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Settimo cielo Stampa E-mail
Scritto da Cine Zone   
Giovedì 04 Giugno 2009 00:00
Settimo cielo / LocandinaTitolo originale:      Wolke 9
Nazione:      Germania
Anno:      2008
Genere:      Drammatico, Romantico
Durata:      98'
Regia:      Andreas Dresen
Sito ufficiale:      Andreas Dresen, Jörg Hauschild, Laila Stieler, Cooky Ziesche
Cast:      Ursula Werner, Horst Rehberg, Horst Westphal, Steffi Kühnert
Produzione:      Peter Rommel Productions
Distribuzione:      Videa CDE
Data di uscita:      29 Maggio 2009

Trama: Inge, casalinga tedesca sessantenne e sarta a domicilio, decide un giorno di puro impulso di riportare un paio di pantaloni a casa di un suo cliente, il settantenne Karl. Fra i due nasce subito la passione. Inge convive da oramai trent'anni con Werner, che ama molto e che mai potrebbe sospettare della relazione.

Recensione di ALBERTO DI FELICE

Settimo cieloIl film di Dresen, volendo partire col suo aspetto più in risalto giacché d'effetto, parla di sessualità in età anziana. La protagonista è una ultrasessantenne, Inge (Ursula Werner), che convive da trent'anni con l'ottantenne Werner (Horst Rehberg) in un piccolo appartamento nell'hinterland berlinese e d'improvviso si ritrova in una relazione, cominciata con un'attrazione schiettamente sessuale, con il settantaseienne Karl (Hosrt Westphal). Scopriamo con lei il suo impaccio quasi-adolescenziale (esplicativa una corsa sotto la pioggia per rifugiarsi in macchina con l'amante), unito poi al senso di colpa che, sebbene non le impedisca di rispondere incondizionatamente al nuovo rapporto, allo stesso tempo le pone ovviamente, anche se non con sufficiente gravità, l'interrogativo sul da farsi con l'uomo col quale ha cresciuto la figlia Petra (Steffi Kühnert).
Quest'ultima, ora madre a sua volta, accetta la confessione della donna con giusto iniziale stupore, e le consiglia subito, con calma e saggezza, di vivere il momento semplicemente evitando che Werner venga a saperlo, di modo da non far soffrire nessuno: basterebbe, infatti, non dirglielo. Quando il voto di silenzio viene rotto, per un impulso lasciato apparentemente inarticolato, il film si trasforma in una sorta di capitolazione della vita di Inge, ma soprattutto di quella di Werner, che lasciato totalmente nudo di fronte al fatto la accusa di non aver mai saputo riflettere sulle conseguenze delle proprie azioni: Inge sta agendo secondo lui come un'adolescente, e invero l'ha sempre fatto.
I momenti che la donna vive con i due uomini sono catturati con la distanza empatica tipica di certo cinema naturalista indipendente (in questo caso, anche i dialoghi sono stati improvvisati partendo dalle tracce di script), aiutato da uno svestito contegno teutonico che alterna urgenza e quotidianità: Inge passa con l'uno e con l'altro uomo momenti domestici, fa gite in treno, «picnic» sul lago. È sola soprattutto nelle sue prove col coro, durante le quali in mezzo alle altre che le sono attorno sta forse riflettendo su cosa vuole; o forse non abbastanza. La diversità delle circostanze è dettata dalla diversità degli uomini: con Karl c'è qualche imbarazzo, con Werner il ripiego sull'affetto consolidato dalle abitudini. Li si vede immediatamente nelle sequenze iniziali, nelle quali dopo il primo rapporto fra Inge e Karl, la donna torna a casa con Werner e prepara la cena, mentre lui si spoglia, si arrotola una sigaretta e si prepara per il bagno che gli farà la compagna.
Il fatto che gli anziani Inge e Werner siano ancora una coppia sessualmente attiva, oltre che presa da un grande affetto più semplicemente e teneramente fisico (vedasi la scena del bagno appena richiamata), rende il tradimento meno semplice. Per Werner, però, i fatti sono molto chiari: Inge si sta divertendo e vuol farlo senza curarsi di lui, quasi non ne possa fare a meno, dacché si è in parole semplici trovata un uomo più giovane che la scopa meglio. Per lui la questione non cambia a livello moral-ormonale a causa dell'età, e Inge non è diversa ora da com'era prima: non può invocare giustificazioni diverse da una ventenne. Gli anni che restano a tutti, però, sono quelli che sono, e il tempo per non riflettere scarseggia.

Giudizio: 2


Recensione di AUGUSTO LEONE

Settimo cieloIn Wolke 9 Inge/Ursula Werner, la sessantenne innamorata come una ragazzina dell’amante settantaseienne, in viaggio in treno con il marito, guarda dal finestrino la campagna e scoppia in lacrime: è il momento in cui scatta in lei la consapevolezza di quanto incommensurabile sia la distanza fra la natura e la condizione umana e di come il sesso consenta di colmarla solo  ingannevolmente. Poco prima l’amico le ha fatto ammirare una maestosa pianta secolare: i rami rivolti al cielo, il disegno di un tronco adagiato in mezzo a un parco, imperturbabile al trascorrere degli eventi, sono l’immagine di una serenità a loro preclusa. I corpi di uomini e donne  con gli anni cadono a pezzi, stanno in piedi a fatica e per farlo hanno bisogno di sostegni materiali o di farmaci psichici.
La pellicola di Dresen, uno dei talenti più interessanti del cinema tedesco attuale, fa scaturire l’azione drammatica precisamente dal dialogare muto e ininterrotto dei corpi, imprigionati in interni asettici: la nudità imbarazzante e goffa di Inge, del marito Werner/Horst Rehberg e dell’amante Karl/Horst Westphal, l’immobilità demente del suocero nella casa di riposo, l’espressione forzatamente stolida dei volti del coro amatoriale e quella inerte di una coppia di pensionati davanti alle notizie del telegiornale. Una clausura esistenziale e sociale da cui gli “stupidi” incoscienti, quali la protagonista del film, tentano disperatamente l’evasione, nel caso se ne offra l’occasione: la felicità è un incontro inaspettato, forse l’ultimo, sotto il temporale, ma  l’esaltazione di un istante è egoistica indifferenza verso la sofferenza altrui o rimorso incancellabile. Nessuno di noi è un albero.

Giudizio: 2.5
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