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| Scritto da Cine Zone | |||
| Domenica 29 Marzo 2009 00:00 | |||
Titolo originale: Bedtime StoriesNazione: Stati Uniti Anno: 2008 Genere: Commedia, Fantastico, Per Famiglie Durata: 99' Regia: Adam Shankman Sceneggiatura: Matt Lopez, Tim Herlihy Cast: Adam Sandler, Keri Russell, Guy Pearce, Russell Brand, Richard Griffiths, Teresa Palmer, Lucy Lawless, Courteney Cox, Jonathan Morgan Heit, Laura Ann Kesling, Jonathan Pryce, Nick Swardson, Kathryn Joosten, Allen Covert, Carmen Electra Produzione: Gunn Films, Happy Madison Productions, Offspring Entertainment, Walt Disney Pictures Distribuzione: Walt Disney Studios Motion Pictures Italia Data di uscita: 27 Marzo 2009 Trama: Skeeter è un bimbo innamorato dell'alberghetto del padre, gestito in maniera familiare con grande cura ed amore per l'aspetto umano delle cose. Purtroppo, per quanto dolce e tenero sia questo attaccamento non rivolto al denaro in primis, i conti non quadrano e l'albergo viene venduto per fare posto a un mega hotel. Passati gli anni, Skeeter, diventato adulto, si ritrova a fare il tuttofare per il nuovo padrone, continuando con dedizione a lavorare nella nuova struttura, con poche speranze di vera carriera. Finché una sera raccontando delle favole infarcite di molte cose personali si accorge che questi racconti immaginari diventano realtà il giorno dopo, con conseguenze davvero impensabili. Recensione di ALBERTO DI FELICE Siamo qui probabilmente al più bifolco esemplare della carriera di Adam Shankman, il quale dopo la simpatica riduzione ad scemum di Hairspray trova colui che è la personificazione più in vista della cafoneria conservatrice, Adam Sandler (assieme all'immancabile cammeo del compare Rob Schneider), in questo film grasso per famiglie. Co-sceneggiato dal Tim Herlihy fra gli autori di Big Daddy—e ci siamo capiti. Largo quindi al canto dell'uomo del popolo, organizzato come sfida (ma non ci crede nessuno) immaginifica al sistema, che come tributo alla memoria del babbo (Jonathan Pryce, narratore) difende il diritto dei nipoti—e a sua volta dei futuri figli—a crescere col rutto libero. Davvero un incanto, come bene ci informa il titolo nostrano.Il qualunquismo assolutizzante di questa pellicola sarebbe allarmante, se non fosse solo una dichiarata sciocchezzuola spremi-nuclei-da-quattro. Basterebbe pensare, per citare la cosa più innocua, alla celebrazione dell'hamburger con la quale lo zio Skeeter (e stessa cosa l'amico tonto e ancor più fortunato interpretato dal britannico e lanciatissimo Russell Brand, che ovviamente fa il suo dovere difendendo il bacon di Sua Maestà) insegna ai nipotini che la carne rossa è un bene da tutelare contro le migliori abitudini alimentari instillate dalla mamma «comunista». Il termine, in realtà, ricorre letteralmente per descrivere alcuni libri di fiabe comprati dalla poverina, che verranno subito messi da parte a favore di qualcosa di più genuino e spontaneo. L'unica cosa che spiace è che nel ruolo di principessa “brava ragazza povera” (contrapposta alla principessa “bionda, ricca e scema” che ti vorresti fare ma mai sposare per farci dei figli di Teresa Palmer) ci sia Keri Russell, che sembra troppo adorabile per poter stare a questi deprimenti giochetti. (Se potete, piuttosto, recuperate Waitress.) Fatto sta, ovviamente, che c'è bisogno di qualcuno che si innamori di quella palla di lardo poco aulente che è Sandler: perché, anche se l'uomo è brutto e cafone, una sciagurata di bell'aspetto pronta a prenderselo dev'esserci pure. Sennò i figli (la riproduzione umana è elegantemente accostata a quella dei porcellini d'India—non avrò mica citato l'espressione «palla di lardo» a caso, suvvia) chi li sforna e alleva? Non andrebbe evitato il chiaro sottotesto da «volemose bene» del finale: il lieto fine prevede uno smantellamento totale della vita di tutti i presenti, siano buoni o cattivi, al fine di far rimanere tutto esattamente com'è. L'albergo della multinazionale cattiva, fatto a mo' d'esempio e talmente sorprendentemente da essere facilmente rimosso, viene spostato da un sito poco avvenente (da qualche parte nel mezzo del nulla, a quanto è dato di vedere, dove sorge una scuola—che va salvata: è per i bambini, capite) ad una location di prima scelta sull'oceano, grazie ad un accordo sottobanco fra Sandler ed una sua ex del liceo (che, per correttezza politica, è nera), in barba ad ogni piano regolatore. Altro che i nostri condoni. Poi, naturalmente, il cattivo multimilionario abbandonerà pure tutto e si metterà a fare il medico salvabambini, tanto buono; ma qualcun altro avrà già preso il suo posto con tanto di concessione edilizia sulla spiaggia. Giudizio: ![]() Recensione di PIETRO SIGNORELLI Adam Sandler abbandona i panni dell'inarrestabile agente sciupacarampane Zohan per dedicarsi al classico film Disney per famiglie, con all'interno tanto buonismo, protagonista un uomo tutta tenerezza in difficoltà, che vuole coronare un sogno a discapito delle avverse condizioni e dei superiori di lavoro miopi che non gli danno la giusta occasione e l'esatto corrispettivo per una vita spesa e dedicata alla rettitudine, agendo solerte nell'ombra. Sandler fa Skeeter, un uomo che da bambino rimaneva incantato davanti ai racconti del padre (Jonathan Pryce, che fa anche la voce narrante) sulla terrazza dell'alberghetto a conduzione familiare. Lui e la sorella (la parte da adulta la fa Courtney Cox, l'ormai tramontata Monica di Friends che sta cercando di riciclarsi in parti diverse senza molta convinzione e in ruoli secondari) crescono in maniera differente: l'uno continuando a fare il tuttofare, lei facendo la casalinga con figli vegetariana e con il pallino della cucina bioorganica.Purtroppo l'alberghetto di famiglia non esiste più, oppresso dai debiti il padre ha dovuto venderlo, il nuovo proprietario con tanta paura dei germi (Richard Griffiths) lo ha fatto diventare un mega hotel di lusso; Skeeter ci lavora come tuttofare ma con tanti rimpianti, con la sola compagnia dell'amico stordito con gravi problemi durante la sonnolenza (lo spassosissimo Russell Brand). Una sera gli vengono affidati i due nipotini, Bobbie e Patrick, bimba e bimbo, che non vedeva da tempo, e per farli addormentare gli racconta delle favole infarcite di cose personali della sua vita. Incredibilmente, le cose fantastiche che racconta il giorno prima, il giorno dopo diventano realtà, per cui adesso Bronson Skeeter incomincia a pensare di risolvere i suoi problemi raccontando le avventure ad hoc per migliorare la sua vita. Le conseguenze di tale decisione saranno incredibili ed imprevedibili. Film Disney per famiglie fino all'osso, si diceva in precedenza, affidato alla regia sicura dello specializzato in commedie Adam Shankman, autore del remake di Hairspray, dove abbiamo le favole che diventano un parametro incantato per la vita reale. Il racconto trasporta il personaggio Skeeter, che non ha mai abbandonato la sindrome del fanciullo e di Peter Pan, parametrandolo all'interno di situazioni tipiche dei racconti d'avventura, da quella medievale a quella western citando anche l'epoca romana e Guerre Stellari; il senso del tutto è la rivincita del piccolo uomo sui grandi sistemi che vogliono annullare il romanticismo delle cose semplici. Il ritmo del racconto è incalzante, le trovate folli che poi si annideranno nella realtà in maniera inaspettata divertenti e simpatiche (come la pioggia di gomme da masticare, il salto delle bighe e un simil-grassone di Borat svenuto sulla spiaggia con un pesce in bocca, la puntura d'ape e il gelato), e anche i comprimari, tra cui un grande attore come Guy Pearce (che fa il cattivo, ma in fondo simpatico, senza scrupoli) in vena di divertimento e rilassatezza, contribuiscono al ritmo gioioso e giocoso della commedia dei buoni sentimenti che ci parla anche di una scuola elementare da salvare. All'interno della storia troviamo anche due ragazze agli antipodi, la tenerissima babysitter Jill (Keri Russell), che all'inizio ha un rapporto conflittuale con Bronson, e la figlia del grande magnate degli alberghi Nottingham (il nome e il riferimento a Robin Hood è del tutto voluto), Violet, ragazza viziata che nella bellezza della ventiteenne Teresa Palmer esprime un tocco di fascino orientato al buon gusto. Come ciliegina sulla torta la presenza di Lucy Lawless, la Xena televisiva, nel film spocchiosa fidanzata di Pearce. Pallocchio, la cavietta digitalizzata dai grandi occhioni (un autentico protagonista) è il tocco finale per divertire grandi e piccini davvero azzeccato (la sua apparizione nei tempi romani con l'alloro in testa è da scompisciarsi). È davvero così che si deve fare un film per famiglie, con concetti magari scontati e buonisti, ma con un ritmo senza tregua e delle piccole particolarità che lo distinguano (come l'inizio e la fine sul libro animato o il cavallo rosso Ferrari), dove l'ilarità è del tutto spontanea volendo anche insegnare qualcosa. Sandler, rifacendosi al suo personaggio di Big Daddy dove accudiva, partendo da uomo scellerato, con amore un bimbo, dimostra di saper reggere senza problemi tutto il film (d'altronde ha alle sue spalle da attore anche una buona prova in Ubriaco d'amore di P.T. Anderson) con le sue espressioni mai forzate, si vede benissimo che in queste parti si trova a suo agio. Privi come ovvio di ogni ammiccamento sessuale che si poteva trovare in altri film con Sandler, i racconti immaginari dei personaggi della storia trasposti in altre realtà risultano essere divertenti senza stancare: alla fine ci sentiamo grati del rilassamento che ci ha donato uscendo per un centinaio di minuti dal quotidiano e tornando a respirare un po' di sano buonismo, non fastidioso, non mieloso, giochiamo con le possibili realtà di un «What if?» che conduce all'ottimismo divertendoci insieme ad esso. Casa Disney dovrebbe davvero ormai lasciare le animazioni in cui ormai non eccelle (non tanto graficamente quanto più come inventiva e genio creativo) al comparto d'eccellenza Pixar e dedicarsi a questi prodotti con attori in carne ed ossa che le escono davvero bene (vedi anche il riuscito Come d'incanto che come filosofia non ne è lontanissimo) che ripagano ampiamente le aspettative di cartellone. Una definitiva di ampio consiglio pur in un divertimento semplice e tranquillo: alla fine si esce sperando che un giorno le nostre piccole storie possano innestarsi in realtà più entusiasmanti di una giornata in ufficio o in fabbrica; una bella sensazione davvero, con l'impulso di voler correre in qualche pet shop per adottare un amico tenero e sincero come il porcellino d'India Pallocchio. Giudizio: ![]() Altri giudizi della redazione: Emanuele Rauco: ![]()
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