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Mostri contro alieni Stampa E-mail
Scritto da Cine Zone   
Domenica 05 Aprile 2009 00:00
Mostri contro alieni / LocandinaTitolo originale:      Monsters vs. Aliens
Nazione:      Stati Uniti
Anno:      2009
Genere:      Animazione, Azione, Fantascienza
Durata:      94'
Regia:      Rob Letterman, Conrad Vernon
Sceneggiatura:    Maya Forbes, Wallace Wolodarsky, Rob Letterman, Jonathan Aibel, Glenn Berger
Voci originali:      Reese Witherspoon, Seth Rogen, Hugh Laurie, Will Arnett, Kiefer Sutherland, Rainn Wilson, Stephen Colbert, Paul Rudd, Julie White, Jeffrey Tambor, Amy Poehler, Ed Helms, Renée Zellweger, John Krasinski, Sean Bishop
Produzione:      DreamWorks Animation
Distribuzione:      UIP
Data di uscita:      3 Aprile 2009

Trama: Susan sta per sposare Dexter, uno spocchioso anchorman televisivo di grandi speranze. Mentre sta per svolgersi la cerimonia nuziale, viene colpita da un meteorite che la trasforma in un gigante altissimo. Presa in custodia dal governo americano e portata in un luogo segreto, viene a contatto con degli strambi mostri di vario tipo con cui stringe un'affettuosa amicizia. Susan pensa di trascorrere ormai la sua vita nella prigione da reclusa e nascosta al mondo, ma quando una gigantesca sonda aliena arriva minacciosa sul nostro pianeta, al presidente americano non resta altro da fare che liberare i mostri per fermare gli inarrestabili marziani.

Recensione di ALBERTO DI FELICE

Mostri contro alieniÈ, dagli albori dell'impari braccio di ferro digitale, palese il contrasto filosofico-industriale fra la Dreamworks e l'accoppiata Disney–Pixar, e non occorre chiamare in causa gli esemplari più importanti di quest'ultima per sottolinearlo. Fra i minori, anche solo prendendo ad esempio questo Mostri contro alieni di contro ad un Bolt, altro film pensato a braccetto per il 3-D, si rimane quasi imbambolati, seppur non ci si aspetti qualcosa di diverso: da una parte un pasticcio dappoco di conformistica derisione in apparenza anticonformista; dall'altra una commediola con un qualche antico retrogusto nobile, un certo calore espressivo ed artistico. Insomma, la buona tradizione dell'animazione ri-coniugata al presente.
Nel film di Letterman e Vernon, per prima cosa, è assente qualsiasi concezione dell'arco narrativo di un personaggio. L'umana della compagnia non fa qui decisamente al caso nostro: si è semplicemente capaci di farla lievitare in dimensioni, ma da questo non discende nulla. La scoperta del non voler essere la sposina di quella che è da identificare geo-culturalmente come la Middle America (anche se è in California) è piatta come una frittata preparata per il prossimo maritino che si troverà offscreen. Di meglio non si può chiedere ai tipi comici rappresentati dagli altri mostri, dal compagno arrivista di lei e dagli altri umani dell'alto comando nazionale strangeloviano capitanato dal presidente Hathaway e dal generale W.R. Monger. Col loro carattere sono e col loro carattere rimangono. Soprattutto, non attraversano stadi intermedi.
Anche per questo, mancante un supporto narrativo convincente, gli sketch non giungono a destinazione, non avendone a quanto pare una. Non si è puntato sul nonsense, come sarebbe stato forse preferibile date le circostanze, bensì su una concezione molto piana (succede questo, questo e quest'altro) della storia. Il che non sarebbe di per sé un male (è quello che fa Bolt, in sostanza), ma la cosa non funziona molto se si vuol passare nel frattempo (per quanto modestamente) anche per vandali e critici, e soprattutto se si lascia da parte l'interesse per i protagonisti, che dovrebbero essere tridimensionali non solo in senso IMAX.
Si sprecano le citazioni a ramazza della pop culture di genere e non—a ramazza, appunto: quando arriva l'astronave-sonda aliena, radunando l'intera razza umana (o meglio i suoi rappresentanti eletti a proteggerla, ovvero il presidente e l'esercito americano), fra un richiamo a Spielberg e l'altro spunta fuori alla tastiera un “Axel F.”, anch'esso d'annata, dal caro vecchio Beverly Hills Cop. L'astronave non ci rimane molto bene, e inizia la sua opera distruttiva, alla faccia della pace fra i popoli galattici; il che segnala un'altra citazione, stavolta non chiaramente espressa, al Mars Attacks! di Burton. Ai bambini, almeno se la sala in cui vorreste portarli non è equipaggiata per il 3-D, come è probabile sia, fate semmai vedere quest'ultimo.

Giudizio: 2


Recensione di PIETRO SIGNORELLI

Mostri contro alieniLa Dreamworks ritorna in pista per Pasqua con un film che unisce due categorie apparentemente diverse, i mostri e gli alieni. Seguendo le orme della loro recente produzione (Madagascar 2 in primis), confezionano un film formalmente perfetto ma piuttosto banale, ottimo per il divertimento spensierato ma decisamente di poco conto, soddisfacendo i piccoli spettatori e cercando di catturare l'attenzione di quelli meno verdi di età con il gioco delle citazioni più o meno colte, più o meno nascoste. Stavolta i richiami sono variegati: si passa dal cinema indipendente dei B-Movie (Attack of the 50 Foot Woman) a quello molto più visualizzabile nel ricordo di Cronenberg (con La mosca), oppure con i film dei grandi mostri giapponesi (la scena di insettosauro vicino al ponte di fronte al robottone alieno), per finire con la fantascienza che diremo dopo e Mars Attacks! in primis.
Ecco la trama in poche parole, facilmente riassumibile dalla semplicità globale del lavoro: Susan Murphy (nell'originale è doppiata da Reese Witherspoon) è una normalissima ragazza della provincia americana che sta per andare in sposa a Dexter, un odioso commentatore televisivo che si crede un grande anchorman. Poco prima della cerimonia nuziale un gigantesco meteorite la colpisce in pieno, facendola diventare gigantesca (il suo nome da mostro sarà GNormica). Presa dall'esercito e portata in un luogo di massima sicurezza (il generale che lo comanda ha la voce originale di Kiefer Sutherland) incontra degli altri personaggi, come l'ex-scienziato che a causa di un esperimento andato male è diventato un insetto (nell'originale ha la voce di Hugh Doc House’ Laurie), tutti teneri ed affettuosi al di là della loro deformità o particolarità. Sembrerebbe che questi sfortunati debbano trascorrere lungo tempo nella prigione di contenimento (a tutti gli effetti la citata, nella pellicola, Area 51), invece arriva un'invasione aliena comandata dal crudele Gallaxhar, un essere politentacolare che vuole una particolare cosa, che li costringe a scendere in campo per fermarli e salvare il mondo.
Gli Stati Uniti sono l'unico luogo al mondo dove atterrano gli Ufo, dice il commentatore televisivo nel film, ma a quanto pare invece l'autocelebrazione americana derivata da Hollywood è tale che sembrerebbero voler diventare delle vittime per forza per poi essere tanto grandi quando avviene l'inevitabile riscatto e vittoria. Da La guerra dei mondi a Independence Day e Ultimatum alla Terra (tutti ampiamente citati con situazioni nel film, con un accenno anche alla prima guerra in Iraq; solo che sui missili non c'era «E.T. Go Home» ma «Bye Bye Saddam»), le minacce aliene sono state decisamente variegate e temibili, ma raramente sono state combattute con altri cattivi dello schermo, nel caso odierno buoni, come il gelatinoso e falliforme B.O.B. (derivato dal famoso Blob – Fluido mortale con Steve McQueen), Susan (le citate donne alte 50 piedi), il dottor insetto Cockroach (L'esperimento del dottor K e La mosca), l'ittico Anello mancante (Il mostro della laguna nera) e infine il tenero e docile Insettosauro (Godzilla e comunque tutta la filmografia dei kaiju, i mostri misteriosi del cinema giapponese che qualche volta troviamo anche come nostri difensori).
Questa è l'unica vera intuizione originale del film a distinguerlo dalla massa; per il resto è solo una divertente sarabanda di situazioni del tutto normali che coniuga divertimento placido con movimento. C'è anche ovviamente il messaggino (inevitabile) di fondo: meglio essere diversi e comunque puri che normali con i sensi di colpa per qualcosa che non si è fatto. Nella diversità ci si trova, ci si unisce e si affronta tutto, invece l'uomo che deve sposare Susan ha orrore di lei mutata, e la vuole usare solo per sfruttarne l'impatto mediatico. Come si vede siamo alle solite del cinema d'animazione 3-D (se non fosse per la presenza del maestro Miyazaki sarebbe l'unico cinema d'animazione esistente, quello in CGI) Dreamworks, che dopo i fasti iniziali dell'orco verde si perde in film che si muovono citando ma mai costruendo veramente una propria identità (si vede che Kung Fu Panda era stato una piacevole eccezione, e poi aveva dalla sua un'animazione molto più affascinante di questa, del tutto nella norma), che servono per essere presenti nei periodi di festa ma che non sono propriamente una festa (la Disney senza la Pixar segue questo trend da tempo).
Mettere il presidente-fantoccio che sembra un emblema dello spettacolo (molto somigliante al defunto Ronald Reagan) con i suoi balli e i suoi ritmi, e che confonde il bottone del cappuccino con quello del lanciamissili nucleari, può sembrare un valido tentativo di criticare un certo modo di vedere la presidenza che mette in primo piano se stessa e non il bene del popolo («Sono un presidente coraggioso!»), ma l'impronta visiva è troppo soffusa per essere credibile. In definitiva un simpatico film di intrattenimento decisamente banalotto, senza particolari meriti tecnici e pochissimi spunti, che vive di una trama lineare e fine come un capello, oltretutto ampiamente prevedibile, che divertirà i piccoli spettatori ma annoierà quelli più grandi che non hanno voglia di giocare al «Who is it?» citazionale. Ndr: alla fine dei titoli di coda trovate la solita scena nascosta, leggermente più lunga del solito; in alcuni cinema che la posseggono potrete vederlo con la tecnica 3-D di nuova generazione.

Giudizio: 1.5


Altri giudizi della redazione:

Emanuele Rauco: 2.5
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