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Push Stampa E-mail
Scritto da Cine Zone   
Martedì 31 Marzo 2009 00:00
Push / LocandinaTitolo originale:      id.
Nazione:      Stati Uniti
Anno:      2009
Genere:      Fantascienza, Thriller
Durata:      111'
Regia:      Paul McGuigan
Sceneggiatura:    David Bourla
Cast:      Chris Evans, Dakota Fanning, Camilla Belle, Cliff Curtis, Djimon Hounsou, Maggie Siff, Joel Gretsch, Hal Yamanouchi, Scott Michael Campbell, Neil Jackson, Nate Mooney, Colin Ford, Corey Stoll, Brandon Rhea, Ming Na
Produzione:      Infinity Features Entertainment
Distribuzione:      Eagle Pictures
Data di uscita:      27 Marzo 2009

Trama: La “Division” è una crudele società che opera in maniera sotterranea per radunare individui nati con poteri paranormali di vario tipo, tra cui la preveggenza. Il suo scopo è di potenziarne i poteri fino al parossismo in modo da utilizzarli come armi inarrestabili; peccato che i tentativi chimici e famacologici tentati siano stati un disastro, e molti di loro siano morti. Nick Gant è un telecinetico che ha visto suo padre morire, e ora con l'aiuto di una giovanissima preveggente di nome Cassie Holmes sta cercando di salvare a Hong Kong una ragazza, Kira, che ha il potere di convincimento con lo sguardo, ma sopratutto sa dove è una valigia con al suo interno qualcosa di preziosissimo che può mettere in ginocchio l'intera Division. Ad ostacolare il piano dei ragazzi c'è però il potentissimo agente di colore Henry Carver, conscio del pericolo che rappresentano per la crudele società.

Recensione di ALBERTO DI FELICE

PushA Paul McGuigan piace mescolare le carte—altro modo per dire che gli piace far capir poco di quello che succede nei suoi film, sebbene in un qualche meritorio modo si riesca a seguirli e anzi a goderseli. La sua nuova mossa «Kansas City» viene poi supportata da uno sceneggiatore che di cognome fa «Bourla», il che volendo è di per sé già tutto un programma. Addirittura, il giochetto parte da un esperimento nazista rimesso poi in sesto a guerra finita dai paesi vincitori; non servirà dire che in realtà della premessa (ai nazisti, in verità, rinunciano in pochi) e dello sviluppo quanto ai fatti dovrà interessarci poco, e che semmai bisognerà cercare di divertirsi con un mix molto asiatico nelle forme.
Perché siamo a Hong Kong, per prima cosa—ma a quanto pare la produzione è stata indecisa fra Roma, Tokyo, Los Angeles, Seoul, Brasilia, Londra e Città del Messico, con relative diverse scelte per il protagonista maschile, che alla fine è Chris Evans. Magari per questo sembra di assistere ad un qualche episodio pilota di una qualche serie post-atomica (o post-catastrofe ambientale), per quanto male sembra messa la vetrina occidentale della Repubblica Popolare. Il setting è vibrante, e la cosa è assai propizia dato che si ha a che fare con necessari inseguimenti ed acrobazie su grattacieli in costruzione (il climax giunge un po' come quello che si svolgeva sulla Trump Tower di Chicago ancora da completare in The Dark Knight).
La trama si attorciglia su bigliettini scritti anzitempo, memorie cancellate, inganni incrociati. L'intento dichiarato sarebbe quello di ispirarsi nientemeno che a Casablanca, e da qui la città di espatriati, ma capirete da soli che il tutto è a colori e scorre con molta più fretta. Cosicché si riparte ogni volta che si inizia ad approcciarsi allo stato di cose—ammesso che ce ne sia uno—il cui cambiamento è favorito dai poteri dei protagonisti, buoni e cattivi, in grado di riscriversi nella sostanza le regole d'ingaggio lungo il tragitto. I poteri in questione sono brevemente introdotti dalla voce narrante della dodicenne Cassie (Dakota Fanning), e altro non sono che riproposizione semi-arbitraria di ben noti superpoteri già visti.
Quel che forse più conta ai fini di entertainment è che McGuigan fa meglio alcune cose per le quali purtroppo è stato lodato e premiato Boyle col suo Slumdog Millionaire, col quale questo film ha in comune abbastanza—tranne il finto alone di importanza acquisita (anzi, regalata). Per limitare i costi e l'uso di CGI, lo scozzese ha girato con equipaggiamento light, addentrandosi nella giungla urbana in stile guerriglia: la scena del rapimento di Kira (Camilla Belle), ad esempio, è stata girata con la camera nascosta in un furgone. Si è proceduto similmente ogni qual volta ci si doveva muovere nel traffico e nei vicoli della metropoli. Nessuna intenzione di darsi importanza, né cadute in inverecondi bassifondi.

Giudizio: 2


Recensione di PIETRO SIGNORELLI

PushEd ecco arrivare i figli cinematografici apocrifi di Heroes, serie tv del tutto incompresa in Italia, ragazzi belli e con poteri ma anche superproblemi. Stavolta i nostri superboy sono alle prese con una potente corporazione che li vuole per i propri esperimenti. Il protagonista è Chris Evans, il bell'interprete di vari film commedia come Il diario di una tata, ma famoso per essere la torcia umana de I Fantastici 4, che ha dei poteri di telecinesi (come emettere dell'energia dalle mani o far levitare oggetti senza toccarli). Lui si chiama Nick Gant e, novità delle novità, ha nel suo passato un trauma derivato dall'aver visto morire suo padre per mano del crudele e potente agente Henry Carver (Djimon Hounsou, interprete di Blood Diamond e il recente Never Back Down) il potente colored con capacità di convincimento estremo solo guardando le persone negli occhi.
La trama è questa: esiste una potente corporazione chiamata “Division” che cerca i super per soggiogarli al proprio uso, cercando oltretutto di aumentare le loro capacità con l'aiuto di farmaci. Quasi tutti coloro che vengono sottoposti al trattamento sono morti, tranne Kira (Camilla Belle, vista in 10.000 A.C. e Chiamata da uno sconosciuto), una cosiddetta “Pusher” con lo stesso potere di Carver. Kira scappa dalla clinica dove è costretta prigioniera e trova rifugio ad Hong Kong. Nella stessa città sopravvive in qualche maniera Nick, che ha trovato la compagnia della preveggente Cassie (un nome un programma: come Cassandra che diceva di sventure future, anche la ragazzina tutto pepe – da chi è interpretata lo vedremo dopo perché merita menzione particolare – disegna funerei avvenimenti futuri) per cercare di sfuggire alla corporazione e ai suoi cacciatori urlanti. È subito chiaro che la missione di proteggere Kira diventa basilare per poter sconfiggere la Division, che vuole a tutti i costi una certa valigia misteriosa.
Film giovanile di solo intrattenimento senza pretese, purtroppo il fascino di questo modesto Push si ferma quasi subito: la pellicola, dopo un inizio roboante con vetri infranti e vasche di pesci sfasciate nel mercato di Hong Kong, si disperde in momenti inutili a ripetizione, con discorsi innocui, letture del futuro banali, trovate di poteri che non sono certo di massima fantasia (come l'occultamento visuale di un palazzo). Lo spettatore che vuole un action mozzafiato con protagonisti dei ragazzi superbamente dotati non ha di certo di che saziarsi a profusione: in fondo gli scontri sono patetici, c'è una fase di dolcezza del tutto fuori luogo (ovviamente riguarda Evans e la Belle) e il bravo Djimon Hounsou è sottousato e soprattutto non fa nulla di particolare (di primo acchito ci siamo chiesti come mai non hanno chiamato Samuel L. Jackson per questa pellicola: la parte sembrava ritagliata per lui).
Costruire un film tanto banale (e soprattutto molto monco perché il finale fa pensare ad un secondo capitolo in maniera sfacciata – abbiamo pensato sul momento dei titoli di coda che sarebbero partiti con un trailer già pronto del seguito) senza caratterizzare minimamente i personaggi quando era così facile (prendendo esempio anche da Heroes a cui si ispira nei tratti generali) per arrivare almeno alla sufficienza fa pensare che Paul McGuigan, autore del molto più riuscito action Slevin – Patto criminale, si sia accontentato di un film acchiappapubblico senza impegnarsi troppo, facendo il minimo sindacale mettendo tutto ciò che piace ai teen (bellezze di tendenza e giovani di ottimo aspetto con tratti europei ed orientali), un film molto modaiolo senza andare oltre all'aspetto esteriore degli attori. Si salvano le scene che riguardano le distruzioni delle scenografie: quelle sì che sono fatte davvero bene, i tecnici hanno lavorato ad hoc per costruire il giusto effetto stupore in questo.
In tutto ciò si denota comunque, riprendendo il discorso di prima, la presenza dell'ex-bambina prodigio Dakota Fanning, ormai diventata ragazzina senza pudore che gira per le scene senza imbarazzo con minigonne e stivaletti a gamba alta, che propina sguardi intensi e vuole dominare la scena rubandola all'evanescente Evans. Si vede che la ragazzina ha voglia di imporsi e di non essere solo una meteora del passato; vedremo se, con film di maggiore valore e difficoltà, il passare degli anni premierà o confermerà questa buona volontà di presenza.
In definitiva Push passa e va come un bicchier d'acqua senza nessuna pretesa, ma purtroppo non possiamo considerarlo neanche un divertimento fine a se stesso intelligente e coinvolgente: i personaggi sono tutti potenti come poteri ma smorti di presenza, gli stereotipi si sprecano (come la famiglia stil Yakuza che ricerca Kira, a uno dei super cani sciolti – un cosiddetto “Occultante” – viene tagliato il dito mignolo) e le uniche cose da ricordare sono le distruzioni dei fondali di studio o architettonici. Troppo poco davvero per un film che con poco sforzo poteva essere l'ideale per passare un rilassante pomeriggio di action con uomini e donne dagli strani poteri occulti, braccati ed in ansia. Se lo avete visto e vi è, giustamente, piaciuto al di là del giudizio spiccatamente contro del recensore non temete, un secondo capitolo sembra davvero già pensato.

Giudizio: 1.5


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Emanuele Rauco: 2
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