recensione di ALBERTO DI FELICE È solo tremula la presenza dell'umano, nel film di Tomas Alfredson. Forse a Oskar (Kåre Hedebrant) non sta succedendo nulla—meglio, Oskar non sta vivendo l'incontro che noi crediamo si dia nel film. L'idea che mi sono fatto (che è forse quella che mi piacerebbe il film avesse desiderato ancor più a fondo quanto me, oltre a carezzare bestialmente e con qualche simpatica ingenuità—c'è ad esempio quella ferita sulla guancia che va e viene) è che quella stretta di mani nel riflesso del vetro, mentre Oskar osserva, probabilmente verso il nerissimo cielo sbirciando la sua stessa immagine ivi ribadita, sia la definitiva unione di sangue del ragazzo con sé stesso: Eli (Lina Leandersson) non esiste, anzi è Oskar senza sesso, la cosa che può recidere violentemente Oskar dal mondo.Sarebbe per questo che il legame amoroso fra il bambino (sulla linea dell'esser ragazzo—ma non volerlo essere) e la vampira è una domanda della quale Oskar non capisce il senso: «Cambia qualcosa se ci mettiamo insieme?», «Mi ameresti se sapessi che non sono una ragazza?». Le domande essenziali e le risposte (noncuranti e perciò vere) del film non sono neanche imbarazzo: semplicemente non possono esser comprese, ci si deve fermare all'impulso di porle. Così è l'indicibile che nella vita concreta di Oskar è sempre sulle labbra, brandito da un pugnale: vorrei che tutto il mondo morisse, vorrei scappare. Lasciar entrare qualcuno per uscire io. Se il rapporto con Eli non è se non un tentativo di guidarsi internamente (un «batti linea-punto e ti troverò»), è il reclamare quest'indicibile atto difensivo di un'identità che non si conosce che è sempre sul filo dell'aria: Alfredson cerca l'insostenibile in un assordato (eccellente l'inurbamento mentale sonoro di Söderqvist) porsi fra Oskar, i compagni, gli insegnanti, e i genitori. Verso i primi da un lato il predominio e la soggezione, dall'altro la complicità (indicativa quell'ultima in piscina, col compagno che sussurra qualcosa al professore a bordo vasca e ne prende il posto re-imponendo con gusto di Oskar l'esercizio, a tradimento) ed il godimento (l'atto sanguinario sull'orecchio, col primissimo piano defilato del protagonista, in piena estasi ancora sonora e la neve attorno, ha la paurosamente splendida solennità superomista di un Milius); verso i secondi e terzi la classica impossibilità di comunicare, il cadere del feedback reciproco. Ma di indicibile, più del mio riferimento a Milius, ce n'è di debordante. Penso per prima cosa a Hedebrant, bellissimo, sul cui splendore pallido e biondo, nei rapporti dei quali dicevo, viene gettato a volte un peso forse anche inammissibile; più inammissibile che candido come ad esempio è nello scambio fra i particolari dei suoi occhi con quelli della scura Leandersson. Si rimane colpiti già da quel leggero carrello verso sinistra nella prima scena in classe, quando Oskar è ripreso da dietro e tenuto da solo a fuoco. Poiché infatti non è un film d'amore né di dolce solitudine, ma di un amarissimo “tirarsi fuori”, di un “uccidere l'umano” nell'altro. Anche se è un bambino. Mi dissocio dalla moda assai superficiale—e francamente un po' ridicola nel decretare «Questo è più bello!», manco si fosse le adolescenti esagitate che si vorrebbe stigmatizzare—di contrapporlo a Twilight: rivediamoci piuttosto, anche per amor e onor di patria, una versione maschile e tragica di Fucking Åmål. Giudizio: ![]() Recensione di PIETRO SIGNORELLI Qualcuno ha definito questo film del quarantaquattrenne Tomas Alfredson un epigono di Twilight. Se le similitudini con il recente blockbuster ci sono, si limitano al fatto che abbiamo un vampiro (a sesso invertito: là maschio qui femmina) che sopravvive dovendo, suo malgrado, assorbire sangue in qualche modo, che a un certo punto fa amicizia o si innamora di una persona normale.Il film di Alfredson è molto più profondo, straziante e riuscito del patinato acchiappasoldi di Catherine Hardwicke; la storia si svolge in un paesino della Svezia, innevato e ghiacciato, negli anni '80, dove un ragazzino che vive con la madre, di nome Oskar, è vessato e maltrattato da dei compagni di scuola. La notte, solitario e al sicuro, sogna di ammazzarli con un coltellino come si fa con i maiali, facendoli strillare. Un giorno la svolta: arriva nell'appartamento accanto Eli, una ragazzina mora che gli dimostra subito sincera amicizia. A Oskar non sembra vero di avere una persona simile al suo fianco, inizia un tenero e sincero rapporto che sta per sfociare in un innocuo amore adolescenziale, ma purtroppo non potrà essere così: la ragazzina è una vampira, che deve giocoforza uccidere per nutrirsi. Lei non pensa minimamente di far del male a Oskar, anzi lo prende sotto la sua custodia; ma il ragazzino, tutt'altro che terrorizzato dalla vampirica scoperta, non può difendere lei. Il «lasciami entrare» del titolo è riferito al fatto che un vampiro per poter entrare in una casa deve essere invitato, altrimenti – come dice la leggenda – la cosa potrebbe avere serie ripercussioni su di lui. Onestamente non ricordiamo (ma è possibile che nell'oceano della cinematografia moderna e non vari casi ci siano stati) un film che ci mostri cosa può succedere al vampiro che entra in una casa senza regolare invito: in questo avremo modo di capire che significa essere maleducati per gli eredi di Dracula. Qui i canoni delle debolezze vampiriche sono rispettati: non abbiamo visto paletti di frassino in azione – quindi su questo non sappiamo dirvi –, ma la luce solare per loro è deleteria, devono dormire totalmente al buio di giorno (in una vasca, cosa molto di moda nella cinematografia odierna, Will Smith docet) e hanno anche un servitore che trasporta ed occulta i cadaveri “prosciugati” del prezioso nettare rosso. Ma il film è talmente valido che il discorso canini in action è molto limitato, gli effetti visivi sanguinolenti (ovvio, anche il budget ha contribuito a questo) sono circostanziati e racchiusi soprattutto nella parte finale; tutto è bilanciato per raccontare senza zucchero in eccesso ma perfetta gradazione (cioè praticamente quasi nulla) i teneri incontri e l'intenso rapporto tra i due ragazzini, tanto diversi e tanto uguali. Lei, Lina Leandersson, è bravissima, ne sentiremo parlare anche in futuro sicuramente, si muove agile a cercare di compiere la sua dolorosa missione di sopravvivenza nella notte, mentre Oskar vive di giorno le sue difficili giornate scolastiche quasi statico, due facce della medaglia che si incontrano in un paesaggio sempre pumbleo, con in mezzo oltre ai bulli tiranni anche gli adulti, visti come imberbi e poco inclini a ogni tipo di attività cognitiva che vada oltre al minimo. Quasi una sorta di giusto macello come scenario possibile, dove la punizione sta nel non essere uomini quando una vampira dodicenne (solo di aspetto, ovviamente) sogna di poter uscire dall'avatica maledizione in ogni modo per tornare all'antico stato, mortale ma assolutamente ed infinitamente più gratificante. Oskar le regala un cubo di Rubik che lei compone quasi subito, il ragazzo chiude le porte e i cofani delle sue automobiline prima dell'evocativo finale; i due ragazzi dimostrano che hanno idee, intelligenza e chiara logica, contrariamente a tutto il resto che li circonda. La struggente tensione costruita in questo film è incredibile, non si smette un secondo di soffrire sperando di vedere i due uscire dal tunnel del problema; non ci sono momenti rarefatti ed inutili (incredibile anche la scena dei gatti infervorati) e in mezzo il regista ci mette molta poesia, mani che si rincorrono sui vetri, sguardi intensi e sofferti, per non parlare del finale acquatico di grandissimo impatto, un pezzo magistrale di bravura che lascia la bocca senza saliva tanto ci emoziona. L'utilizzo di musiche atte allo spavento è inesistente, i suoni sono i rumori soffocati della realtà statica di un paesino nordico qualunque, dove solo dei poster musicali e delle notizie sportive ci portano a pensare che oltre a quei tristi caseggiati abitati da persone anonime ci sia dell'altra vita. Un lavoro davvero perfetto per questo tipo di script, non si poteva fare meglio, una bellissima sorpresa non tanto per gli amanti del vampiro movie puro ma per chi ama il buon cinema, secco, duro, intenso, che si priva di orpelli e fronzoli per scelta e per necessità dandoci invece una storia che entra negli animi a colpirci. In definitiva non andate a vedere questo film se cercate brividi gratuiti e tipici del teen movie: non ce n'è traccia minima, ma vi consigliamo per la serata che vorreste dedicargli di cambiare gli orientamenti e le aspettative di base dando spazio alla ricerca di una parola intelligente e misurata su come due ragazzi completamente diversi ma pieni di problemi possano trovare una strada comune da percorrere. Se in alcuni momenti vi sembrerà lento o troppo misurato nei numeri registici, se venite infastiditi dalla fotografia angosciante nei colori detonalizzati, sappiate che alla fine, vedendolo nella sua interezza e capendo il suo vero intento, questi saranno da considerare pregi grandiosi. Giudizio: ![]() Altri giudizi della redazione: Emanuele Rauco: ![]() Flavio Serantoni: ![]()
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