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The International Stampa E-mail
Scritto da Cine Zone   
Lunedì 23 Marzo 2009 00:00
The International / LocandinaTitolo originale:      id.
Nazione:      Stati Uniti, Germania, Regno Unito
Anno:      2009
Genere:      Drammatico, Thriller
Durata:      118'
Regia:      Tom Tykwer
Sceneggiatura:    Eric Singer
Cast:      Clive Owen, Naomi Watts, Armin Mueller-Stahl, Ulrich Thomsen, Brian F. O'Byrne, Michel Voletti, Patrick Baladi, Jay Villiers, Fabrice Scott, Haluk Bilginer, Luca Barbareschi, Alessandro Fabrizi, Felix Solis, Jack McGee, Nilaja Sun
Produzione:      Atlas Entertainment
Distribuzione:      Sony Pictures Releasing Italia
Data di uscita:      20 Marzo 2009

Trama: Berlino. Un collega dell'agente dell'Interpol Louis Salinger viene ucciso in circostanze misteriose, dopo aver stabilito un contatto importante per la rivelazione di un intrigo internazionale a sfondo terroristico che vede protagonista un'importante banca. Deciso a trovare i colpevoli dell'omicidio, man mano che prosegue con la sua indagine, Salinger si rende conto che la sua vita è sempre più in pericolo perché l'organizzazione ha ramificazioni in tutto il mondo e vuole morte tutte le persone che si mettono sulla sua strada. Spalleggiato solo dall'affascinante collega Eleanor Withman, comincia un giro del mondo in vari paesi per salvarsi e portare alla luce la terribile verità.

Recensione di ALBERTO DI FELICE

The InternationalUn film che non dubito sarebbe piaciuto dirigere al compianto Sydney Pollack (dopo Nicole Kidman, concludere con Naomi Watts non sarebbe stato affatto male). Invece c'è quel tedescaccio di Tom Tykwer, che in alcuni casi ci regala qualche sprazzo della sua cifra—vedasi la ricostruzione digitalmente simulata dell'attentato sul tetto del Pirellone al caro Luca Giorgio Barbareschi. Cadono a fagiuolo le banche, che assieme agli studi legali fruttuosamente consulenti e complici sono notoriamente i veri macchinatori occulti delle varie organizzazioni (anche criminali, più spesso governativamente sponsorizzate) che devastano l'ambiente politico-economico del globo. Clive ‘un bambino ci salverà’ Owen tenta ancora di risollevare le sorti del mondo, e intanto spara sempre a tutti un po' dove capita, soprattutto se le location aggradano alla vista.
Almeno due cose imbarazzanti, legate al buon agente dell'Interpol Salinger (Owen, appunto), fra le soluzioni scelte da Tykwer, il quale è altrimenti un discreto mestierante che con questa prova si risolleva un po' da Profumo. In entrambi i casi il povero Owen deve reggere la situazione un po' troppo sui suoi piedi, in momenti chiave nei quali realizza di voler andare fino in fondo “vivo o morto e al diavolo il mondo”: nella prima Tykwer lo piazza sullo sfondo di cartame investigativo irrisolto, a dimenare le mani contro il sistema di giustizia appositamente lento per proteggere i cattivi; nella seconda siamo costretti a sorbirci sì e no un'abbondante trentina di secondi di sfiancanti campo-controcampo fra lui e la Watts, che almeno ha un aspetto più cordiale e sta quasi zitta, alla fine dei quali ci si strabuzza gli occhi e si ha bisogno di un caffè.
Lode comunque ad un film sui cattivi (ovvero, in sostanza, noi altri) che sfruttano il terzo mondo nel quale il terzo mondo, almeno, non siamo costretti a vederlo. Non che ci si voglia chiudere gli occhi, ma neanche venir presi per fessi e costretti ad un finto senso di colpa verso l'umano Altro. Meglio così, quindi, un prodotto magari non proprio sempre raffinatissimo ma con la decenza di non usare un cast di stelle ed il ricatto di bambini indiani e poveri africani buoni sfruttati dal gentile connubio armato di fondi bianchi e corrotti compatrioti col loro stesso colore di pelle. Barbareschi (si dice interpreti un industriale che somiglia a Berlusconi, ma pare esser più pervaso d'etica—e poi, per la gioia dei più sovversivi fra voi cari lettori, qualcuno si degna di farlo fuori) ed il sempre maestoso Armin Mueller-Stahl ci danno brevi ed inappuntabili briefing su come gira il mondo. (Se non ve ne eravate ancora accorti.)
Sembra d'obbligo notare che questo thriller bancario internazionale arriva nel bel mezzo della crisi planetaria proprio dalle banche causata. «Il debito è la chiave di tutto», si spiega nel film, e difatti così è. Si ha però a che fare con fenomeni non strettamente legati, dato che i subprime sono affondati inettamente come sappiamo sulle nostre spalle, mentre il commercio d'armi del debito sullo sviluppo è un'industria che si è sapientemente protetta da tempo contro ogni preoccupazione occupazionale, e continua a tenere i fili della borsetta nella quale sono custoditi vari assegni scoperti sul futuro di gente che, in realtà, poco continuerà ad interessare ai più. Nel frattempo ci si può sempre gingillare a distruggere il Guggenheim, che è ciò che più ci preme.

Giudizio: 2


Recensione di PIETRO SIGNORELLI

The InternationalThriller vecchio stampo around the world, questo The International è un ottimo esempio in cui si può unire con risultati davvero convincenti l'azione con la fantapolitica. Protagonista (oltre a Clive Owen, bravo attore reduce da un folle film come Shoot 'Em Up) è una banca, ente visto come il nemico da combattere in quanto spalleggiatore di un'oscura congiura. In giorni di crisi come questi dove le banche sono prese di mira per i fatti noti a tutti e il crack economico mondiale, per il regista Tom Tykwer (ricordate Profumo e l'interessante Lola corre?) è il momento di dirci cosa succederebbe se una di queste fosse tanto moralmente corrotta da spalleggiare un progetto terrorista su vasta scala (chissà se la cosa sarà ispirazione per la prossima serie di 24 e le gesta dell'agente Bauer).
Non potendo entrare nel dettaglio della trama – dato che, essendo un thriller, meno se ne dice più la sorpresa ne giova – vi diciamo a grandi linee che l'indagine comincia a Berlino, dove viene ucciso in modo non cruento ma subdolo un agente dell'Interpol. Un suo collega, Louis Salinger (Owen: recitazione da duro, come da sua natura, presente) decide di vendicarlo cercando di capire le motivazioni che hanno portato al gesto. Si accorge, mentre la cosa prosegue, di aprire un vaso di Pandora letale: anche la sua vita è in pericolo, e solo l'affascinante bionda Eleanor Withman (la Watts) lo spalleggia. Andato a Milano per trovare un importante uomo politico (il redivivo ed irascibile Luca Barbareschi), Louis capisce che ormai per lui è una lotta senza quartiere da condurre come un cane sciolto senza l'egida dell'Interpol.
Il senso base del film è che è molto più facile uccidere per denaro piuttosto che per giustizia: i killer che la banca corrotta (fatto avvenuto realmente anche se non nei termini del film) sguinzaglia alla caccia di Salinger non hanno remore a sparare ed eliminare gli oppositori, mentre la giustizia ha le mani legate per cercare di far pagare il conto a chi pensa di usare i soldi dei poveri correntisti per scopi criminali. Incredibile comunque come noi ospitiamo le location del film (i milanesi vedranno la stazione centrale e il pirellone adeguatamente glorificati, e molti che passavano per le abitudinali occupazioni avranno capito come mai c'era un palco e manifesti con un Barbareschi candidato del fantomatico partito di unità italiana): gli americani ci vedano ancora come in preda al terrore degli anni di piombo – abbiamo i carabinieri più corrotti (e, quelli che non lo sono, anche abbastanza tonti) del pianeta, mentre loro sono paladini di giustizia coraggiosi ed immarcescibili. Un peccato, questi luoghi comuni, soprattutto descritti in un film planetario sin dal titolo come questo, sia nelle ambientazioni che nella distribuzione. Oltre a Milano abbiamo anche gli scorci del lago d'Iseo a fare da sottofondo (più per cartolina che per necessità) alle azioni del film.
The International lascia l'intrigo politico/economico in sottofondo – la spiegazione parlata è tutta nel finale – per dedicarsi in primo piano a lunghi inseguimenti e sparatorie urbane, con qualche invenzione carina (il doppio colpo, l'inseguimento sui tetti in Turchia) anche se la scena più grossa (ai limiti del possibile nel senso assoluto del termine) è quella del disfacimento del museo Guggenheim, che dura una porzione molto corposa del film nella quale accade ogni tipo di cosa possibile, vetri e strutture subiscono ogni possibile trattamento violento. Il film mette alla berlina e ci comunica il problema del potere delle grandi concentrazioni di denaro; magari non lo fa benissimo, ma decisamente non possiamo tralasciare l'importanza che lo abbia fatto. La Watts, dopo varie convincenti interpretazioni, qui rimane in disparte ad assistere al duro che agisce, fa la madre di famiglia e la moglie affezionata («Mi devi lasciar stare se non vuoi che colpiscano anche i tuoi cari»), un peccato sottoutilizzarla in questa maniera.
In definitiva un action-thriller-polico dalle connotazioni marcate, ma che manca del giusto spirito di convincimento per farci davvero paura sulle possibili conseguenze di un istituto di credito tanto corrotto da voler usare i soldi faticosamente risparmiati, magari dagli anziani, per delinquere su scala mondiale; alla fine, usciti dalla sala pensiamo che non ci siamo annoiati ma non abbiamo visto certo nulla di trasportabile nel tempo come esempio, non c'è di nulla di veramente eversivo o convincente. I titoli dei giornali finali non fanno che voler rimarcare che non sono gli uomini singoli da combattere per poter vincere le grandi associazioni criminali: serve una logica ben diversa da quella della giustizia personale o ristretta a una sola punizione.

Giudizio: 2


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Emanuele Rauco: 1.5
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