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Katyn Stampa E-mail
Scritto da Cine Zone   
Mercoledì 20 Maggio 2009 00:00
Katyn / LocandinaTitolo originale:      id.
Nazione:      Polonia
Anno:      2007
Genere:      Drammatico, Guerra, Storico
Durata:      118'
Regia:      Andrzej Wajda
Sceneggiatura:      Przemyslaw Nowakowski, Wladyslaw Pasikowski, Andrzej Wajda
Cast:      Artur Zmijewski, Maja Ostaszewska, Andrzej Chyra, Danuta Stenka, Jan Englert, Magdalena Cielecka, Agnieszka Glinska, Pawel Malaszynski, Maja Komorowska, Wladyslaw Kowalski, Oleg Dracz, Oleg Sawkin, Siergiej Garmasz, Antoni Pawlicki, Agnieszka Kawiorska
Produzione:      Akson Studio, TVP S.A., Polski Instytut Sztuki Filmowej, Telekomunikacja Polska
Distribuzione:      Movimento Film
Data di uscita:      13 Febbraio 2009

Trama: Nel 1943 i tedeschi scoprirono che nella foresta di Katyn erano state seppellite migliaia di vittime, ufficiali polacchi che erano stati presi prigionieri dai russi. Da lì in poi comincia uno scarico di responsabilità reciproco tra russi e e tedeschi sulla paternità dell'eccidio. Il film analizza attraverso il dolore dei parenti dei deceduti – che non si danno pace perché la verità venga a galla di fronte agli occhi del mondo – quanto è successo dal 1939, anno in cui Stalin diede l'ordine di internare nei campi di prigionia la classe militare polacca, in modo da decapitarne la resistenza organizzata in vista della divisione dello Stato con la Germania, prima che i due stati entrassero in guerra tra di loro eliminando ogni possibile accordo di spartizione.

Recensione di PIETRO SIGNORELLI

KatynDal libro di Andrzej Mularczyk l'ultraottantenne regista Andrzej Wajda (che nel massacro di Katyn, a cui si riferisce il film, perse il padre, un ufficiale polacco) ha protestato vivacemente per il trattamento a dir poco assurdo riservato dalla distribuzione al suo appassionato lavoro (del 2007 ma uscito in Italia nello scorso febbraio) su un fatto del tutto dimenticato e anche non molto conosciuto. Di fatto sono circolate solo dieci pellicole in Italia delle 40 disponibili, relegando il lavoro a degli sporadici cineforum o ad apparizioni in sale semi-parrochiali, mentre i multisala lo hanno ignorato del tutto. Questo nel Belpaese, ma nel resto del mondo le cose non sono certo andate meglio.
Nel bosco di Katyn venne consumata una tragedia, l'uccisione di migliaia di polacchi, soprattutto ufficiali, la cui paternità venne rimpallata tra tedeschi e russi a lungo. Quello che successe è il seguente fatto: Stalin nel 1939 voleva annettere parte della Polonia all'Unione Sovietica, dividendola con la Germania che stava conquistandola dall'altra parte. Per evitare ogni possibile reazione militare da parte dei polacchi, vennero presi prigionieri migliaia di ufficiali di ogni genere e grado, per poi sterminarli con un colpo alla nuca e seppellire i corpi in fosse comuni. Nel 1943 i tedeschi conquistarono quella zona della Polonia (ormai ogni possibile accordo di spartizione tra Mosca e Berlino era saltato: i due stati erano entrati in guerra fra loro) e scoprirono le fosse comuni. Goebbels prese la palla al balzo e non esitò a scagliare accuse contro l'Unione Sovietica di essere degli sterminatori (incredibile ma vero), accuse che vennero rimandate al mittente dicendo che la colpa era dei tedeschi. Fino al 1990 e a Gorbaciov, non venne mai ammessa la responsabilità sovietica, anche perché dopo la guerra mondiale la Polonia divenne uno stato totalmente filo-comunista e la cosa era ovvio che si voleva a tutti i costi fosse taciuta. Il gioco del domino della caduta del comunismo pose fine a questo silenzio e questa ingiustizia, forse troppo tardi, ma rendendo giustizia ai parenti che hanno rischiato anche la vita per denunciare il fatto.
Wajda utilizza il dolore dei parenti delle vittime per descrivere il gioco del rimpallo delle responsabilità: fino all'ultimo spezzone del suo film non ci fa vedere l'eccidio vero e proprio ma ci descrive lo sconcerto delle notizie che non arrivano con certezza. Anna, la moglie di un ufficiale, e sua figlia aspettano per anni che il marito torni; la sorella di un aviotecnico non può mettere una lapide scomoda a ricordo del congiunto; un ragazzo coraggioso che strappa manifesti di propaganda viene aiutato a nascondersi dalla figlia di un generale deceduto nell'eccidio, donna e moglie che non si arrende neppure finita la guerra per far sì che oltre ai corpi non sia seppellita anche la verità.
Purtroppo, la becera distribuzione ha fatto si che il film abbia avuto la stessa sorte di quanto racconta, cioè l'accantonamento del sapere; probabilmente la pellicola riporta a galla cose che ormai non hanno più un colpevole in vita (di fatto l'URSS le nuove generazioni fanno fatica a sapere che è solo esistita) e che ormai interessano a pochi. Però, sicuramente, i congiunti dei soldati caduti (senza poter lottare minimamente) lo volevano, questo atto di giustizia, e comunque qualunque monito di ricordo di fatti tanto gravi fa alimentato e non ignorato. Wajda utilizza un messaggio cinematografico secco ed asciutto sin da subito, quelle nuvole nere sui credits iniziali ci ambientano nella tragedia che sta per avvenire; le frasi sul ponte ci parlano di un agnello inerme che sta per essere sacrificato e poi diviso: da una parte si urla di andare di là perché di quà ci sono i tedeschi, dall'altra parte si urla di andare di là perché qui ci sono i sovietici – nessuna scelta, fuga o speranza. Meraviglioso anche il messaggio delle pagine bianche sul taccuino: dopo le pagine scritte scorrono tante pagine bianche, che simboleggiano come la verità, anche se urlata, non verrà mai scritta ma lasciata vuota dalle cronache della storia.
Wajda si premura di dire che i tedeschi sono stati solo preceduti, degli ipocriti divulgatori per propri scopi; una cosa assolutamente doverosa che altri registi, impegnati e rancorosi a scagliarsi nella denuncia, magari avrebbero tralasciato. Una pellicola in cui traspare chiaro il mestiere di chi l'ha diretta, un racconto lucido e senza fronzoli pieno di emozione, coraggio di proposizione sfidando il risultato economico, con un finale che raggiunge picchi di intensità incredibili. Non vediamo motivo alcuno per cui evitare il contatto con questo racconto di un fatto misconosciuto e per troppo tempo negato da parte dei colpevoli, ve lo consigliamo caldamente per metterlo tra le pellicole imperdibili (fu anche nominato come miglior film straniero). Certo, il problema che questo tesoro è davvero difficile da trovare: se per caso qualche cinema coraggioso lo proietta nelle vostre vicinanze, seguite il nostro monito e date volentieri i vostri soldi all'esercente – a fine visione gli stringerete la mano.

Giudizio: 3


Altri giudizi della redazione:

Alberto Di Felice: 2
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