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Houdini – L'ultimo mago Stampa E-mail
Scritto da Cine Zone   
Lunedì 27 Aprile 2009 00:00
Houdini – L'ultimo mago / LocandinaTitolo originale:      Death Defying Acts
Nazione:      Regno Unito, Australia
Anno:      2007
Genere:      Drammatico, Romantico, Thriller
Durata:      97'
Regia:      Gillian Armstrong
Sito ufficiale:       Tony Grisoni, Brian Ward
Cast:      Guy Pearce, Catherine Zeta-Jones, Timothy Spall, Saoirse Ronan, Malcolm Shields, Leni Harper, Ralph Riach, Olivia Darnley, Anthony O'Donnell
Produzione:      Australian Film Finance Corporation, Myriad Pictures, BBC Films, Zephyr Films, Macgowan Films, Cinemakers, Film Finance, Myriad Pictures
Distribuzione:      Eagle Pictures
Data di uscita:      24 Aprile 2009

Trama: È il 1926. Una madre, Mary McGarvie, e sua figlia Benji sbarcano il lunario nei teatri di Edimburgo praticando truffe e spacciandosi per sensitive. La svolta nella loro vita avviene quando il grande escapologo ed illusionista Ehrich Weisz in arte Harry Houdini viene nella loro città per eseguire i suoi mirabolanti esperimenti, compreso quello di fuga dalla cabina piena d'acqua dopo essere stato incatenato, seguitissimo dal pubblico. Volendo ricavare una somma importante, 10.000 dollari, madre e figlia non esitano a cercare di truffare anche l'importante personaggio, che cerca una medium capace di rimetterlo in contatto con l'adorata defunta madre. Ma anche le truffatrici hanno un cuore, e il piano rischia di naufragare per l'arrivo di un sentimento inaspettato.

Recensione di ALBERTO DI FELICE

Houdini – L'ultimo magoL'atmosfera è vezzosa d'inizio secolo (il precedente), col cinematografo dei poveri e delle grandi aspettative che sorride allettante assistito dalla mano di Guy Pearce, il quale come sporco mestiere richiede è più snello e prestante (sono meno convinto sul seducente) dell'originale mago. La sceneggiatura è opera di Tony Grisoni e Brian Ward, i quali rispettivamente hanno alle spalle lo sfortunato Tideland di Gilliam (che io però, con ogni fondamento dalla mia parte, non posso non aver adorato) ed il soggetto di The Interpreter. È difficile dire quanta convinzione avessero nello scrivere questo Death Defying Acts, il quale ad occhio dovrebbe discendere maggiormente dal primo dei citati. Il prodotto è comunque soddisfacente, seppur di fascia bassa—si sarebbe potuto guadagnare anche da noi, subito, gli scaffali dei videonoleggi.
Sarà ovvio per chiunque sappia leggere osservare che il titolo originale è abbastanza ammaliante, mentre l'italico è tipico esempio di «poca fantasia» (eppure, si dice in giro, dovremmo averne tanta), e soprattutto sposta l'attenzione da colui che dovrebbe essere il protagonista verso detti atti a prova di morte, che in realtà sono suoi e non suoi. Perché ovviamente Houdini non è il protagonista di questo modesto film, se non appunto in qualità di attrazione magico-cinematografica e richiamo per le masse—e a maggior ragione per le massaie. Le protagoniste sono una madre ed una figlia di Edimburgo, interpretate da Catherine Zeta-Jones e Saoirse Ronan, l'una gallese e l'altra irlandese. La Zeta-Jones ha una bellezza perfetta per ruoli comici, ve ne sarete accorti, e qui la cosa si presta a farne una mamma che sembra non essersi mai accorta di aver partorito, né di altro.
Semmai è intontita da Houdini, come Houdini è intontito da lei: lei tira fuori tutto il suo guardaroba migliore, e lui passa il tempo a dar falsi segnali. Il rapporto è in effetti parecchio impacciato; diciamo pure che non decolla, ma non per involontari difetti di costruzione narrativa o di messa in scena. Piuttosto perché oggetto del film non è neppure una storia d'amore fra loro due; c'è invece l'ultima frase della defunta mamma di lui, che cela quella verità tanto difficile da accettare per tutti noi, ovvero che «la mamma è sempre la mamma». Compaiono dunque occasionali fantasmi, che non vengono granché aiutati ad apparire dalla regista Gillian Armstrong, la quale è certamente competente nella confezione dai canoni televisivi ma pecca anche della suddetta vezzosità, andando ad esempio a piazzarsi dietro troppi vetri.
Il racconto è comunque amabile, anche perché, sebbene manchi troppo feeling fra i due primari, il cast dei quattro (al triangolo si aggiunge il sempre fedele e un poco viscido—il più delle volte, a fin di bene—Timothy Spall) regge solidissimamente, e c'è una professionalità diffusa. Come detto, il tutto non va oltre il gradevole prodotto di una certa fascia. Sono sempre più conquistato dalla giovane Ronan, che dopo Atonement si è vista anche nel fantasy Ember: sento che la ragazzina, oltre alla grazia, ha le doti pregiate della buona scuola inglese, e c'è da augurarsi di ritrovarla molto in futuro, se Dio vuole non si perda. Il suo prossimo, da segnarsi oltretutto per propri altri evidenti motivi, è The Lovely Bones di Peter Jackson.

Giudizio: 2


Recensione di PIETRO SIGNORELLI

Houdini – L'ultimo magoNel 1953 uscì Il mago Houdini, un film con Tony Curtis nei panni del famosissimo escapologo vissuto dal 1874 al 1926, una pellicola fondamentalmente riuscita ma che indusse il pubblico a credere ad un fatto completamente sbagliato: Houdini non morì per un incidente nella vasca dell'acqua da cui doveva uscire dopo essere stato incatenato (il suo numero più famoso) ma per via di una peritonite mal curata, a seguito probabilmente di un pugno sferratogli nell'addome da un passante a Montreal che voleva provarne la resistenza fisica. Alcuni dissero però che forse Houdini era stato anche avvelenato dai maghi esoterici a cui lui dava incessantemente la caccia scoprendone tutte le truffe.
Nel film odierno la realtà è stata assolutamente rispettata (forse fin troppo: Guy Pearce, il grande protagonista di Memento, sembra un clone fisico più che un attore che lo impersona tanto è uguale); peccato che come protagonista non abbia Houdini e la sua professione ma due donne, madre e figlia (la Zeta-Jones in forma strepitosa e Saoirse Ronan) che vivono di espedienti; infatti si fingono delle medium giocando sulla credulità degli astanti che popolano il teatrino di vaudeville dove lavorano. Siamo nel 1926 ad Edimburgo, e nella città scozzese sta per arrivare il famosissimo escapologo che tutto il mondo ammira. Houdini ha un cruccio particolare: vorrebbe trovare un/a vero/a medium che lo metta in contatto con l'amatissima madre ormai defunta. Per capire se la persona che funge da tramite non è un impostore (da anni Houdini ha iniziato una crociata personale contro i truffatori) vuole prima sapere quali sono le frasi che la madre ha detto prima di spirare. 10.000 dollari sono la ricompensa, e Mary McGarvie e sua figlia Benji sono intenzionate ad averli con ogni possibile trucco, sleale o meno. Ma quando comincia il piano per raggirare Houdini, Mary perde la testa per il fascino di Harry e si innamora della sua vittima.
Come si vede, la regista Gillian Armstrong (ha trasposto il romanzo Piccole donne nel 1994) gira la storia in chiave ampiamente rosa e trascura completamente di approfondire gli aspetti del lavoro vero e proprio di Houdini, che è protagonista (Guy Pearce è sempre una sicurezza) ma viene visto di lato e vede oscurata la sua presenza dal carisma della ragazzina Benji, che dimostra sangue freddo in ogni occasione e soprattutto determinata cocciutaggine («È solo lavoro»). La famosa congiura da avvelenamento non viene citata, e addirittura l'episodio della morte viene romanzato con una predizione («Attento all'angelo coi capelli rossi»: difatti a colpire Houdini prima della morte con il pugno fatale fu un pilifero pel di carota) dopo che tra le due donne e il mago si è stabilito un rapporto speciale.
Il film, per approfondire cose romantiche di presa solo per cuori teneri, ha delle lungaggini interminabili, un ritmo inutilmente molto lento che purtroppo ne inficia il risultato finale nonostante abbia dalla sua una buonissima confezione generale, sia scenografica che di fotografia. Non si capisce di fatto l'utilità di un film fondamentalmente rispettoso dei fatti storici e delle ambientazioni, ma con una storia d'amore tanto qualunque, con poco fascino e minimamente emozionale, dove un Harry Houdini che nel film del 1953 era un marito amorevole qui viene visto come un farfallone fedigrafo di poco affidamento.
Le cose che ci sono piaciute di più le abbiamo dette; le cose che ci sono piaciute di meno purtroppo sono troppo fondamentali per passare in secondo piano: lo spettatore si annoia con una facilità stratosferica, il pathos per gli spettacoli (molto scarsi di numero) ad alto contenuto di rischio è inesistente e il sottofondo parapsicologico vuoto e debole, con quelle apparizioni ectoplasmiche insipide. In un film dove lo spettatore dovrebbe configurarsi come se guardasse un palco e non uno schermo, questa cosa è gravissima: si perde ogni contatto con la base generativa e i paragoni illustri, vecchi e nuovi (The Prestige e vari) lo affossano senza appello come prodotto insufficiente. In definitiva, un film che parla di amore più che di magia o escapologia, monotono e scialbo, che non viene salvato dal bravo Pearce in vena di perfezione camaleontica e dagli occhioni della Zeta-Jones: per ingannarci e farci applaudire lo spettacolo doveva presentare ben altri numeri.

Giudizio: 1.5
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