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| Star System – Se non ci sei non esisti |
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| Scritto da Cine Zone | |||
| Sabato 09 Maggio 2009 09:32 | |||
Titolo originale: How to Lose Friends & Alienate PeopleNazione: Regno Unito Anno: 2008 Genere: Commedia, Romantico Durata: 110' Regia: Robert B. Weide Sceneggiatura: Peter Straughan Cast: Simon Pegg, Kirsten Dunst, Jeff Bridges, Danny Huston, Gillian Anderson, Megan Fox, Max Minghella Produzione: Number 9 Films, Intandem Films Distribuzione: Mikado Data di uscita: 8 Maggio 2009 Trama: Sidney Young è un bizzarro ed istrionico ometto che lavora in un giornale satirico londinese e non manca mai di imbucarsi alle maggiori feste cinematografiche dello star system, come le premiazioni dei Bafta. Ogni volta viene respinto in quanto ospite non gradito, e quando riesce a passare succedono guai di ogni tipo. Divenuto famoso per una foto con Clint Eastwood e Morgan Freeman che lo trattengono, viene notato da Clayton Harding, il direttore di un'importante rivista che lo chiama a New York. Qui Sidney, con i suoi soliti sistemi molto personali ed anarchici del rispetto dei superiori, cerca la grande occasione, venendo a contatto con donne bellissime di ogni tipo come aveva sempre sognato. Ma chi lo considera è solo la tenera Allison, una redattrice che lui non considera, anche se è l'unica che gli viene in soccorso quando combina qualche guaio, soprattutto quello che riguarda un piccolo cagnolino adorato da una starlette in piena ascesa come Sophie Maes. Recensione di PIETRO SIGNORELLI Simon Pegg è uno degli attori di ruoli brillanti più anticonformista del mondo: piccolo e bruttino, ha dato spessore a un piccolo gioiellino indipendente come Shaun of the Dead di Edgar Wright (in italiano L'alba dei morti dementi) e ha distrutto un intero ridente paesino nel folle action Hot Fuzz. In questo How to Lose Friends & Alienate People (la traduzione italiana comunque non è così becera come sembra a prima vista: il senso di perdere gli amici e farsi allontanare dalla gente vip se non fai parte di una casta c'è) Pegg è Sidney Young, un giornalista di una rivista indipendente londinese in cattive acque che ogni volta si imbuca alle feste e alle premiazioni degli attori con i sistemi più strampalati – ai Bafta ci prova con un maialino con dei risultati a dir poco folli – portandosi comunque alla ribalta delle cronache per via di una foto con Clint Eastwood che lo trattiene a forza e Morgan Freeman che impreca contro di lui. Notato dal direttore di una importante rivista come «Sharp's» (sorta di «Vanity Fair») – lo interpreta nel ruolo un biondissimo e dal capello lungo Jeff Bridges – viene chiamato a New York per redigere degli articoli su alcuni importanti attori dello star system.Per Sidney il sogno sembra realizzarsi: conosce e poi si perde per una bellissima starlette dalla promettente carriera come Sophie Maes (una stupenda Megan Fox; tra poco ammireremo ancora le sue curve pericolose nell'imminente secondo capitolo dei Transformers), anche se l'unica donna che lo considera in qualche maniera è Allison (la Dunst, redattrice in ombra acqua e sapone) che lo aiuta quando combina qualche guaio. Incapace di avere delle regole di comportamento conformista, Sidney si attira le antipatie del suo diretto superiore con il vizio delle donnine (Danny Huston, figlio del grandissimo John) e viene tenuto in disparte da una importante manager di star (una stupenda Gillian Anderson, in forma fisica strepitosa per una volta lontana dagli X-Files). Quando il nostro eroe per errore provoca la morte di Cuba, l'adorato cagnolino di Sophie, la situazione precipita e sembra che i sogni di gloria debbano volatilizzarsi. Divertente ed irriverente, il film diretto dall'esordiente Robert B. Weide ci è piaciuto su più piani e per vari motivi: il primo, evidentissimo, è perché Pegg è un ciclone di simpatia; il secondo è perché le star coinvolte nel progetto hanno saputo prendersi in giro (come la Fox che fa la smorfiosa non intelligentissima diventata famosa facendo un film nel film su, udite udite, Madre Teresa di Calcutta) dipingendo lo star system come un paradiso patinato e pieno di lustrini ma dove regna la noia (ricevimenti sfarzosi tutti uguali da movimentare in qualche modo, e Sidney è l'unico a farlo) e i sentimenti non sono mai genuini. Il personaggio della Dunst riveste particolare importanza soprattutto per questo secondo punto, dove si bilanciano le situazioni e si rivelano le personalità a confronto: tutti fanno qualcosa per dei secondi fini e in fondo ognuno odia qualcun altro, tutto si muove per il successo (anche il sesso) e il cosiddetto «Shangri-La» tanto sognato diventa solo un'illusione dove si finge troppo e non si è mai se stessi; Allison invece cerca di uscire dai suoi errori e vuole rigenerarsi per non farsi inquinare. Il ritmo è spumeggiante, le situazioni non perdono mai di mordente (divertentissima la scena in cui si assiste a uno strano spogliarello o quello con un perplesso genitore di Sidney) e i concetti, pochi ma precisi, sono illustrati senza nessuna pedanteria particolare: il messaggio di rimanere se stessi senza inseguire folli sogni che si rivelano conquiste di cartapesta potrà essere scontato, ma quando lo fai così bene in una commedia il risultato può dire di essere raggiunto in pieno. La scena in cui uno sbronzo all'ennesima potenza Sidney fa l'ultrà inglese tra l'indifferenza generale di una tranquilla festa di beneficenza vip ha un sapore particolare: chi si muove con personalità scomoda viene ignorato e basta, pulce fastidiosa di un sistema chiuso che non lo vuole. Nel film sono presenti belle donne discinte (una camminata nell'acqua della Fox farà muovere gli ormoni ai maschietti con estrema facilità), sorrisi che vengono fuori spontanei, alcune situazioni paradossali in una storia semplice e lineare di voglia di emergere per poi riconsiderare il tutto: la sincerità e la dolcezza della ragazza della porta accanto, un protagonista debordante di simpatia, il fatto che il tanto sognato star system non è poi così perfetto per i normali cittadini. Possiamo dire in definitiva che da una commedia con tali obbiettivi e pretese non possiamo avere altro: entrate tranquillamente al cinema e godetene del tutto, rivedendo anche alcuni momenti de La dolce vita di Fellini, modello ed ispiratore per Weide nella costruzione del film. Una curiosità: il soggetto è ispirato alla vita di Toby Young, un giornalista troppo esuberante di «Vanity Fair» talmente fuori dal sistema da essere licenziato dal giornale e anche dalla collaborazione al film che parla di lui. Giudizio: ![]() Recensione di AUGUSTO LEONE Un’immagine mette in moto il fatale meccanismo che in Star System porta lo sbrindellato Simon Pegg/Sidney Young alle pagine patinate di una prestigiosa rivista americana: è la fotografia che immortala un pugno tiratogli da Clint Eastwood durante una cerimonia di premiazione a Londra. La rabbiosa reazione del riconosciuto maestro del cinema statunitense in realtà importa non casualmente nella commedia demenziale di Weide, ispirata a un’esperienza reale a «Vanity Fair», un elemento di riflessione molto serio contro i giudizi a priori con cui oggi la maggior parte della gente entra in sala a visionare una pellicola: il fatto che il regista di Gran Torino giri solo capolavori è diventato un luogo comune, un dogma molto più impositivo delle sue opere.Il lungometraggio affida così alla fracassona e caotica epidemicità del protagonista, cultore dell’anticult Con Air, il compito di smascherare le cause del fenomeno: il divo si è divorato in un solo boccone l’autore o l’interprete. La briosa causticità cattura e diverte, eppure non colpisce duro, in quanto la tipizzazione caricaturale e la prevedibile alleanza sentimentale fra anime pure neutralizza le responsabilità individuali nel mare magnum della scontata degenerazione del sistema: l’unico rimedio all’inquinamento ambientale parrebbe essere il lasciarsi dominare dalla nostalgia per la mitica epoca d’oro della Settima Arte di cui sempre Eastwood è probabilmente l’ultimo combattivo rappresentante. Pertanto le note di Nino Rota e le sequenze celebri di una pietra miliare felliniana aspirano al ruolo di controcanto, saccheggiando il bon ton del quasi contemporaneo Il diavolo veste Prada: la dolce vita degli eletti sul tappeto rosso non muta al tempo di internet e del passaparola, e Star System ride di se stesso e del suo «O tempora, o mores». Giudizio: ![]() Altri giudizi della redazione: Alberto Di Felice: ![]()
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Titolo originale: How to Lose Friends & Alienate People
Simon Pegg è uno degli attori di ruoli brillanti più anticonformista del mondo: piccolo e bruttino, ha dato spessore a un piccolo gioiellino indipendente come Shaun of the Dead di Edgar Wright (in italiano 
Un’immagine mette in moto il fatale meccanismo che in Star System porta lo sbrindellato Simon Pegg/Sidney Young alle pagine patinate di una prestigiosa rivista americana: è la fotografia che immortala un pugno tiratogli da Clint Eastwood durante una cerimonia di premiazione a Londra. La rabbiosa reazione del riconosciuto maestro del cinema statunitense in realtà importa non casualmente nella commedia demenziale di Weide, ispirata a un’esperienza reale a «Vanity Fair», un elemento di riflessione molto serio contro i giudizi a priori con cui oggi la maggior parte della gente entra in sala a visionare una pellicola: il fatto che il regista di 









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