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Tutti insieme inevitabilmente Stampa E-mail
Scritto da Cine Zone   
Domenica 25 Gennaio 2009 00:00
Tutti insieme inevitabilmente / LocandinaTitolo originale:      Four Christmases
Nazione:      Stati Uniti, Germania
Anno:      2008
Genere:      Commedia, Drammatico, Romantico
Durata:      88'
Regia:      Seth Gordon
Sceneggiatura:    Matt R. Allen, Caleb Wilson, Jon Lucas, Scott Moore
Cast:      Vince Vaughn, Reese Witherspoon, Robert Duvall, Sissy Spacek, Jon Voight, Jon Favreau, Mary Steenburgen, Dwight Yoakam, Tim McGraw, Kristin Chenoweth, Katy Mixon, Colleen Camp, Jeanette Miller, Jack Donner, Steve Wiebe
Produzione:      New Line Cinema, Spyglass Entertainment, Type A Films, Wild West Picture Show Productions
Distribuzione:      Warner Bros.
Data di uscita:      23 Gennaio 2009

Trama: Brad e Kate sono una coppia di fidanzati con delle regole precise che per poter andare d'accordo e d'amore si è imposta niente matrimonio, che nessuno dei due debba conoscere i genitori dell'altro, niente figli, e soprattutto una futura vicina vacanza alle Fiji nel periodo di Natale, per poter evitare ogni contatto con le famiglie. Purtroppo le isole Fiji saranno solo un sogno, perché la nebbia cancella parecchi voli aerei, compreso il loro. Trovatisi di fronte alle telecamere di una tv che rivela il loro progetto, decidono per buona pace di fare quattro Natali differenti a casa di ognuno dei loro genitori (divorziati) con l'accordo di dire “vischio” appena non ne possono più per andarsene. L'incontro con i loro genitori e i parenti è un disastro totale, ma i due incominciano a capire anche la povertà dei loro fondamentali di coppia. Con il passare della giornata emergono nuove prospettive ma anche tante situazioni imbarazzanti.

Recensione di EMANUELE RAUCO

Tutti insieme inevitabilmenteNazione che vai, cinepanettone che trovi – e il fatto che questo esca a fine Gennaio riporta alla mente i supermercati in cui i panettoni, dopo le feste, vengono svenduti come fondi di magazzino. Però se il difetto principale dei film natalizi nostrani non è la volgarità, quanto l’incapacità di costruire situazioni o gag che non siano raffazzonate e dilettantesche, quelli americani – quando non affogano nella melassa – queste caratteristiche le hanno.
Lo dimostra questa commedia di Seth Gordon (regista del geniale documentario The King of Kong), il cui indicativo titolo originale è Four Christmases, che nel parlare di un impossibile Natale coi (troppi) parenti, realizza un film dove le gag e i ritmo non si placano praticamente mai, e dove la morale natalizia non è sempre quella consueta.
Brad e Kate sono una coppia anticonformista, che non vuole sposarsi né avere figli, e odia tanto le proprie famiglie da passare le feste di Natale lontano, simulando viaggi umanitari; ma quando una ripresa televisiva li riprende mentre aspettano il volo per un viaggio esotico, sono costretti a festeggiare con le famiglie. Che, essendo i due figli di divorziati, sono ben quattro.
Niente di più conforme e natalizio di questo plot che invece, nella sceneggiatura di Matt R. Allen, Caleb Wilson, Jon Lucas e Scott Moore (come se ogni mini episodio l’avesse scritto un autore diverso), diventa un rocambolesco film comico dove la famiglia e i buoni sentimenti, che comunque non possono mancare in un film del genere, si venano di risvolti un po’ meno prevedibili del solito, al contrario del brutto adattamento di Fuga dal Natale.
Nel moltiplicare ed estremizzare i cliché tipici del filone, il film prova da un lato a rivedere tutto il coté familiare della festa, descrivendo personaggi familiari ottusi, insensibili e tutti variamente disgustosi e insopportabili in rapporto con le esigenze e le rimostranze riproduttive della coppia moderna, dall’altro – come a salvare capra e cavoli – dà all’odio verso questi nuclei il valore di mezzo di conoscenza per una coppia che, nonostante le apparenze, non sa molto delle proprie vite. Alla fine, il ritorno alla tradizionalità familiare è assicurato, ma il risvolto di rivalsa verso famiglie che cercano, più o meno consciamente, di rovinare i propri membri è inedito e nient’affatto stupido.
Gordon – che francamente non capiamo perché si sia dato al cinema di finzione, essendo un talento – però realizza questo piccolo e sostanzialmente spensierato racconto puntando esclusivamente sull’humour, a volte greve a volte più ingegnoso, e sul confronto finanche paradossale tra la perfezione anticonformista della coppia e le varie varianti dell’assetto parentale, tenendo sempre un tono frizzante che, nonostante qualche passaggio tirato per le lunghe, sostanzialmente funziona.
Praticamente una variante appena più unitaria del classico film a episodi che la sceneggiatura riempie di situazioni sopra le righe e personaggi tanto assurdi da apparire insensati che però sono raccontati con humour e un uso molto piacevole dei dialoghi; la regia di Gordon aumenta i nostri dubbi sul suo passaggio di “categoria”, ma forse, per capacità di gestione narrativa e senso del ritmo e dell’ironia, potrebbe diventare un buon regista di commedie.
Ancorato alla commedia ormai appare Vince Vaughn, imbolsito e un po’ spento che di certo non potrà più ripetere exploit malevoli come quello in Psycho, ma che almeno si consola dall’essere affiancato da uno scricciolo carino e simpatico come Reese Whiterspoon che, nonostante l’Oscar, nella commedia ci sguazza. Speriamo solo che l’uscita fuori tempo massimo non penalizzi troppo una commedia che, pur con tutti i limiti del caso, sa nel suo piccolo fare il suo lavoro.

Giudizio: 2


Recensione di PIETRO SIGNORELLI

Tutti insieme inevitabilmenteGeniali davvero i titolatori italiani a trasformare il titolo originale Four Christmases («Quattro Natali») in Tutti insieme inevitabilmente per parafrasare il grande musical Tutti insieme appassionatamente – speriamo davvero che queste prodigiose menti creative che ci hanno propinato strabilianti capolavori non si rechino all'estero con il loro intelletto innato. Il titolo originale allude la fatto che i due protagonsiti, Brad (Vince Vaughn, specializzato in commedie di questo tipo) e Kate (Reese Witherspoon, bella e dolcissima, oltre che in una forma fisica strepitosa) devono trascorrere quattro differenti Natali a casa di ognuno dei loro genitori che si sono separati. Il problema è che loro hanno come dogma di coppia di non dover conoscere mai i genitori dell'altro, accordo voluto insieme a quello di non avere figli e di non sposarsi anche dopo tre anni di fidanzamento. Per evitare di dover fare questa terribile cosa, i due decidono di inventarsi una vacanza a scopo umanitario in Birmania, fingendosi operatori umanitari. Invece andranno in una super beauty farm delle Fiji a spassarsela. Ma il piano va in fumo: gli aerei non partono per la nebbia e una troupe televisiva li intervista, rivelando il piano ingannatore. A quel punto devono giocoforza andare a passare i quattro Natali differenti, con risultati catastrofici ma anche delle importanti riflessioni su di loro come coppia.
Autentico blockbuster in America, dove questi film commedie-familiari vanno alla grande; in Italia la percezione della mancata costruzione della famiglia e dell'importanza invece di costruirne una solida e robusta non è così immediata proponendo questo tipo di film, certi concetti sono affidati nel belpaese solitamente a dei toni dolceamari che la pellicola odierna non ha minimamente.
La divisione in quattro comparti stagni con poca osmosi tra di loro non rende fluido il film, ma il regista Seth Gordon ha preferito questa scelta per meglio sottilineare le diversità da famiglia a famiglia. Si comincia da quella del padre di lui (un incartapecorito Robert Duvall: ormai rassegnamoci, il grande attore chiuderà la carriera solo con parti di subordine), che vive con i due fratelli di Brad, fondamentalmente poveri e sempliciotti, dediti al wrestling e alle arti marziali.
Lì il ricco figliolo Brad con bella fidanzata Kate farà una figuraccia dopo l'altra prima di dire la parola d'ordine «vischio», decisa come segnale per andarsene. Poi la madre di Kate (una strepitosa Mary Steenburgen, splendida forma nonostante l'età, la ricorderete in Ritorno al futuro – Parte III, la maestrina di cui Doc Brown si innamora), con corredi di nonne e nipoti ninfomani, accoglie i due. Nuovo disastro complice un album di foto e una recita andata a male. La parte 3 si svolge a casa della madre di Brad (Sissy Spacek) che ha sposato dopo il divorzio un amico di suo figlio, giovane più di lei di una caterva di anni. Alla fine delle star del passato (mancano fossimo a un reality) manca all'appello il grande Jon Voight, padre di Kate, tenero e comprensivo. Alla fine delle quattro stanze la parola d'ordine per la coppia è: cambiamento. Di prospettive, di idee e di logiche. Gli altri si conoscono e si amano per quello che sono, poveri, viziosi (la nonna parla tranquillamente di fellatio e handjob) che siano, conoscendosi a menadito, loro invece in fondo non sanno ben relazionarsi con gli altri e come coppia non sanno nulla l'uno dell'altra. I figli sono un dono e non una maledizione.
Come si vede una vera commedia del buonismo, il sogno americano fatto cinema con protagonista la nuova fidanzatina d'America dopo il tramonto di Meg Ryan. I due attori principali sono perfetti per questo ruolo; il problema è che tutto l'impianto, oltre ad essere ampiamente prevedibile (per questo ci siamo dilungati nella trama) è anche dopo un po' ripetitivo, alberga la noia e fa dispiacere vedere tante star dentro una sceneggiatura filiforme a fare parti quasi impercettibili (soprattutto la Spacek). Se il messaggio alla fine è molto bello, il dipanarsi della vicenda che cambia le idee del tutto platonica – in fondo esseri adulti e maturi di età non dovrebbero avere davanti questo supplizio di Tantalo per capirlo. Pare di vedere più una sit-com che un vero film, a momenti ci attendiamo le risa di sottofondo a commentare il tutto.
In definitiva una commedia americana fino all'osso, con concetti di buonismo in bacheca, dei protagonisiti simpatici e consolidati, delle guest star di grandissimo livello storico, ma che ha una sceneggiatura davvero delle dimensioni di un capello, che propina ad un certo punto tra lacrime e sorrisi anche una robusta dose di noia e prevedibilità. Per una serata scacciapensieri con obiettivo placido dopopizza va benissimo; per qualsiasi cosa d'altro rivedetevi a casa risparmiando dei classici di Natale che anche alla centesima visione non stancano mai. «God Bless America», ma non le sue commedie moderne che ultimamente stanno diventando davvero monotone e senza mordente.

Giudizio: 1.5


Altri giudizi della redazione:

Alberto Di Felice: 1.5

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