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| Che – L'Argentino |
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| Scritto da Cine Zone | |||
| Domenica 12 Aprile 2009 08:42 | |||
Titolo originale: Che: Part OneNazione: Francia, Spagna, Stati Uniti Anno: 2008 Genere: Biografico, Drammatico, Guerra, Storico Durata: 126' Regia: Steven Soderbergh Sceneggiatura: Peter Buchman Cast: Benicio Del Toro, Julia Ormond, Rodrigo Santoro, Demián Bichir, Ramón Fernández, Yul Vazquez, Jose Caro, Jsu Garcia, Marisé Alvarez, Elvira Minguez, Unax Ugalde, Pedro Telémaco, Miguel Ángel Suárez, Alfredo De Quesada, Io Bottoms, Octavio Gómez, Catalina Sandino Moreno Produzione: Laura Bickford Productions, Morena Films, Telecinco, Wild Bunch Distribuzione: BIM Data di uscita: 10 Aprile 2009 Trama: Ernesto Guevara e Fidel Castro nel 1956 partono alla volta di Cuba per effettuare la rivoluzione che porterà alla caduta del regime di Fulgencio Batista. Il film narra, frammisto a flashforward in bianco e nero, la lunga marcia nei boschi e la dura lotta casa per casa effettuata dal soprannominato «Che» per arrivare fino alla liberazione della città di Santa Clara, preludio al suo arrivo al L'Avana da trionfatore. Recensione di PIETRO SIGNORELLI Solo un cineasta off come Steven Soderbergh, assolumente libero da ogni dovere produttivo ed ingerenza creativa nei suoi lavori (che, purtroppo, a volte hanno un riscontro quasi nullo al botteghino) poteva ricreare il mito di Ernesto ‘Che’ Guevara in maniera tanto completa ed asettica, raccontando un viaggio e un percorso umano prima che un manifesto politico o ideologico. Diviso in due parti per alleggerire nella visione la metratura abnorme del montato, Che – L'Argentino (al quale seguirà il 30 aprile, salvo problemi, il secondo tomo, Guerrilla) racconta il periodo storico partendo dalla lotta armata clandestina di Ernesto Guevara nelle foreste (al fianco di un giovane Fidel Castro) fino ad arrivare alla liberazione dal regime della città di Santa Clara, preludio del suo trionfale ingresso da liberatore rivoluzionario a L'Havana (fase questa che vedremo nel secondo film).Un percorso completo e puntiglioso, rispettosissimo della fase storica e che andrebbe visto subito dopo il recupero del film I diari della motocicletta del 2004 per proseguirne idealmente il cammino, dove nel film di Walter Salles abbiamo un eroe che non immagina il suo futuro, con la faccia dolce e pulita di Bernal anziché quella dura di Benicio del Toro. Menzione particolare per lui, che sembra uscito in fotocopia dalla famosa foto di Alberto Korda del Guevara che conosciamo (quella vista innumerevoli volte su bandiere, poster e magliette), una recitazione a dir poco appassionata, ottima durante le fasi della lunga battaglia per arrivare a liberare Santa Clara ma superlativa nei flashforward/back in bianco e nero, che ci mostrano una intervista con il racconto di fasi future del Che e dei discorsi all'ONU davvero di grande impatto, contro i rappresentanti di governi che non vedono bene la sua presenza in quel luogo tanto quanto i suoi scomodi ragionamenti. Soderbergh intelligentemente sottolinea anche come il Che sia un inossidabile guerriero di spirito ma più fragile di fisico, con quell'asma che lo tormenta in continuazione e che ha bisogno di continui massaggi per lenirne i dolori, che i suoi uomini eseguono con dovizia in segno di rispetto per il capo, dove il grido «Patria o morte!» che risuona nell'etere spesso riprende questo aspetto: si può morire ma non cedere mai la dignità dell'obiettivo di popolo. La storia che il film propone è quella reale senza romanzature (inutile approfondirla in questa sede, lasciamo questo compito a facili ricerche sul web per eventuali rinfrescamenti) e per evitare che la figura del Che debba scontrarsi con l'altro grande mito della rivoluzione, Fidel Castro (questo doc, il Líder máximo è nato a Cuba mentre Guevara ha origini straniere argentine più volte rinfacciategli) il regista evita ogni vero confronto ideologico o verbale tra i due, lasciando i loro brevi incontri come delle veloci intersezioni di linee parallele. Una scelta giusta e valida, che personalizza ancora di più il biopic, che si pregia di far risaltare come l'ignoranza e l'analfabetismo delle proprie armate sia un'arma temibile nelle mani del nemico, e comunque il Che rimane uno spirito libero, romantico ed idealista fino all'osso che neppure Castro può dominare. La divisione in due volumi effettuata è ideale: questa prima sezione è tutta dedicata alla battaglia rivoluzionaria cubana mentre la seconda ci farà vedere, dopo il suo ingresso a L'Havana, il suo peregrinare in altri stati, come il Congo Belga e la Bolivia dove troverà la morte. Il Che viene mostrato nel film come un uomo giusto, caritatevole con i soldati nemici a cui dà la possibilità di arrendersi, in quanto comunque cubani, la cui vera colpa è di servire Batista, capo di stato che rifugge da ogni accordo e i cui generali vengono mostrati come dei codardi che scappano fingendo ricognizioni assurde in altri luoghi. È davvero difficile trovare un film di questo genere nei nostri cinema. In attesa di poterlo gustare per intero in modo da avere il quadro completo del ritratto soderberghiano del Che, non perdetevi questo primo intenso capitolo: si esce dalla sala sapendo che c'è ancora qualche regista che bada a raccontare asciuttamente e non tanto a stupire o ad annacquare senza senso per venire incontro alla parte di pubblico che ha meno voglia di impegnarsi, magari con storie di paesi lontani che sente poco sue (qui conterebbe l'ideologia, non la locazione). A volte il cinema ha bisogno anche del nostro sforzo per completarsi (Che – L'Argentino comunque non è per nulla un mattone nel vero senso della parola: è composto a lungo da battaglie nelle foreste e per le case dei paesi): quando si raggiunge l'obiettivo la cosa è davvero sublime. Giudizio: ![]() Recensione di RICCARDO RUDI Che – L’Argentino è la prima parte del lungometraggio sulla storia di Ernesto Guevara che in Europa è stata divisa in due parti (per la mole totale di più di quattro ore). Nel 1956 Fidel Castro parte per Cuba con al seguito 80 ribelli, pronti a rovesciare la dittatura di Fulgencio Batista. Tra questi ribelli emerge la personalità e la forza di Ernesto Guevara, laureato in medicina e che condivide le stesse ideologie di Fidel. La prima parte di Che – L’Argentino racconta il viaggio all’interno della giungla cubana verso Havana e la conseguente liberazione di Santa Clara. L’avanzata del Che tra il 1956 e il 1958 in Cuba viene narrata con un espediente stilistico basato sul genere del documentario di guerra. Con immagini nitide e una rappresentazione dell’ideologia dietro la rivoluzione che sembra quasi fuoriuscire dallo schermo, Che – L’Argentino è la storia di un uomo che diverrà icona e simbolo di un’epoca e dei decenni a venire.Il film è costruito su due piani narrativi. È interamente composto da flashback che emergono (in un’unica linearità diegetica) da un’intervista rilasciata a New York durante la sua partecipazione al congresso delle Nazioni Unite. Questi blocchi di flashback vengono intervallati da scene situate nel “presente” 1964, dove nel Palazzo di vetro presenziava uno dei discorsi che rimarrà nella storia, e dove deve fare i conti con i “pericolosi” giornalisti e mass media. Questi due livelli di narrazione vengono messi in risalto da una scelta estetica interessante: le scene del 1964 sono raccontate in bianco e nero, come a voler mostrare non solo l’avvicinarsi della sua grigia fine (Ernesto Che Guevara viene ucciso nel 1967 a La Higuera), ma anche il fatto di trovarsi nel “bianco e nero” capitalista degli Stati Uniti. Con questo contrasto tra il 1964 in bianco e nero e il 1956/58 a colori è anche un’esemplare concretizzazione visiva dei due volti (per niente contrastanti ma divisi dalle necessità del campo su cui si trova a “lottare”) con cui è stata dipinta la figura di Ernesto Che Guevara: il volto del guerrigliero rivoluzionario (temibile leader e sensibile compagno, abile stratega con un imbarazzante problema asmatico, e fedele amico di Fidel Castro) e il volto del politico (eccezionale oratore e calmo diplomatico, sicuro nelle sue esposizioni e abile nel contrattaccare le parti avversarie, e che non demorde davanti ai flash delle macchine fotografiche dei giornalisti). La scelta di voler dare un impianto estetico come un documentario di guerra implica di conseguenza un tipo di ripresa particolare, ossia il piano sequenza (una sequenza viene ripresa senza stacchi di montaggio, subordinando la macchina da presa all’immagine). L’intero film, soprattutto il flashback del viaggio verso la capitare cubana, è costruito su numerosissimi piani sequenza statici, privi di movimenti bruschi ma al contrario bloccati in un’unica immagine, come se la macchina da presa fosse lasciata a riprendere in un angolo del terreno. È un ottimo modo per esprimere le sensazioni e le atmosfere che si respiravano in quel contesto così alienante, ma al tempo stesso questo tipo di artificio stilistico non consente allo spettatore di avere una libertà di movimento nell’immagine, ed è così obbligato a dover fissare a lungo una stessa sequenza solo da un unico punto di ripresa. Durante il procedere del film la staticità della giungla viene sostituita da una dinamicità della città di Santa Clara, dove finalmente la macchina da presa sembra respirare e può muoversi, seppur sempre con timidezza. Soderbergh non romanza assolutamente la storia del guerrigliero argentino ma la acuisce con uno stampo fortemente realistico (i titoli di coda sono un frammento della realtà documentata, con l’uso di immagini di repertorio), lontano dall’immagine del Che nel film di Walter Salles I diari della motocicletta. La storia non viene intermediata da immagini leggere e troppo fittizie, ma tutto viene caricato dall’enorme peso della Storia e del Simbolo che Ernesto Che Guevara rappresentava. Si riesce a percepire l’ottimismo che portava con sé, e questa sensazione di speranza e di cambiamento colora ulteriormente l’intero film. Benicio Del Toro interpreta intensamente il ruolo di un’icona difficile da rappresentare senza scadere nell’atto di eroicizzare. Anche se il suo carisma non viene del tutto tracciato nitidamente, forse perché il film viene stroncato poco dopo la liberazione di Santa Clara. Quindi bisogna attendere la seconda parte Che – Guerriglia per poter assaporare al meglio il film nella sua totalità, per poter vedere a 360° il viaggio di Ernesto Che Guevara che non è costituito solo dalla sua ascesa, ma anche dalla sua caduta. Finalmente con Soderbergh si ritrova in un film il puro atto di raccontare la Storia, esibendo pregi e difetti che emergono durante una “lezione” del genere. Giudizio: ![]() Altri giudizi della redazione: Alberto Di Felice: ![]() Emanuele Rauco: ![]()
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Titolo originale: Che: Part One
Solo un cineasta off come Steven Soderbergh, assolumente libero da ogni dovere produttivo ed ingerenza creativa nei suoi lavori (che, purtroppo, a volte hanno un riscontro quasi nullo al botteghino) poteva ricreare il mito di Ernesto ‘Che’ Guevara in maniera tanto completa ed asettica, raccontando un viaggio e un percorso umano prima che un manifesto politico o ideologico. Diviso in due parti per alleggerire nella visione la metratura abnorme del montato, Che – L'Argentino (al quale seguirà il 30 aprile, salvo problemi, il secondo tomo, Guerrilla) racconta il periodo storico partendo dalla lotta armata clandestina di Ernesto Guevara nelle foreste (al fianco di un giovane Fidel Castro) fino ad arrivare alla liberazione dal regime della città di Santa Clara, preludio del suo trionfale ingresso da liberatore rivoluzionario a L'Havana (fase questa che vedremo nel secondo film).
Che – L’Argentino è la prima parte del lungometraggio sulla storia di Ernesto Guevara che in Europa è stata divisa in due parti (per la mole totale di più di quattro ore). Nel 1956 Fidel Castro parte per Cuba con al seguito 80 ribelli, pronti a rovesciare la dittatura di Fulgencio Batista. Tra questi ribelli emerge la personalità e la forza di Ernesto Guevara, laureato in medicina e che condivide le stesse ideologie di Fidel. La prima parte di Che – L’Argentino racconta il viaggio all’interno della giungla cubana verso Havana e la conseguente liberazione di Santa Clara. L’avanzata del Che tra il 1956 e il 1958 in Cuba viene narrata con un espediente stilistico basato sul genere del documentario di guerra. Con immagini nitide e una rappresentazione dell’ideologia dietro la rivoluzione che sembra quasi fuoriuscire dallo schermo, Che – L’Argentino è la storia di un uomo che diverrà icona e simbolo di un’epoca e dei decenni a venire.









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