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| Valérie – Diario di una ninfomane |
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| Scritto da Cine Zone | |||
| Martedì 05 Maggio 2009 00:00 | |||
Titolo originale: Diario de una ninfómanaNazione: Spagna Anno: 2008 Genere: Drammatico Durata: 95' Regia: Christian Molina Sceneggiatura: Cuca Canals Cast: Belén Fabra, Leonardo Sbaraglia, Llum Barrera, Geraldine Chaplin, Ángela Molina, Pedro Gutiérrez, José Chaves, Jorge Yaman, Antonio Garrido, Jaume García Arija, David Vert, Xavi Corominas, Judith Diakhate, Natasha Yarovenko, Laura De Pedro Produzione: Canonigo Films, Filmax Distribuzione: Mediafilm Data di uscita: 30 Aprile 2009 Trama: Assetata di sesso occasionale ed ugualmente incapace di fare a meno dei suoi tanti amanti semi-regolari, che prosciuga fino all'osso, Valérie Tasso racconta tutto nel suo diario. Cerca ad un certo punto di cambiar vita quando conosce Jaime, col quale presto pensa di poter metter su famiglia. Ma la cosa si rivela alquanto infattibile, e l'uomo un violento. Che fare, adesso? Recensione di ALBERTO DI FELICE Geraldine Chaplin è ormai sulla chiamata rapida dei cellulari di tutti i produttori spagnoli ed italiani che vogliono chiederle di morire in uno dei loro progetti di bassa lega. Qui fa la nonna, che subito ad inizio film avverte la vogliosa nipote Valérie (Belén Fabra) che ai suoi tempi si diceva che «una donna senza mestiere ha due possibilità: il matrimonio o la prostituzione, che alla fine sono la stessa cosa». Il monito per il presente (la nipote ha ancora un lavoro, ma sta per perderlo) non potrebbe essere più lampante; e se, come Valérie, siete ninfomani e avete voglia di far di necessità virtù, la scelta più adatta al caso sembra dover pendere per la seconda delle possibilità. Le quali sono la stessa cosa, si è detto, e infatti a fine percorso la ragazza quasi trentenne capirà che nessuna delle due cose è roba per lei.La lezione finale è di quelle confortanti, sebbene assai statiche e di difficile lettura: Valérie «torna a vivere», il che non fa che rimandare la domanda sul cosa sia per lei «vivere». Intanto assistiamo partecipi al suo percorso di scoperta del nulla, innescato appunto da quando l'amata nonna, sciagurata lei, le consiglia di iniziare a scrivere per focalizzare le proprie priorità nella vita: Valérie, che pensa solo al sesso, scrive ordunque solo di sesso. Ascoltiamo perciò la sua soave voce autobiografica (appropriatamente imputtanita nel doppiaggio rispetto alla sua parlata normale) declamare desideri inconfessati negli anni, quasi non fossero pure porcate, o meglio semplici e normalissime pulsioni, ma storie di vita a un bivio. La letteratura pruriginosa per sotto l'ombrellone che tanto ci piace, insomma. Oltre alla nonna, Valérie ha un'amica del cuore, la molto meno curata e vagamente sovrappeso Sonia (Llum Barrera), la quale purtuttavia—saprete subito da soli—avrà entro la fine del film la soddisfazione di orgasmi (che non vediamo per riservatezza) che la discinta Valérie si è solo sognata con l'Uomo Per Sempre. In un primo momento, la ninfomane sceglie di assestarsi sul responsabile cammino che la porterà al matrimonio ed alla maternità: incontra il tenebroso Jaime (Leonardo Sbaraglia), che anziché assumerla nella sua azienda decide di averla per il suo proprio piacere. Jaime, che prova giusto il tempo necessario a fare il tenero, ha chiaramente l'aspetto del tipico porco maschilista possessivo che potrà abusare psico-fisicamente di lei alla prima occasione utile, chiamando lei «puttana di merda» e la sua amica «cicciona di merda»; ma Valérie non crede ai suoi occhi quando per la prima volta fa sesso con un uomo che non dura oltre il minuto, e quindi non ci fa caso. Almeno fin quando lui non inizia di punto in bianco a tirar coca come un elefante, a non lavarsi più i capelli ricci bisunti, a non cambiarsi più la canotta e ad abusare psico-fisicamente di lei non appena ha occasione di essere geloso. Lei scappa allora aiutata dall'amica accorsa a salvarla, e lui puntualmente chiama lei «puttana di merda» e l'amica «cicciona di merda». C'è poi, finalmente, l'approdo all'opzione B, la prostituzione, presso la casa della maîtresse interpretata da Ángela Molina; ma dura tutto appena il tempo di rimanere delusa da qualche cliente del quale presto si infatua (il principale è un calabrese, nostro orgoglio, che l'olfattiva Valérie trova «odor[i] di Mediterraneo»), fino ad esser salvata da un paraplegico che per forza di cose le ricorda che nonostante tutto la vita è bella, e che lei non se la passa poi tanto male. Nonostante per tutti, ovviamente, sia una ninfomane—termine in sostituzione di altri virgolettabili. Giudizio: ![]()
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Titolo originale: Diario de una ninfómana
Geraldine Chaplin è ormai sulla chiamata rapida dei cellulari di tutti i produttori spagnoli ed italiani che vogliono chiederle di morire in uno dei loro progetti di bassa lega. Qui fa la nonna, che subito ad inizio film avverte la vogliosa nipote Valérie (Belén Fabra) che ai suoi tempi si diceva che «una donna senza mestiere ha due possibilità: il matrimonio o la prostituzione, che alla fine sono la stessa cosa». Il monito per il presente (la nipote ha ancora un lavoro, ma sta per perderlo) non potrebbe essere più lampante; e se, come Valérie, siete ninfomani e avete voglia di far di necessità virtù, la scelta più adatta al caso sembra dover pendere per la seconda delle possibilità. Le quali sono la stessa cosa, si è detto, e infatti a fine percorso la ragazza quasi trentenne capirà che nessuna delle due cose è roba per lei.








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