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Il caso dell'infedele Klara Stampa E-mail
Scritto da Cine Zone   
Sabato 28 Marzo 2009 21:08
Il caso dell'infedele Klara / LocandinaTitolo originale:      id.
Nazione:      Italia, Repubblica Ceca
Anno:      2009
Genere:      Drammatico
Durata:      90'
Regia:      Roberto Faenza
Sceneggiatura:    Roberto Faenza
Cast:      Laura Chiatti, Iain Glen, Claudio Santamaria, Kierston Wareing, Anna Geislerová, Paulina Bakarova, Daniela Merlo, Dinah Geiger
Produzione:      In Film Praha, Jean Vigo Italia, Medusa Film
Distribuzione:      Medusa
Data di uscita:      27 Marzo 2009

Trama: Praga, giorni nostri. Klara è un'avvenente bionda che vive il sogno di creare un progetto che possa gestire il problema dell'acqua alta a Venezia. Purtroppo il suo fidanzato Luca è gelosissimo del tutor che la segue, Pavel, e per vincere il dubbio che lei lo possa tradire chiama un detective privato, Denis, a seguirne le attività. Tra quest'ultimo e Luca il geloso si instaura uno strano rapporto che riempie di dubbi entrambi, portandoli ad analizzare la propria esistenza ed attività lavorativa da nuovi punti di vista che non credevano esistessero. Il caso di Klara, che non si capisce effettivamente dove possa andare a parare, sembra un sottofondo alla loro autoanalisi mentale. Ma dopo un fatto inaspettato, la situazione precipita.

Recensione di PIETRO SIGNORELLI

Il caso dell'infedele KlaraQuando ho letto che un regista come Faenza (autore dell'ottimo Prendimi l'anima ma anche di un film-denuncia come Alla luce del sole) aveva deciso di prendere nel cast del suo nuovo film una bella ma non brava attrice come Laura Chiatti (recentemente al cinema con Vaporidis in Iago) ho pensato che anche un valorizzante cineasta italiano come lui si fosse piegato alle logiche purulenti del mercato che vogliono occultare dietro un bel corpo ragioni di racconto che non ci sono. Il trailer e gli abbondanti nudi presenti dell'attrice potevano far pensare a questo ma, finalmente e per una volta, possiamo dire di essere stati piacevolmente contraddetti: il film funziona al di là della Chiatti e del suo corpo, dedicandosi alle tematiche care a Faenza come l'approfondimento psicologico dei personaggi, ispirandosi liberamente al romanzo omonimo di Michal Viewegh.
Siamo a Praga, ai giorni nostri. Santamaria è Luca, il gelosissimo fidanzato di Klara (la Chiatti) che assolda un detective privato (Iain Glein, presente in Prendimi l'anima come dottor Jung) e la sua agenzia per seguire le mosse della bella ragazza, temendo che lei lo possa tradire con Pavel (Miroslav Simunek), il suo tutor in un progetto per vincere il problema delle acque alte a Venezia. Ma invece di dedicarsi al caso di Klara con distacco (uno tra i tanti che segue), il detective ha nel proseguire di esso una sorta di crisi autoindotta che lo porta a considerare una delle sue frasi cardine («Io sono felice se tu sei felice») come una sorta di placebo per accettare cose che di fatto non sono idonee per una vita serena e valorizzata. Con la moglie Ruth (Paulina Bakarova) ha un accordo per cui si possa tradire a piacimento e a vicenda senza problemi, mentre con la dipendente Nina (la splendida Kierston Wareing di In questo mondo libero di Loach), che ha due figli, si trova a passare gran tempo a pensare. Intanto Luca, ormai pazzo di gelosia, non crede più a nessuno e vuole a tutti i costi la verità su cosa ci sia tra Pavel e Klara, minacciando di commettere delle sciocchezze senza senso.
L'introspezione psicologica dei personaggi è davvero buona, il gioco del «ti vedo non ti vedo» (una volta tanto non fisico ma mentale) è giostrato benissimo da Faenza, che lascia che la vicenda scorra senza problemi di comprensione, senza appesantirla con eccessivi dialoghi di particolare difficoltà di codifica, e anche la Chiatti non è orribile tanto quanto si poteva temere, riuscendo a tenere almeno decentemente il personaggio, con il suo corpo spesso nudo ma in maniera non ingiustificata. Particolare intensità è messa nel gioco delle menzogne: nessuno dice la verità – traditi, traditori e indagatori, tutto è cosparso di falso per farlo andar bene il più possibile: ci sono dei clienti che chiedono in continuazione nuove prove del tradimento perché non vogliono rassegnarsi alla perdita dell'amata (come il signor Miller che staziona nell'ufficio) e altri che accettano tutto pur di non spegnere la fiammella di una speranza che porta solo all'ipocrisia. Il discorso delle scarpe tanto caro al detective è emblematico di questo: ognuno mette un paio di calzature comode per la situazione, si adegua con esse al comportamento del momento e perde la propria identità per la necessità di operare senza problemi.
È ovvio che la componente veneziana e molto della trama del film voglia ricondurre all'Otello e alle tragedie del grande Bardo – c'è anche un collaboratore di colore, un'amica confidente – ma poi dallo spunto si è passati alla decente personalizzazione, mettendo un particolare aspetto positivo nella passione musicale di Luca, l'unica cosa che fa sinceramente e che per lui non è una ossessione, affezionandosi a Mathias, il bambino che parla ad intermittenza e vive con una fisarmonica costantemente in spalla. Poi la vicenda proseguendo ha anche degli aspetti davvero interessanti, il detective si ritrova spaesato ed indagato lui stesso, dalla cosa peggiore che possa capitare: la coscienza che ti urla dentro e non vuole smettere di dirti che così non va bene, di operare in maniera diversa senza voler giudicare gli sbagli di altri perché li stai commettendo anche tu.
La Praga nella quale i protagonisti vivono è una città fredda, priva di vero entusiasmo nell'accogliere le emozioni, lasciando il tutto a un tran tran di rapporti traditi, eventi quasi scontati ed accettati come inevitabili; si pensa alla vendetta ma non al fatto di lasciare definitivamente nessuno per convenienza o per comodità che viene a mancare («Spenderò tutti i suoi soldi così vedremo come potrà mantenere le sue puttane»), la vera vitalità la si ha nella romanticissima Venezia, dove saltano fuori tutte le pulsioni sopite, i pensieri nascosti e la propria intelligenza permette di codificare al meglio sbagli, errori e nuove vie da prendere. Klara e il detective a quel punto fanno la cosa giusta. Tardi o presto che sia, l'importante è dare un chiaro segno da tracciare per il futuro.
In definitiva un film che consigliamo per riflettere sui comportamenti umani, che mette alla berlina in maniera valida le convenzioni platoniche di una vita comoda ma non sincera, mettendo a nudo efficacemente non solo i corpi ma anche l'anima dei protagonisti, che si ritrovano spersi, spaesati e colpevolmente in ansia per una vita che gli aveva dato tanti bivi che per comodità non hanno mai preso, pagandone le conseguenze e perdendo del tempo prezioso che nessuno potrà mai ridargli. La gelosia è una malattia, l'unico modo per curarla non è tanto nel fidarsi ciecamente nel partner ma avere la sicurezza di poter avere da esso sempre e comunque la sincerità, senza aver bisogno di un occhio privato che gliela strappi fuori, cercando oltre la sua la nostra felicità. Bravo Faenza ad avercelo detto direttamente e senza giri oscuri di parole.

Giudizio: 2.5


Altri giudizi della redazione:

Alberto Di Felice: 1
Emanuele Rauco
: 1.5
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