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Riunione di famiglia Stampa E-mail
Scritto da Cine Zone   
Giovedì 07 Maggio 2009 00:00
Riunione di famiglia / LocandinaTitolo originale:      En mand kommer hjem
Nazione:      Danimarca, Svezia
Anno:      2007
Genere:      Commedia
Durata:      100'
Regia:      Thomas Vinterberg
Sceneggiatura:       Morten Kaufmann, Mogens Rukov, Thomas Vinterberg
Cast:      Gitte Christensen, Morten Grunwald, Ulla Henningsen, Paw Henriksen, Thomas Bo Larsen, Oliver Möller Knauer, Karen-Lise Mynster, Helene Reingaard Neumann, Ronja Mannov Olesen, Shanti Roney, Lotta Telje
Produzione:      Nimbus Film Productions
Distribuzione:      Teodora Film
Data di uscita:      30 Aprile 2009

Trama: Il giovane Sebastian lavora nella cucina di un albergo in una piccola cittadina danese. Affetto da balbuzie, crede che il padre sia morto sotto un treno quando lui era piccolo. La cittadina è in fibrillazione per i festeggiamenti del 750° anniversario della sua fondazione, occasione in onore della quale tornerà ad esibirsi nel teatro locale un famoso tenore internazionale di lì originario. Intanto Sebastian ritrova Maria, ricordo d'infanzia, che è stata appena assunta come cameriera dell'albergo, e tradisce con lei la sua compagna Claudia. Scopre inoltre dalla madre che il famoso tenore appena arrivato è in realtà suo padre, che però non sa nulla di lui.

Recensione di ALBERTO DI FELICE

Riunione di famigliaIl centrotavola di Festen era l'ipocrisia di tutti i presenti, nonché del film stesso—è quest'ultimo dato che ha fatto sì che ci si sia divisi più o meno equamente fra estimatori e coloro meglio disposti alla deprecazione. Il punto era che fino all'ultimo persiste da parte di ognuno degli ospiti, nonostante tutto, l'istinto a rimanere perfettamente seduti, o a cantare canzoni di dubbio gusto, o a fare trenino alla faccia della depressione. Di certo, qualcuno fra loro cercava di scappare, ma il fatto che lo staff avesse nascosto le chiavi delle macchine non era forse il vero fattore che li teneva lì. In realtà, dato che erano ormai tutti riuniti in una sostanziale unità di luogo (l'albergo ex-villa di famiglia), tanto valeva vedere come sarebbe finita.
In Riunione di famiglia, viceversa, mancano sia la tavola che i commensali, per cui non c'è bisogno di centrotavola. Il che sarebbe come dire in buona sostanza che di ciò che accade tra Sebastian (Oliver Möller Knauer) ed il resuscitato papà (Thomas Bo Larsen) non sembra fregare molto a nessuno, se non forse (e solo forse) ai diretti coinvolti. C'è, necessariamente, un intreccio che coinvolge più personaggi: oltre ai due, ci sono la mamma di Sebastian (Karen-Lise Mynster), la zia Anna di lei amante (Ulla Henningsen), la designata futura moglie Claudia (Helene Reingaard Neumann), la designata amante venuta come altre cose dal passato Maria (Ronja Mannov Olesen), la moglie del ritrovato babbo (Gitte Christensen) assieme all'intero entourage di lui. Ma non c'è quell'unità di luogo, e praticamente anche di tempo, che caratterizzava nettamente il film di nove anni prima.
Mancando quella, manca ciò che costringeva tutti i coinvolti a dividersi fra chi si azzuffava e chi rimaneva a guardare. È sparita la farsa, in altre parole. Questo, nonostante anche qui si replichi una scena di banchetto, con relative rivelazioni (stavolta rigorosamente all'orecchio ed incrociate—gli altri presenti, insomma, ignorano il perché della baruffa) e susseguenti inseguimenti. Il parallelo, perciò, può essere nell'insieme vago, non solo perché sono ormai finiti i tempi in cui si provava a far qualcosa col caro vecchio Dogma 95—che, se mai è nato, non è mai neppure morto—ma anche perché parti importanti di quel vago atteggiamento umorale sono andate via.
Un altro segnale può forse essere il fatto che dei brani musicali presenti nei due film—nel primo, rigorosamente intonati diegeticamente e senza musica, nel secondo con tanto di playback anche piuttosto mal riuscito—si passa, rispettivamente, da allegri motivetti campagnoli (che continuano a comando coprendo racconti d'incesto minorile) o cori razzisti (un'intera combriccola incurante di futili correttezze politiche, viva il vino) ad un sentito lamento (accompagnato per di più da liscio carrello avvolgente) di padre col cuore in mano, che fa tanto «Abbiamo provato ad essere ipocriti, pur non avendo magari le idee chiarissime, e adesso ci arrendiamo all'evidenza». Vinterberg da solo in Danimarca, almeno.

Giudizio: 1.5
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