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Il giardino di limoni – Lemon Tree Stampa E-mail
Scritto da Cine Zone   
Giovedì 26 Marzo 2009 01:00
Il giardino di limoni – Lemon Tree / LocandinaTitolo originale:      Etz Limon
Nazione:      Israele, Germania, Francia
Anno:      2008
Genere:      Drammatico
Durata:      106'
Regia:      Eran Riklis
Sceneggiatura:    Suha Arraf, Eran Riklis
Cast:      Hiam Abbass, Doron Tavory, Ali Suliman, Rona Lipaz-Michael, Tarik Kopty, Amos Lavi, Amnon Wolf, Smadar Jaaron, Danny Leshman, Hili Yalon
Produzione:      Eran Riklis Productions, Mact Productions, Riva Film, Heimatfilm
Distribuzione:      Teodora Film
Data di uscita:      12 Dicembre 2008

Trama: Salma è una donna palestinese che gestisce un appezzamento di terreno su cui cresce un frutteto di limoni. Da cinquant’anni il terreno viene amorevolmente coltivato dalla sua famiglia, con l’unico ausilio di un vecchio lavorante. Il ministro della difesa israeliana costruisce accanto al limoneto la sua villa, e per motivi di sicurezza antiterrorismo decide di far abbattere gli alberi. Salma non si arrende e chiama un giovane avvocato per cercare di impedire la fine di ciò che significa la sua vita. La battaglia sembra avere poche speranze, ma qualcosa accade, in quanto Mira, la moglie del ministro, pare essere di idea completamente diversa rispetto al marito.

Recensione di PIETRO SIGNORELLI

Il giardino di limoni – Lemon TreeNiente bombe, spari, botte ed esplosioni in questo film di Eran Riklis (affermato regista israeliano in patria ed autore de La sposa siriana), che punta tutto sul dualismo che vivono due donne completamente diverse: Salma, una agricoltrice palestinese (la bella e brava Hiam Abbass), e la moglie del ministro della difesa israeliana Mira (Rona Lipaz-Michael). Il fulcro della vicenda è tutto nel frutteto che dà il titolo al film: la famiglia di Salma lo coltiva con amore, solo con tecniche artigianali da cinquanta anni, aiutata da un fido lavorante anziano. Morti il padre e il marito (che guarda con fare sornione e di controllo da un quadro tutta la situazione in casa), Salma si trova come unico bene il limoneto, che ora deve difendere dall’espianto completo in quanto il ministro della difesa vi ha installato accanto la sua residenza, e teme che gli alberi dal giallo frutto possano nascondere dei terroristi. La donna non si arrende all’intimazione, e inizia spalleggiata da un giovane avvocato una battaglia legale per impedire la distruzione dell’unico bene di famiglia. Inaspettatamente trova come alleata la moglie del primo ministro, che condanna l’operato e il volere del marito; ma la vittoria contro il colosso israeliano pare davvero dura.
Film toccante ed intenso questo Il giardino di limoni, che parla di un evento delicatissimo come la difficile se non impossibile convivenza tra palestinesi ed israeliani senza mostrarne il lato più crudo e pesante, cioè quello delle pallottole e delle bombe. Tutto il film è un lungo ininterrotto atto di voglia di concordia tra le due etnie con le sole donne in campo (anche se la realtà ci dice che è stata una rappresentante del gentil sesso a ordinare i recenti rastrellamenti a Gaza) che vogliono a tutti i costi trovare un compromesso per salvare l’una i propri ricordi di famiglia e l’unico vero bene rimasto (dopo morti ed espatri), e l’altra per poter non sentirsi in colpa per un miope atto smisurato che non ha la dovuta accortezza di logica.
Salma e Mira sono due antipodi: una deve sempre mettere il velo che poco sopporta e che sbiadisce la sua bellezza, viene minacciata dai suoi conterranei per una relazione che di sporco non ha nulla; l’altra è una donna in carriera che può permettersi stili e modi di pensiero autonomi e personali, con un marito che apparentemente se la combina con una affascinante ufficialessa che lei deve accettare come amica. Molto bella la scena in cui vediamo che in fondo i soldati israeliani non sono solo dei violenti guerrieri di David (paradossalmente ora loro sono il grande Golia e gli altri il piccolo Davide), dei difensori dei torti avuti un tempo che ora si rivalgono sugli altri: sono persone sensibili, che studiano e leggono per cercare una vita lontano dal mitra. Era tempo che non si vedeva un lavoro tanto misurato nel destreggiarsi con un tale argomento, soprattutto in un’ottica non pesante che si può seguire per pensare senza per forza doversi spaccare il cervello in quattro.
I limoni lasciati per terra a marcire sono un sintomo dello spreco che si sta operando, un risultato che insieme al finale per nulla consolatorio ci porta a pensare che quando il potere ha paura si fanno cose davvero senza senso. Rimarchevole l’interpretazione della Abbass, rocciosa, amorevole e convinta del dovere di vincere la sua battaglia, in barba ai coprifuoco e ai tribunali; il velo lo deve portare per logiche islamiche, ma la sua dignità interiore non possono obbligarla a travestirsi per diventare qualcosa d’altro. Qulacosa ha mosso le coscienze – che sia stato un semplice campo di limoni, come si dice nel film, non ha nessuna importanza.
Qualcuno potrebbe obiettare che i palestinesi non hanno tutto questo rispetto e iter difensivo che si vede nel film in caso di espropri; ma, seppure incongruente, per funzionare il messaggio doveva avere questo risvolto. In definitiva un bel film davvero, intenso e penetrante, che consigliamo a tutti a cuor leggero, perché l’armonia che sta nell’anima di Salma deve entrare oltre il suo campo di limoni e farci capire che anche dalle piccole battaglie si possono estrarre validi concetti di vita al di là del corrispettivo in denaro. Una piccola curiosità: il cognome di Salma è Zidane, quello del famoso calciatore francese, e nel film appare in casa della palestinese una foto di quest’ultimo dei tempi in cui calcava i campi da gioco.

Giudizio: 2.5


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Alberto Di Felice: 2
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