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Lezioni d'amore Stampa E-mail
Scritto da Cine Zone   
Mercoledì 06 Maggio 2009 00:00
Lezioni d'amore / LocandinaTitolo originale:      Elegy
Nazione:      Stati Uniti
Anno:      2008
Genere:      Drammatico, Romantico
Durata:      112'
Regia:      Isabel Coixet
Sceneggiatura:       Nicholas Meyer
Cast:      Ben Kingsley, Penélope Cruz, Dennis Hopper, Patricia Clarkson, Peter Sarsgaard, Deborah Harry
Produzione:      Lakeshore Entertainment
Distribuzione:      01 Distribution
Data di uscita:      30 Aprile 2009

Trama: David Kepesh, professore di letteratura e critico culturale, si invaghisce di una sua studentessa cubano-americana, la bella Consuela Castillo. Inizia con lei una relazione, che ben presto sembra per l'uomo andare oltre l'erotico e dunque oltre ciò cui si è abituato durante gli anni, nei quali non è mai giunto ad un vero rapporto amoroso. Kepesh inizia così ad essere a disagio, data la differenza d'età di trent'anni, quando la ragazza manifesta intenzioni serie.

Recensione di ALBERTO DI FELICE

Lezioni d'amoreCon Elegy (sul titolo italiano stendasi il classico velo pietoso) viene portata più in rilievo la scorza di perversione, ed il fondo di solipsismo, nei rapporti nel cinema di Isabel Coixet. Il totale abbandono all'altro risolve in realtà una febbrile battaglia con ciò che sarà da farsi per i protagonisti, riprendendo il titolo della sua splendida opera del 2003, di fronte al prospetto di una «vita senza di loro». Così per David Kepesh (Ben Kingsley) l'interrogativo sull'amore di Consuela (Penélope Cruz) spinge pressione sulle sue impotenti scelte borghesi, ora rinnovate dal confronto d'età con i possibili e mai materializzati concorrenti più giovani e belli, col confronto con una diversa (forse non troppo) filosofia dell'amico di lunga data (Dennis Hopper) e col passaggio del testimone al figlio (Peter Sarsgaard) che lo assilla per prendersi le sue responsabilità, proprio adesso, anche con lui.
Dato che la vita da immaginare è quella senza il professore, stranamente per la catalana la prospettiva femminile deve sciogliersi qui a fungere da bivio, quale pura ed esclusiva materializzazione delle placche tettoniche (pun intended, ammetto, con poco buon gusto) maschili. Ciò non significa che Consuela non sia personaggio sviluppato (la Cruz, poi, è al solito altamente suggestionante), ma che la si vede in tutto e per tutto da fuori—non credo al centro del quadro, come riterrebbe almeno in un primo momento Kepesh, ma relegata nella cornice ad osservare, aspettando segnali di un cambiamento redentore del maschio in questione. È così che si assenta per poi tornare, con gesto d'aiuto spontaneo tanto quanto ricattatore, per rimuovere la coperta da una situazione stagnante.
Data la mano femminile, comunque, verrebbe naturale vedere una particolare accuratezza, nella confezione (assai meno arricciata, pur sempre mai superflua) e quindi nel tono, all'estrinsecarsi a due del rapporto. La discussione sulle scale durante il party di fine anno è quanto di più chiaro possa esserci: si tiene un'inquadratura a due che registra ogni avvicinamento di Kepesh alla giovane ogni qual volta qualcuno sale o scende le scale, portandolo a sporgersi verso di lei per far spazio—diventa impossibile non accorgersi di come entrambi sappiano che Kepesh non sta scegliendo la modalità più razionale, ma quella per lui di certo più conveniente, per gestire quello stretto scambio. La ragazza è al momento a disagio; fra un po' sarà a disagio, e molto di più, lui. Si confronti invece l'uomo da solo al telefono, o nell'aperta relazione con Carolyn (Patricia Clarkson): verso quale delle due ha più difficoltà a mentire?
Come evincesi da quest'ultima domanda, la questione, eliminate le pregevolezze, riguarda solo lui. Diversamente non potrebbe essere, poiché quella perversione e quel solipsismo di cui parlavo vengono dritti dal romanzo di Philip Roth, del quale apprendo solo per interposta fonte, da cui il film è tratto. E qui la scelta di Kingsley, il quale difficilmente può restituire un'incontaminata impressione di egoistica stronzaggine, contribuisce probabilmente (oltre all'uso controllato del voice-over) a rivedere la nevrosi del testo originale, accentuandone di contro la debolezza che muove a perdono. Questa è l'immagine di Kepesh sul lettino: da cultore di un'integra opera d'arte classica a guardiano di quella stessa opera d'arte, la cui mutilazione può dargli ora un reale contatto con la vita di lei per come sarebbe stata senza lui.

Giudizio: 2
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