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| Dragonball Evolution |
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| Scritto da Cine Zone | |||
| Sabato 11 Aprile 2009 08:17 | |||
Titolo originale: id.Nazione: Stati Uniti, Hong Kong Anno: 2009 Genere: Azione, Avventura, Fantastico, Fantascienza, Thriller Durata: 84' Regia: James Wong Sceneggiatura: Ben Ramsey Cast: Justin Chatwin, Chow Yun-Fat, Emmy Rossum, Jamie Chung, James Marsters, Joon Park, Eriko Tamura, Randall Duk Kim, Ernie Hudson, Texas Battle, Megumi Seki, Ian Whyte, Richard Blake, Jon Valera, Rafael Valdez Produzione: Dune Entertainment, Star Overseas, Twentieth Century Fox Distribuzione: 20th Century Fox Data di uscita: 10 Aprile 2009 Trama: Goku vive con il nonno, un maestro molto particolare che gli insegna delle tecniche segrete di equilibrio e lotta che però il giovane non sa bene a cosa possano servire in futuro. Molto presto, nonostante abbia giurato di non usare mai la violenza, neppure con i bulli della scuola che lo vessano continuamente, Goku si trova a dover combattere contro delle terribili minacce per recuperare le misteriose 7 sfere del drago, capaci di esaudire, tramite l'apparizione di un drago potentissimo, un desiderio qualsiasi una volta che vengono riunite assieme. Per il potente Goku e i suoi compagni di avventura, affrontare il terribile Piccolo, che desidera anche lui le sfere del drago e il dominio del mondo, non sarà facile. Recensione di PIETRO SIGNORELLI Perché, viene da chiedersi, dopo una tonnellata di episodi televisivi a cartoni animati (e anche dei lungometraggi anch'essi animati) tratti dal manga omonimo di Akira Toriyama, era necessario farne una trasposizione con personaggi in carne e ossa? Oltretutto togliendo qualsiasi fascino del racconto vero e proprio, utilizzando un linguaggio cinematografico e delle scelte che forse riuscirebbe a digerire un bimbo in età prepuberale che vuole uscire dalla monotonia degli ormai decaduti ed eclissati Pokémon. Il regista James Wong (che ci diede il primo e il terzo Final Destination) fa il completo yes man alla corte di un produttore che è un intelligente e divertente regista come Stephen Chow (autore di due gioiellini spiritosi come Shaolin Soccer e Kung Fusion), lasciando dello spirito dell'opera originale soltanto il taglio granitico di capelli di Goku (più volte sottolineato come la scena del gel dimostra) e la parziale tecnologia delle sfere trasformiste in possesso di Bulma.Per coloro che non conoscessero la saga di Dragonball (il cui nome deriva dal fatto che tutto verte sulla ricerca e la voglia di possesso di 7 sfere che una volta riunite evocano un drago – sorta di genio della lampada, che soddisfa un desiderio qualsiasi, detto il desiderio le sette sfere – e si sparpagliano di nuovo per il mondo in attesa di essere ritrovate) ha come protagonista Goku (nel film lo fa Justin Chatwin, giovane belloccio di nessuna presenza che abbiamo visto in serial tv e ne La guerra dei mondi spielberghiana), un giovane apprendista che il nonno (Randall Duk Kim) allena con costanza. Quando viene a sapere dell'esistenza delle sfere del drago, Goku parte con l'affascinante e tecnologica Bulma (Emmy Rossum, l'avete vista nel Poseidon) per impedire che il malvagio Piccolo (James Marsters, caratterista tv) se ne impossessi con conseguente possibile disastro mondiale. Aiutati dal maestro Muten (uno stralunato Chow Yun-Fat, attore feticcio di John Woo, in una parte unicamente alimentare) e da Chi Chi (Jamie Chung) che ha dei particolari fremiti per Goku, i due incominciano una sequela di avventure che porteranno alla soluzione del problema. Un filmetto d'intrattenimento tanto minimale era da tempo che non esisteva: negli intenti produttivi e nelle strategie commerciali questo inutile «Dragonball (D)Evolution» doveva modernizzare il gusto del famosissimo manga ed anime senza perdere di vista il pubblico di fans della serie (che dopo la visione saranno usciti del tutto schifati da questo minestrone insapore e dalla violenza operata sulla storyline originale), dando un impulso e una freschezza nuova. Invece, nulla di tutto questo. Le zone rurali ampiamente deserte dove Goku vive sono state sostituite da delle città con alti palazzi, il ragazzo va alla high school (onestamente visti i risultati e dove hanno fatto finire Goku, iconizzandolo a bella posta in modo assurdo, un bel crossover con High School Musical io lo farei) dove viene vessato da dei bulli alla moda con macchine nuove fiammanti (lui non muove le potenti mani: il nonno ha detto no alla violenza), non ha la coda, non ha la nuvoletta speedy e non ha il bastone telescopico, è privo di particolare ironia e non c'è il maialino mutaforma temporaneo ad accompagnarlo (quello responsabile della famosa scelta dell'utilizzo delle sfere del drago con il desiderio folle «Voglio le mutandine di Bulma!»). Stiamo parlando ovviamente della prima serie da cui si ispira il film senza tener conto delle evoluzioni della serie Z e GT. Se Goku personaggio viene stravolto, alla storia principale non va meglio: si sono inventati un'urna di contenimento che poi alla fine non serve a nulla (dimenticata in sceneggiatura? Pronta per il seguito?), Piccolo (Junior nella serie, un cattivo con quel nome prima della parentesi fa quasi tenerezza più che spavento ma è comunque corretto) è accompagnato da una ninja di grande fascino esotico (Eriko Tamura di Heroes) e si fa per propagare la specie delle belle pere di estrazione sanguigna piuttosto che sputare il seme o l'uovo della nuova vita. Tutte cose tralasciate (ma ce ne sono tante altre) per dedicarsi a una patetica americanizzazione di una storia che vive di ben altri riflessi e sapori. Il guaio non è il fatto di aver provato a variare: il problema è di averlo fatto in maniera banale, noiosa e a volte superficiale, inserendo giovani bellezze di tendenza e figurini impastoiati che dei vecchi marpioni (Yun-Fat in tale film abbiamo detto sopra che ci fa) non hanno minimamente cercato di prendere per mano in modo da condurli almeno al minimo sindacale attoriale, per un fruibile pomeriggio in famiglia. I lunghi combattimenti che sono il sale di Dragonball sono fatti con buone coreografie di lotta e gli effetti speciali visualmente validi; ma mentre nel cartone si percepiva una sottile ironia di base che rendeva la cosa giocosa e divertente, con questi eroi new age modello USA non si tocca la minima corda emotiva, neppure la più blanda o semplice. E così in definitiva abbiamo un film brutto, monotono, che vive con personaggi caratterizzati come delle melanzane di seconda scelta, che deluderà il fan della serie e ai neofiti non farà certo venire la voglia di ritrovare le atmosfere che lo hanno ispirato ricercandone le origini. Aspettate ad uscire appena escono i titoli di coda (anche se la voglia sarà davvero tanta) perché c'è una scena nascosta purtroppo tristemente premonitrice di un seguito. Giudizio: ![]()
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Titolo originale: id.
Perché, viene da chiedersi, dopo una tonnellata di episodi televisivi a cartoni animati (e anche dei lungometraggi anch'essi animati) tratti dal manga omonimo di Akira Toriyama, era necessario farne una trasposizione con personaggi in carne e ossa? Oltretutto togliendo qualsiasi fascino del racconto vero e proprio, utilizzando un linguaggio cinematografico e delle scelte che forse riuscirebbe a digerire un bimbo in età prepuberale che vuole uscire dalla monotonia degli ormai decaduti ed eclissati Pokémon. Il regista James Wong (che ci diede il primo e il terzo Final Destination) fa il completo yes man alla corte di un produttore che è un intelligente e divertente regista come Stephen Chow (autore di due gioiellini spiritosi come Shaolin Soccer e Kung Fusion), lasciando dello spirito dell'opera originale soltanto il taglio granitico di capelli di Goku (più volte sottolineato come la scena del gel dimostra) e la parziale tecnologia delle sfere trasformiste in possesso di Bulma.








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